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mercoledì 5 marzo 2008

Obama: "Sì, la storia siamo noi"
di Khaled Fouad Allam
[Articolo tratto dal sito del PD - MAGAZINE - 29 febbraio 2008]

Si è scritto molto e si scriverà ancora per molto tempo sulle attuali elezioni americane e sulla figura di Barack Obama; ma pochi hanno rapportato queste elezioni a ciò che sta vivendo l’Europa in generale e il nostro paese in particolare. Mi ricordo ancora come, quando circa vent’anni fa arrivai in Italia, come questo paese fosse ancora monoetnico, e come all’inizio degli anni ’90 l’immagine della nave che sbarcava in Puglia carica di profughi albanesi annunciasse una rottura nella storia, l’ingresso in una nuova fase.

Due momenti hanno segnato la storia del mondo negli ultimi anni: la caduta del muro di Berlino nel 1989 e l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Twin Towers di New York. Questi due momenti hanno un punto in comune: entrambi pongono, anche se in modi molto diversi, il problema del rapporto fra cultura, identità e territorio. Quali sono i rapporti che questi elementi intrattengono oggi fra loro, mentre il mondo è attraversato da conflitti, guerre, razzismo, xenofobia, antisemitismo? Quale immagine della società ne emerge, quale elemento in comune fra Vienna, Roma, Parigi e Francoforte? Qualcuno dirà che il problema è l’islam, con la sua virulenza e la sua problematicità; io ritengo invece che si tratti semplicemente del rapporto fra uomo e democrazia. E forse oggi, molto più che all’epoca di Alexis de Tocqueville, è nel mondo americano che si inventano e si sperimentano le forze culturali, sociali e politiche di domani.

Si è visto in questi anni come di fronte alla questione dell’islam, visto unicamente nella prospettiva della guerra delle culture o del politically correct, molti si sono affrettati ad affermare la fine del modello americano di integrazione o la crisi della società multiculturale: come se il multiculturalismo fosse una filosofia, un sapere definito, e non una prassi, un itinerario, un’esperienza di vita. Lo stesso Obama è un prodotto della società multiculturale, dell’incontro di due persone che si sono amate, e le cui strade poi si sono separate. L’opinione pubblica tende spesso a interpretare la fine dei legami fra persone di etnia e fede diversa come prodotto di una guerra delle culture; ma è un ragionamento scorretto, perché la vita di una coppia è ben più e altro da ciò che possono essere i rapporti fra islam e occidente. Quanti Obama vivono nel nostro paese e in Europa, quanti ancora dovranno affrontare il dramma di una società che perde di vista l’uomo perché si affida a icone culturali? Si dovrebbe ricordare sempre che nessuna cultura ha le carte in regola per l’umanità.

La corsa alla presidenza americana di Barack Obama, questo prodotto della società multiculturale, ci spinge a riflettere, a tornare all’essenzialità delle cose e della vita. Lui può parlare di Gesù o del Corano, della cultura di suo padre o di quella di sua madre, ma ciò che davvero conta è il suo sentirsi americano, il suo esprimere una “fede civile”, al di là degli itinerari che ha percorso, delle lotte che ha intrapreso, delle sconfitte e delle sofferenze. C’è qualcosa di inedito in questo momento americano: è l’uomo che esce libero dalle gabbie etniche in cui la guerra delle culture l’aveva intrappolato, e dove molti come me si sono trovati sfiancati dal peso della discriminazione. Certo, oggi conosciamo il grande rischio dei fondamentalismi, il problema della sicurezza; ma questo non può essere un discorso che riguarda solo noi, immigrati e minoranze, perché è una lotta che riguarda tutti.

La sera, tornando a casa, ho ripensato a quell’ultima giornata in Parlamento; e come la pellicola di un film che scorre velocemente, ho rivisto gli episodi salienti della mia vita, le sfide e le battaglie vinte. Sono scoppiato in lacrime pensando alla difficoltà di vivere, alla ricerca della dignità, alla solitudine di tanti esseri umani che lottano per la loro integrazione. E mentre piangevo come un bambino di dieci anni, mi ricordai le parole del filosofo Al Tawhidi: “L’uomo è un problema per l’uomo”.

Riportata all’Italia, l’esperienza di Obama annuncia nuovi passaggi a venire, passaggi difficili ma ineluttabili. Giovedì scorso, mentre il sipario si chiudeva su questa esperienza legislativa, le ultime parole che ho pronunciato intendevano andare in questo senso: con l’ingresso in Parlamento di persone di origini e fedi diverse, si è scritta una pagina di storia del nostro paese, anche se molti non ne hanno misurato l’importanza. Come esprimere la nostra nuova italianità provenendo da orizzonti e itinerari diversi? E’ difficile, è una lotta quotidiana: e oggi è come trovarsi su un ponte che qualcuno è pronto a far crollare. Ma noi facciamo da battistrada; e forse domani qualcuno con un nome che risuona da antiche civiltà farà come Obama, esprimendo la sua fede civica nell’Italia, nella Francia o nella Germania.

