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lunedì 18 febbraio 2008

Il sociologo, il filosofo e il PD



Michel Foucault e il partito democratico
di Khaled Fouad Allam
(7 febbraio 2008 - MAGAZINE - Intervento - wwww.partitodemocratico.it)


Può sembrare strana la correlazione fra la formulazione sul piano politico di un nuovo partito e il filosofo francese scomparso oltre vent’anni fa. In realtà l’avvento del partito democratico va collegato alla grande crisi della politica che Foucault - nel suo corso sulla biopolitica svoltosi fra il 1975 e il 1978 presso il Collège de France a Parigi - aveva preannunciato per gli anni a venire. Non è un caso che Foucault parlasse di un mutamento della nozione di governabilità, e di come quella nozione, nei suoi fondamenti come nelle sue pratiche, avrebbe conosciuto una trasformazione profonda e sarebbe stata al centro di un aspro confronto fra tradizione neoliberista e tradizione statalista.

Il luogo di quel confronto sarebbe stato, per tutti, il mercato e la sua relazione con lo Stato. Michel Foucault già allora sottolineava che governare non significa più regnare, ma prendere atto che la verità si trova al di fuori dello Stato. Il mutare del concetto di governabilità si è manifestato storicamente attraverso il mutare della sua funzione e della sua definizione.

Nel medioevo compito del sovrano era quello di proteggere il territorio, le città erano circondate da mura; in seguito l’esercizio della sovranità si è esteso sulla popolazione e si è sviluppata la nozione di sicurezza.

Nel ‘700 e ‘800 la dimensione dell’economia politica coniuga i due elementi, territorio e popolazione; il territorio è lo spazio in cui si produce la ricchezza, la popolazione è il vettore portante della produzione della ricchezza; l’idea di manodopera è significativa di tutto ciò. Il sovrano deve farsi garante del mantenimento di quella popolazione, la deve proteggere affinché possa lavorare e dunque produrre. Ma è qui che si affrontano due teorie che permangono a tutt’oggi nel dibattito politico-economico sulla mondializzazione: da una parte il “laisser faire, laisser aller” e dall’altra lo Stato come strumento di regolazione. Con la differenza sostanziale che oggi il mercato, nello schema mondiale, non si inserisce più nell’economia dello scambio ma nell’economia della concorrenza.

Lo scambio presuppone un trattamento di tipo egualitario, mentre la concorrenza no, perché in essa ci sono dei vincitori e dei vinti. E dunque tutti gli schemi concettuali della sinistra classica sono in crisi, perché il mondo è profondamente cambiato e pone la questione della governabilità, con il quesito: quale ruolo deve essere affidato allo Stato, in un sistema mondiale in cui la concorrenza del mercato è fondamentale?

La governabilità attuale si trova al centro di nuove zone di turbolenza, semplicemente perché l’idea di politica – nel senso della polis – non parte più obbligatoriamente dalla centralità dello Stato, ma si realizza altrove, nell’associativismo come in altri segmenti della società.

Ritorna così per vie indirette la centralità del soggetto, e dunque delle nuove forme di cittadinanza, anch’esse in crisi in tutto il mondo: perché tratto caratterizzante della globalizzazione è il rapporto fra eterogeneità delle culture e territorialità.

L’Islam, ma non solo esso, interroga oggi la complessità della nostra condizione umana.

Come tradurre, come trovare un linguaggio politico in grado di strutturare questa eterogeneità e di darle significato? Mi sembra evidente che dobbiamo partire dalla democrazia, dai suoi fondamenti e dal suo carattere universale e universalizzante. Non è un caso che Michel Foucault, nei suoi scritti apparsi in Italia sul “Corriere della sera” alla fine degli anni ’70, si interessasse proprio all’Iran. Non solo perché vedeva apparirvi una nuova questione che avrebbe travolto la nostra era globale, ma anche perché, profeticamente, aveva intuito il delinearsi della crisi della cittadinanza.

Le nuove cittadinanze pongono il problema dell’articolazione fra il soggetto e la politica; ed è un lavoro enorme quello che ci aspetta, un problema con cui il mondo anglosassone ha già iniziato a confrontarsi.

Ripensando la politica si ripensa anche la vita, che è così semplice e così complessa.

mercoledì 30 gennaio 2008

LO SAPEVATE CHE...


...il 2004 è stato l'Anno internazionale dell'Ateismo? e che qualcuno si era dato la pena, in quell'occasione, di redigere questo singolare quanto istruttivo documento?