Ma in Obama non c’è solo l’anticipazione di qualcosa a venire, perchè la sua candidatura porta in sé la necessità di una risposta a due pesanti quesiti del mondo contemporaneo. La nuova utopia che anima le democrazie contemporanee non è più unicamente incentrata nella realizzazione dell’uguaglianza economica, che era il cuore delle passioni politiche del ‘900; ma è piuttosto una combinazione fra la questione della diversità umana in tutti i suoi aspetti e la necessità dell’applicazione immediata dei diritti dell’uomo. E’ come se la democrazia richiedesse di inventare una nuova e più larga democrazia; e alla fine è sempre la questione democratica quella che si trova al centro della storia.

venerdì 29 febbraio 2008

Dedicato agli ignoranti

Ad uso e consumo degli ignoranti come me, il prezioso supporto etimologico-linguistico di Wikipedia:

«La parola laico viene dal greco λαικός (laikós) - uno del popolo, dalla radice λαός (laós) - popolo. Il termine ebbe in origine un uso esclusivamente religioso: riferendosi ai fedeli di una religione, veniva usato (e, nel suo senso proprio, viene usato tuttora) per indicare colui che, pur professando un dato culto, non è appartenente alla gerarchia del suo clero. L'insieme dei fedeli laici è detto laicato. Nella Chiesa cattolica si utilizza la denominazione di laico anche per gli appartenenti ad istituti di vita consacrata che non sono presbiteri: cioè per coloro che, pur essendo monaci non hanno ricevuto l'ordinazione sacerdotale. Recentemente il termine laico sta passando ad assumere il significato di "non credente", e quindi agnostico o ateo, benché quest'uso, non registrato dai dizionari, sia errato. Attualmente è usato spesso per indicare una persona che si ispira ai valori del laicismo o che si ritiene propugnatrice della laicità dello stato; "laico" è usato in opposizione a clericale (questo ultimo termine ha un significato spregiativo). Negli ultimi anni è invalso l'uso del termine spregiativo laicista con un significato simile e opposto a clericale per indicare persone che si autodefiniscono "laiche" e si comportano come anticlericali. Per estensione, il termine laico viene usato nel contesto di professioni specializzate per riferirsi a chi non pratica la stessa professione.»

Insomma, un laico può essere credente e praticante tanto quanto un cattolico, a volte forse di più. Ma tu guarda dove si può arrivare con i giochi di parole...

(autore: Roby)

lunedì 18 febbraio 2008

trenini e lettrici



Ok, perfetto, i lavori andranno avanti, la tramvia ("trenino"???) passerà accanto al Duomo e al Battistero, e l'aria sarà meno inquinata. Per i nostri pronipoti, ovvio. Perché noi dovremo prima di tutto sorbirci almeno cinque anni di lavori nel centro, con intasamenti mostruosi nel traffico in tutte le aree limitrofe, macchine scavatrici che certo non emettono profumo di violette e scassamenti vari, non solo dell'asfalto!!! Cinque anni ad andar bene, si capisce. Dato che basta dare una picconata in terra, nella zona intorno a piazza San Giovanni, per scoprire reperti più o meno antichi (cosa del resto facilmente intuibile e comunque già appurata più di cent'anni fa, come testimoniano i documenti dell'archivio storico comunale): e allora giù interventi della Soprintendenza, stop agli scavi, ritardi e rigiri vari... Ho detto 5? Facciamo 10, sempre che ce se n'infischi delle antiche vestigia, di cui peraltro rigurgitano i nostri visitatissimi musei: nel 2019, per il 30° compleanno della mi' figliola, se ne riparla. Ma forse, a quell'epoca, la tramvia avrà già fatto dietrofront, e viaggeremo tutti - novelli Flash Gordon - a bordo di veloci, silenziose, sicurissime navette pressurizzate. Stando ben attenti, ovviamente, ad evitare la punta del campanile di Giotto!!!

(autore: Roby)

domenica 17 febbraio 2008

In nome di Dio, in nome di Allah... o in nome dell'Uomo?



Mi domando fino a quando più di metà del genere umano subirà senza reagire l'inaudito volume di violenza che le si rovescia QUOTIDIANAMENTE addosso, in modi e misure diverse secondo la parte del pianeta in cui le è toccato di nascere, ma sempre e comunque in quantità e forme che dovrebbero essere cosiderate, da TUTTI, intollerabili?

Non voglio trasferire qui il video (di 1 minuto e mezzo) in cui mi è capitato di imbattermi navigando sui siti di impegno civile; nella fattispecie, mi riferisco a un filmato di cui dà notizia «altrestorie»: un blog - aperto circa 3 anni fa, da un tipo che si firma giuseppe galluccio - del quale ho inserito un banner linkabile nel colonnino di sinistra, perché mi pare un piccolo sito di informazione democratica, magari un po' irruente ma ben fatto ed aggiornato.

Se vi fidate della vostra capacità di dominare le emozioni e di sopportare scene di ferocia umana NON tratte da un film ma, si presume, anogosciantemente reali, cliccate sulla parola video, nel paragrafo precedente.

Un commento a parte merita, credo, il fatto che chi assisteva a questa cosa abbia avuto il fegato di usare il telefonino non già per chiamare la polizia, ma per filmare l'avvenimento (e nelle riprese se ne vedono diversi, di "cell", branditi - per quel che se ne può arguire dalle immagini - esattamente allo stesso scopo).

Non datemi dell'esagerata, ma questa capacità delle donne di continuare a subire sopraffazioni piccole e grandi, che si perpetuano da tempo immemorabile, senza esere indotte ad organizzare la propria collettiva ribellione, mi fa venire in mente la mansuetudine incredula con cui le comunità ebraiche di tutta Europa si sono lasciate sterminare senza riuscire ad opporre una resistenza e una reazione efficace; certo, con il contributo deteminante dell'indifferenza generale degli "altri", che per tanto tempo hanno voltato la testa dall'altra parte.

E riguardo alle donne, non accade esattamente la stessa cosa???

(autore: sissi)

sabato 16 febbraio 2008

ADDIO ALLA CATALOGNA



Torno ora da Barcellona, Catalogna - Spagna? -. Anche in Spagna ferve la campagna elettorale, così viene facile fare dei confronti, almeno superficialmente.

In Spagna, lo sappiamo, la Chiesa è intervenuta a gamba tesa nella competizione, accusando il governo Zapatero di tutto e di più. Sappiamo anche che Zapatero non ha le remore dei nostri politici: ha addirittura convocato il nunzio apostolico per protestare. In Spagna, che ha una storia diversa dalla nostra, la linea di confine tra la Chiesa (reazionaria) e il mondo laico (repubblicano e progressista) è ancora lì dove l'ha lasciato la Guerra Civile. (Non che i cattolici seguano automaticamente le indicazioni elettorali dei vescovi, beninteso).

Vista da Barcellona, comunque, la politica spagnola pare avere altre priorità, che risiedono soprattutto nelle questioni nazionali: baschi, catalani e altre più piccole e meno note comunità, alla ricerca di una qualche forma di semi-indipendenza. La domanda del momento è: Zapatero riuscirà ad avere i voti per governare senza l'appoggio dei nazionalisti?

Ora, da noi l'unica questione sub-nazionale di peso è stata quella altoatesina, sostanzialmente risolta già ai tempi di De Gasperi, e comunque di limitato impatto. L'unico autonomismo potenzialmente sensato, quello siciliano, s'è disperso prima d'avere un qualche peso. La Lega ci ha provato, ma mancavano le condizioni antropologiche e così s'è ridotta a un querulo, quanto sterile, cattivismo nordista.

Diversa la situazione catalana. Lì c'è una lingua, che - anche sotto il franchismo - era la lingua sacra della messa. C'è un sentimento nazionale vivo da più d'un secolo, a cui la borghesia catalana non ha mai rinunciato, e neanche il proletariato organizzato da socialisti e anarchici. C'è una capitale riconosciuta, Barcellona, di un territorio abbastanza ben delimitato. Ci sono le competenze e le intelligenze.
La Catalogna gode di una parziale autonomia, che è già autonomia amministrativa e linguistica, ma non ancora autonomia fiscale piena.

Un effetto palpabile dell'autonomismo è un forte allentamento della coesione sociale, nel confine che separa i catalani-catalani da quelli immigrati da altre regioni. Questi ultimi si sentono trattati da stranieri in patria. I primi risentono la diffidenza di questi ultimi che, del resto, trattano un po' da catalani di serie B. Un effetto è che la partecipazione alle elezioni amministrative è bassa poiché - lamentano i nazionalisti - i neo-catalani (che sono tanti) non s'interessano alle cose del posto in cui vivono.

Nel corso degli anni ho visto, nel giro dei colleghi, come il progredire dell'autonomia abbia prodotto anche la fine di amicizie, il sospetto tra persone che prima avevano rapporti trasparenti, il moltiplicarsi dei piccoli screzî quotidiani e il diminuire della comunicazione. Uno stato di cose che, per l'appunto, tocca la quotidianità di tante persone obbligate comunque a convivere e che costituisce, mi sembra, un problema di fatto insolubile nella peraltro scoppiettante, ben amministrata, globalizzata Barcellona.

(autore: Nicola)

Non c'entra niente...