Petizione

Noi sottoscritti, membri del popolo Italiano, chiediamo la restituzione all'Italia del territorio del Vaticano, donato illegalmente nel 1929 dal regime fascista alla Chiesa Cattolica, in modo non democratico e senza consultazione popolare.
La donazione di questo vasto territorio, situato nel cuore della capitale, Roma, può essere considerato come un atto di alto tradimento al popolo italiano.
Il Vaticano, nel pieno del 21° secolo, è ancora diretto da un capo di Stato eletto a vita come nelle peggiori dittature, e la Costituzione dello Stato Vaticano ne sancisce l'infallibilità.
Inoltre - e in contraddizione con le regole dell'ONU - il Vaticano è diretto da un capo religioso.
I Diritti dell'Uomo, che costituiscono la base dei regolamenti dell'ONU, specificano con chiarezza che le Nazioni debbano possedere un'organizzazione politica che rispetti
la separazione fra Chiesa e Stato: questo non avviene nel caso del Vaticano.
Il Papa ha recentemente presentato le proprie scuse per i crimini commessi nella storia dal Vaticano, e questo costituisce un riconoscimento di colpevolezza.
Torturando e bruciando vivi centinaia di migliaia di Italiani, come Giordano Bruno, e di Europei all'epoca della Santa Inquisizione, confiscando i beni di Protestanti, Ebrei e Mussulmani Italiani ed Europei, favorendo lo schiavismo, appoggiando il regime fascista, non prendendo posizione contro la politica espansionista del regime hitleriano, assistendo in silenzio ai crimini nazisti, rendendosi complice di numerosi crimini politico-finanziari come lo scandalo del Banco Ambrosiano, ed accaparrandosi una cospicua parte di beni immobiliari, in specie nella capitale italiana (mentre molti cittadini non riescano a trovarvi alloggio),
la Chiesa Cattolica Apostolica Romana non solo occupa illegalmente, con il Vaticano, un territorio che appartiene di diritto allo Stato Italiano ma, per di più,
si è resa colpevole di crimini contro l'Umanità e contro il popolo italiano in particolare.
Ecco perché noi, popolo Italiano, reclamiamo che il territorio del Vaticano venga restituito alla nostra madre patria Italia, la cui Costituzione garantisce l'indivisibilità del territorio
e la perseguibilità per alto tradimento di coloro che tentano di dividerla.

Per ora, non ho ancora scoperto quanto seguito effettivo questa iniziativa abbia trovato; se avrò novità, vi terrò informati...

Resta comunque da chiedersi: non sarà che finora abbiamo sbagliato tutto, e invece è il caso di sferrare il contrattacco? Chissà che la strategia di provare a chiedere 100.000 per ottenere 10, non sia quella giusta? Magari, se cominciamo a farci sentire e la spariamo grossa, per un po', quantomeno, ci lasciano in pace...
Too Funny
(autore: sissi)

domenica 20 gennaio 2008

Una piccola laicità


Le grandi fedi monoteiste, forse non solo quelle, hanno delle concezioni grandiose: l'eterno, l'infinito, l'elezione, la salvezza per sempre e la per sempre dannazione; l'universalità; le città sante. L'«ateismo di stato» ha da queste preso l'idea bizzarra d'essere il crocevia dell'umana storia, la linea che separa il passato per sempre da un futuro sempre uguale a se stesso; l'uomo vecchio dall'uomo nuovo.
La laicità non confuta nessuna di queste grandiose convinzioni, né ne rifiuta l'assolutezza.
La laicità è quello spazio in cui tutti - chi si riconosce in questi sistemi, e in altri, e anche chi di sistemi non ne abbraccia nessuno - sono messi in condizione di convivere senza farsi del male a vicenda. La laicità dà la dovuta importanza a QUESTO lembo di terra in QUESTO tempo: sarà poco, ma è tutto quello che abbiamo in comune. La lacità accetta il dubbio e il dubbio favorisce la laicità.
Quando Ferrara sostiene che la pillola del giorno dopo "banalizza" l'aborto, nega la laicità. Nel piccolo mondo laico, infatti, non si causa maggior dolore per amore dello scandalo e dell'idea: laicamente, si cerca di ridurre l'impatto degli interventi chirurgici sui corpi (e sui feti).
Mi sono letto il vecchio intervento di Ratzinger su Galileo (intervento che i fisici romani hanno fatto male a rinfacciargli). L'allora cardinale intelligentemente analizza e riporta i dubbi che all'interno del pensiero laico sono emersi nel corso del tempo riguardo a Galileo (i laici, al contrario della Chiesa, non hanno dottrine, hanno quindi opinioni assai diverse tra loro). Questo continuo dubitare e mettere in discussione se stessi, anche il sacro Galileo, anche Einstein, è il procedere proprio della scienza laica. Ratzinger avrebbe potuto ricavarne una suggestione per la Chiesa: dubitare sempre quando si esce dal recinto di poche verità di fede. Invece ne ha ricavato, astutamente, ma aridamente, materia da rinfacciare implicitamente contro la scienza moderna. Peccato: un'occasione persa per tutti.

(autore: Nicola)