...con l'attualità politica, con gli avvenimenti del giorno, con le problematiche del momento. Ma me l'ha ricordata un amico e l'ho trovata una frase che fa riflettere. Sta dentro a un film che ha più di 10 anni, "La scuola" di Daniele Lucchetti, che utilizza materiale tratto da diversi libri di Domenico Starnone. Riferendosi al più bravo del suo corso, il professor Vivaldi (Silvio Orlando) dice: «Astariti non è bravo, è un “primo della classe”. Astariti non c’ha i capelli tagliati alla mohicana, non si veste come il figlio di uno spacciatore, non si mette le scarpe del fratello che puzzano. Astariti è pulito, perfetto. Interrogato, si dispone a lato della cattedra senza libri, senza appunti, senza imbrogli. Ripete la lezione senza pause: tutto quello che mi è uscito di bocca, tutto il fedele rispecchiamento di un anno di lavoro! Alla fine gli metto 8, ma vorrei tagliarmi la gola! Astariti è la dimostrazione vivente che la scuola italiana funziona solo con chi non ne ha bisogno.».

Ecco. Ora che sto scrivendo capisco che il nesso c'è, con le cose di questo periodo: vorrei che il PD riuscisse ad essere una forza politica capace di fare in modo che, nella scuola come nel lavoro, negli ospedali come nei tribunali, in fabbrica e negli uffici, anche gli italiani che non sono "tagliati" per essere i "primi della classe", ottenessero finalmente rispetto, opportunità, "empowerment", realizzazione di sé.

(autore: sissi)

venerdì 15 febbraio 2008

COMUNICAZIONE E POLITICA

Vabbe'. Domani Uòlter presenta il programma del PD: lo ascolteremo-leggeremo-valuteremo. Lo analizzeremo-discuteremo-apprezzeremo-criticheremo-difenderemo.

Intanto fatemi dire che se vogliamo poi, in ultima istanza, tutto sommato, alla fine della fiera, in conclusione DARGLI APPOGGIO e far sapere a tutti che "ci fidiamo di lui" (e magari provare a indurli a fare altrettanto), dobbiamo anche strologarci un po' il cervello per studiare NUOVI MODI per comunicare il nostro assenso, la nostra adesione, la nostra solidarietà, il nostro impegno.

E quanto a comunicazione, questo nostro stanco e spompato popolo di grandi affabulatori, poeti, immaginifici e cantastorie non è che abbia elaborato, ultimamente, tecniche granché efficaci e innovative.

Vi propongo perciò una piccola sfida: perché non proviamo ad inventarci qualcosa di simile a quel che hanno fatto i nostri amati ed ammirati e "guapisimi" cugini spagnoli?

Eccone qua un divertente esempio. E poi, a voi la fatica (e la soddisfazione) di elaborarne un corrispettivo "nostrano".

Vi dico subito che un'idea che potrebbe, forse, venirvi in mente, è già venuta a un mio cyber-amico: guardate qua...

Non male, eh?

Be', adesso... buona spremitura di meningi!

(autore: sissi)

giovedì 14 febbraio 2008

Per chi si trova a Roma sabato 23 febbraio



Vi ricordate della notizia che vi ho dato tempo fa, relativa all'appello promosso dal comitato Laicità e Civismo? Bene; avendo aderito (con altre 800 e più persone) a quell'iniziativa, ho ricevuto questa e-mail, di cui vi informo, casomai voleste/poteste partecipare anche voi...

Cara amica, caro amico,
ti scrivo anche a nome di Barbara Pollastrini, Albertina Soliani e Gianni Cuperlo per comunicarti che il seminario sulla laicità si terrà a Roma, sabato 23 febbraio 2008, allo Spazio Congressi Roma Eventi, Via Alibert 5a (alle spalle di Piazza di Spagna).
Sul programma, gli orari e gli aspetti logistici daremo indicazioni più precise nei prossimi giorni [per tenervi aggiornati, seguite le informazioni che saranno messe sul sito www.laicitaecivismo.it (n.d. sissi)]. Per iscriversi al seminario è utile inviare una mail di conferma all’indirizzo: info@laicitaecivismo.it .
Ti ringrazio per la tua attenzione e ti attendiamo al seminario.
Silvana Giuffrè

=§=

Bene; spero di incontrare qualcuno di voi. Non sarà difficile riconoscermi: io sarò quella con la Repubblica sotto il braccio (EHEHEH) Winky 2

(autore: sissi)

lunedì 11 febbraio 2008

Ru486: come stanno le cose in Italia, oggi



Riporto questo articolo sulla Ru486 e sulle immense difficoltà e sofferenze che le donne che vi ricorrono devono affrontare, in quanto mi è parso molto illuminante.

Siena, viaggio tra i "clandestini" della Ru486 (Sonia Renzini su l'Unità.it di oggi)

Arrivano da Padova, Verona, Palermo. Qualche volta sono sole, altre giungono insieme al partner, all’amica, alla mamma. Ognuna con il suo carico di sofferenza, la sua storia, il suo percorso a ostacoli. Perché l’aborto per una donna non è mai una passeggiata. Tanto meno quello farmacologico. Ne sanno qualcosa gli operatori del reparto di ginecologia delle Scotte di Siena, ormai un punto di riferimento nazionale per molte donne. Soprattutto per quelle che risiedono fuori Regione, stimate intorno al 95%: per lo più straniere, dell’Europa dell’Est nel 60% dei casi, nordafricane, cinesi e filippine per il 30%, italiane per il restante 10%. Qui, al secondo piano di una palazzina di un complesso ospedaliero che ha un bacino di utenza di 250mila abitanti, le donne che entrano vengono sottoposte a una lunga serie di esami, secondo la procedura prevista dal protocollo della Regione Toscana.

Una prassi consolidata che va avanti dal 2006, subito dopo la sperimentazione dell’ospedale di Pontedera che è stato capofila. «Si tratta di un protocollo molto restrittivo stilato rispettando al massimo lo spirito della 194», dice il ginecologo Cosimo Facchini, responsabile del servizio di tutela sociale per la maternità. «Tanto per cominciare la donna è tenuta a venire due volte in ospedale: la prima per accettare il protocollo, la seconda per la somministrazione della pillola Ru486. Inoltre, deve sottoporsi a continui controlli, insomma c’è un iter complesso da seguire che induce molte a rinunciare».

La selezione è già rigida dall’inizio, visto che l’aborto farmacologico può essere praticato solo in epoca precocissima, entro la settima settimana, quando molte non sanno neppure di essere incinte. Chi invece lo sa e decide per la pillola abortiva viene accuratamente visitata per verificare se rientra nei parametri stabiliti. Poi c’è il protocollo, una volta che la paziente ne ha presa visione e lo ha accettato, parte la richiesta del farmaco che è ad personam e arriva nell’arco di 2 o 3 giorni. A questo punto l’azienda si assume l’onere di sdoganarlo all’aereoporto, dopodiché la donna viene ricoverata e sottoposta di nuovo ad esami: sono previste dalle 5 alle 6 ecografie per ognuna oltre a colloqui con psicologi e assistenti sociali. Se tutto è nella norma si procede alla somministrazione, dopo un’ora o due molte lasciano l’ospedale, nel caso di non avvenuta espulsione del feto vengono richiamate e sottoposte ad assunzione di prostaglandina per indurre le contrazioni uterine. Questa fase può essere anche molto dolorosa e si risolve nell’arco di qualche ora. In ogni caso dopo 15 giorni le pazienti vengono richiamate per il controllo finale.

A Siena in poche rispettano l’obbligo di ricovero di tre giorni previsto dall’ex-ministro alla Salute Francesco Storace: almeno la metà delle donne firma per le dimissioni, ma è vincolata a rimanere in zona per prevenire eventuali emorragie o complicanze. In genere alloggiano negli alberghi vicini convenzionati con l’ospedale a prezzi ridotti per loro e per i familiari.

È una procedura lunga che scoraggia molte fin dall’inizio e finisce per persuadere gran parte delle altre che è meglio desistere. Risultato: su 40 richieste di interruzione farmacologica che arrivano ogni mese alle Scotte, solo 10 vengono soddisfatte. «La maggiore parte decide di portare avanti la gravidanza - racconta Cosimo Facchini - il punto di svolta generalmente è rappresentato dall’ecografia. Appena vedono il battito non ce la fanno più ad abortire, soprattutto le musulmane». Alle Scotte di storie così ce ne sono di continuo. Proprio l’altra mattina è stata la volta di una signora arrivata dalla Sicilia che ha scelto di continuare la gravidanza subito dopo avere effettuato l’ecografia. C’è anche il caso di una donna di Verona che ha deciso di partorire dopo essersi sottoposta senza risultato all’aborto farmacologico. Nel 2% dei casi la terapia può fallire, così per qualcuna viene letto come un segno del destino e funziona da deterrente. «A differenza dell’intervento chirurgico, dove basta il certificato del medico per fissare l’intervento anche telefonicamente, le donne sono molto più responsabilizzate - conclude Facchini - Con il metodo chirurgico la donna arriva in ospedale, le viene praticato il raschiamento in anestesia e poi rimandata a casa. Con la Ru486 la procedura è molto più lunga e coinvolge molto di più la donna nella sua scelta; non c’è dubbio che se il farmaco fosse liberalizzato ci sarebbe un calo significativo degli aborti [chirurgici, n.d.r.]».

(autore: Grazia)

sabato 9 febbraio 2008

NOTIZIE DAL MONDO DELL'ARTE



(autore: sissi)

domenica 3 febbraio 2008

POST INTELLIGENTE



Riporto qui quel che ho appena scritto a Manuela nel suo blog, a commento di un suo intelligente post sulle ingerenze delle alte sfere del Cattolicesimo Apostolico Romano. Lo faccio essenzialmente per vanità, in quanto mi pare l'espressione di uno dei miei rari momenti di lucida e approfondita riflessione sui temi del giorno... Lol

carissima Manu, non ti paia frivolo che, come prima osservazione, da quella bloggara incallita che sono diventata, ti faccia i complimenti per la "pesca" dell'indovinatissima immagine di Zorro-Zapatero... pesca davvero azzeccata ed invidiabile...
In secundis, non ti lesino appiattimenti da sottiletta sulle opinioni che esprimi; c'è solo una considerazione, che ti invito a tenere in conto... è vero che la Spagna ERA un paese cattolicissimo, e forse lo è ancora, almeno in gran parte; ma ha anche fatto, negli ultimi venti-trent'anni, dei percorsi che noi in Italia manco ce li sogniamo; hanno saputo modernizzare ed innovare, utilizzando MOOOOLTO meglio di noi i fondi strutturali della UE; hanno investito in formazione e scuola, in ricerca e sviluppo, in politiche di inclusione, in lotta alla disoccupazione; hanno avviato l'ottimizzazione dei servizî della P.A.; hanno dato impulso all'implementazione delle nuove tecnologie applicate; hanno provveduto a fornire sostegno intelligente alle imprese, hanno valorizzato la solidarietà sociale...
E la popolazione probabilmente è cresciuta anche culturalmente, grazie a tutto questo; con la conseguenza che alle pappole ecclesiastiche, per quanto enunciate con voce stentorea e altisonante, non viene più prestato l'ascolto ossequioso e timoroso che veniva loro tributato ai tempi del franchismo.
Mentre a loro succedeva tutto questo, a noi invece cosa è successo? Ci sono stati il C.A.F. e Berlusconi; le truffe al Fondo Sociale Europeo e gli intrallazzi delle Regioni; la corruttela dilagante; i clientelismi e le cooptazioni più vergognose e più diffuse; lo smantellamento delle strutture di base dei partiti di massa; le riforme scolastiche targate Moratti; il taglio dei fondi alla Sanità (ai consultorî innanzitutto!) e all'innovazione della P.A.; l'oblio per la valorizzazione delle professionalità a tutti i livelli e in tutte le istituzioni pubbliche... e, come sai, si potrebbe continuare per lo spazio di altri 10 post... E, accanto e DENTRO a questo desolante quadro, la PRESENZA, molto concreta - fisica e ideologica insieme - dello Stato della Città del Vaticano. Con la quale, volente o nolente, chiunque ci governi
ha dda fa' i conti.
Cito Scalfari anch'io, e ricordo che rispetto alle indicazioni di voto, in Italia le gerarchie ecclesiastiche ANCORA non sono arrivate a pronunciarsi tanto esplicitamente come per la Spagna; e questo - dice il grande Eugenio - perché qui la classe politica ha sempre saputo bene - come ancora sa - di dover essere più incline alla negoziazione che al muro contro muro; ma chiediamoci anche (e io me lo chiedo con ENORME preoccupazione) cosa potrebbe accadere se un novello Scarparo italiano dovesse decidere di rispondere pan per focaccia alle ingerenze di Curia e Clero. Che séguito avrebbe, tra la "ggente"? che percentuale di consensi raccoglierebbe? E quanto séguito regalerebbe ai Ferrara cui non parrebbe vero di cavalcare l'indignazione del popolo dei Family days?

Come sempre, il problema è innanzitutto CULTURALE. E 30 anni di TV commerciale, di Colpi Grossi, di tette e culi, di veline, di tronisti, di Mariedefilippi e Maurizicostanzi, di epurazioni dalle strutture RAI di quei pochi intellettuali che vi erano rimasti, hanno finito per attuare il programma della P2 meglio di qualsiasi colpo di stato alla De Lorenzo.


Con la conseguenza che la metà degli italiani è pronta a rivotare Berlusconi.


(autore: sissi)

lunedì 28 gennaio 2008

LODEVOLE, LODEVOLISSIMA, IMPERDIBILE INIZIATIVA


Non vorrei che, come purtroppo può umanamente accadere per l'incessante rinnovarsi delle fonti di frustrazione, già ci fossimo scordati dell'indignazione suscitata nelle nostre anime e coscienze e viscere dal Grand. Giorn. Figl. D. Mign. Affabul. Spregiud. At. Dev. Giuliano Ferrara.

E allora ci casca a fagiolo questa raccolta di firme a sostegno della campagna promossa da LEFT-Avvenimenti, dal significativo titolo: UN ANNO SENZA FERRARA È POSSIBILE, che vi segnalo volentieri e che vi raccomando caldamente di appoggiare.

Una campagna di legittima e sacrosanta "autodifesa dall'offensiva integralista, misogina, antiabortista, militarista dell'insostenibile ateo devoto", come precisa, opportunamente quanto inappuntabilmente, il sito in questione.

Mi raccomando, ragazzi: non mi deludete... cliccate, scrivete, copia-incollate, inviate!!!

(autore: sissi)

domenica 27 gennaio 2008

C'ERANO ANCHE LORO

L'Olocausto degli ebrei europei fu l'aspetto più tragicamente macroscopico del pensiero razzista portato alle sue estreme conseguenze. E' evidente che il numero delle vittime tra di loro (calcolato in oltre 6 milioni) e la scientificità con la quale i tedeschi perseguirono lo sterminio totale è quello che impressiona di più, tanto che ha meritato l'adozione di una denominazione specifica come, appunto, "Olocausto", oggi sostituita spesso, e con maggiore esattezza, con "Shoah".

Ma non va dimenticato che l'intolleranza per "il diverso da sé", che è l'elemento fondante di ogni razzismo, seppure venne applicata in primo luogo verso gli ebrei, non fu riservata soltanto a loro. Perché, parallelamente all'Olocausto, furono compiute centinaia di migliaia di altri assassinî, frutto di quello stesso razzismo che generò la "Soluzione Finale".

Altri gruppi di individui, altre etnie vennero individuate dal Terzo Reich come inferiori, e contro di esse furono perpetrati crimini altrettanto abominevoli di quelli subiti dagli ebrei.

I nazisti considerarono inferiori, nel loro complesso, tutti i popoli slavi: questo si tradusse nel tentativo di annientamento dei polacchi (sia ebrei che cristiani) e nell'assassinio - in disprezzo di ogni regola di guerra - di oltre 2.000.000 di prigionieri di guerra russi.

La stessa intolleranza razzista fu esercitata verso i deboli: i malati di mente, gli incurabili, i disabili. Per loro venne ideato il "Progetto T4", meglio noto come "Progetto Eutanasia", che condusse alla morte (spesso in seguito alla sperimentazione di cure mediche scellerate, non di rado assimilabili a vere e proprie torture) circa 70.000 cittadini tedeschi.

L'idea secondo la quale esistevano "vite indegne di essere vissute" portò alla persecuzione, ovunque i nazisti arrivarono e tali popolazioni fossero presenti, anche dei Sinti e dei Rom, cioè degli zingari, che a migliaia - soprattutto donne - furono sottoposti a torture particolarmente odiose, oltre che a sterilizzazione forzata, e che vennero uccisi (fucilati o mandati alle camere a gas dei campi di sterminio) in un numero non inferiore al mezzo milione. Come a centinaia di migliaia furono internati e soppressi i dissidenti politici, gli atei dichiarati (come i massoni), gli appartenenti a religioni minoritarie (come i Testimoni di Geova, che erano anche obiettori di coscienza).

Non sarà mai possibile stabilire con certezza la cifra esatta di questi omicidî, poiché in tutti i lager furono numerosissimi i casi in cui i documenti relativi alle cause di internamento non vennero compilati, e tantissimi furono quelli, pur esistenti, che scomparvero dopo la guerra.

E il razzismo nazionalsocialista si accanì, infine, contro gli omosessuali, verso i quali il secolare pregiudizio era ben radicato nella società tedesca. Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata in seguito alle apposite leggi promulgate nella Germania nazista. E, per molti di loro, non fu neanche necessario che l'accusa di omosessualità fosse fondata: chi ne veniva colpito venne comunque arrestato, imprigionato o castrato.
La stima, in particolare, del numero di persone omosessuali uccise nei campi di concentramento durante l'Olocausto varia in maniera impressionante, e si colloca tra le 10.000 e le 600.000 unità; la ragione di questa indeterminatezza sta nella difficoltà di accertare il criterio adottato nel conteggio delle vittime, che in molti casi non furono condannate esclusivamente perché omosessuali, bensì spesso in quanto appartenenti anche ad altri gruppi di perseguitati (ebrei, rom, oppositori politici).

fonti e segnalazioni per approfondimenti:
(autore: sissi)

BUONISMO

Spulciando la Rete in cerca di notizie e articoli che non riguardassero solo la crisi di governo e le nebbie del futuro prossimo, sono inciampata in un titolo che mi ha incuriosito: «Anche i "buonisti" nel loro piccolo...».
Attirata dalle premesse contenute in quella frase lasciata a mezz'aria, e soprattutto dal seguito che quei puntini implicavano, sono andata a "leggermi tutto", ed ecco l'articolo (non firmato) in questione. Buona lettura, in questa domenica della Memoria.

"Buonismo". Secondo lo Zingarelli indica un "atteggiamento bonario e tollerante che ripudia i toni aspri del linguaggio politico". Ma, sarà per il rapido successo che ha avuto - è nel vocabolario solo dal 1995 - "buonismo" ha progressivamente assunto un significato diverso, sempre meno "buonista". Nel linguaggio del centrodestra è diventato sinonimo di "pappamolle".
L'accusa di "
buonismo", infatti, è temuta. Lo dimostra l'uso preventivo che di questo termine viene fatto nel centrosinistra. Interessante, in proposito, una dichiarazione (Agenzia Dire, 3 gennaio) dall'assessore alle Pari opportunità di Reggio Emilia che, nell'annunciare il passaggio dal forfait al contatore nel computo della spesa elettrica dei campi nomadi, ha tenuto a chiarire di aver agito "in base a una logica di inclusione" e non "in base a una logica buonista".
Il "
buonismo" senza specificazioni è una rarità. Le primarie del partito democratico hanno spinto in vetta alle classifiche il "buonismo veltroniano" (che, non è difficile prevederlo, nella prossima campagna elettorale sarà uno dei tormentoni del centrodestra in tema di sicurezza pubblica). Ma il luogo privilegiato delle accuse di "buonismo" è il tema dei diritti degli immigrati.
Incrociando "
buonismo" con "Bertolini" nelle agenzie di stampa dell'ultimo mese, si ottengono ben quindici documenti e, se si ripete la stessa ricerca su Google, si raggiunge la ragguardevole cifra di 1540 pagine. Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, utilizza il "buonismo" come il prezzemolo. Nelle ultime tre settimane ha ammonito il ministro della salute Livia Turco ad abbandonare il "solito buonismo irresponsabile", ha denunciato il "buonismo della sinistra radicale" e il "buonismo accattone" del governo che contestava il provvedimento del sindaco di Milano Mary Poppins Moratti per l'epurazione dei figli degli immigrati irregolari dagli asili. Nell'ultimo caso, la Bertolini ha trascurato il fatto che il "buonismo" promana dalla Costituzione della Repubblica e dalla Convenzione sui diritti del fanciullo.
"
Ogni tempo ha il suo fascismo", diceva Primo Levi, avvertendo che i nuovi fascismi si diffondono "in modi sottili". "Basta col buonismo" è il nuovo manganello col quale si menano i richiami alle norme costituzionali e anche all'umana pietà. E', in fondo, la sostituzione del "me ne frego" (dichiarazione che almeno richiamava la propria responsabilità personale) col "perché non te ne freghi, babbeo?" E' il nuovo olio di ricino dello squadrismo mediatico shakerato con un po' di analfabetismo civile.
E' il momento - prima che l'accusa di "
buonismo" si estenda a chi conduce gli interrogatori senza applicare gli elettrodi ai testicoli del teste - di ricondurre l'aggettivo all'originario ambito definito dallo Zingarelli e rispondere per le rime a chi associa il "buonismo" alla semplice rivendicazione dei diritti fondamentali.
Magari ricordando come è stata ottenuta l'affermazione di quei diritti. E spiegando che, se sono "
buonisti" i risultati, devono essere considerati tali anche gli autori: i famosi "buonisti della Resistenza". O magari tornare anche più indietro, ai "buonisti" della Rivoluzione francese. O ricordare certi atti feroci compiuti per cacciare via dall'Italia chi negava quei diritti. Per esempio, a Roma, nel 1944, da Rosario Bentivegna e Carla Capponi, i noti "buonisti" di via Rasella.
In definitiva - per usare un linguaggio che certamente ai "
non buonisti" risulterà più chiaro del "culturame" costituzionalista - cominciare sempre a ricordare, ogni volta che se ne ha occasione, che anche i "buonisti", a volte, nel loro piccolo, si incazzano.

(autore: sissi)

mercoledì 23 gennaio 2008

Aspettando Godot

Un giochino da fare mentre scorrono le notizie dei TG, e si trepida sulle sorti del Governo... Tre domandine tre, facili facili:

A. Conoscete il numero esatto dei partiti o aggregazioni di partiti che hanno costituito la coalizione di centro-sinistra che ha espresso l'attuale Governo?

Alla Camera: 7 – 9 - 10 – 13 – 2 - altro
Al Senato: 12 - 6 - 15 - 67 - 3 - altro

(per ogni risposta esatta, si ottengono 3 punti);


B. Di quanti di essi sapreste dire i nomi, anche non in ordine alfabetico?

4 – 8 – 45 – 0 – 13 - altro

(per ogni formazione correttamente citata, si guadagnano 3 punti;
2 punti per la citazione di un nome non esatto, ma che individua
con sufficiente approssimazione un partito realmente presente nella coalizione;
1 punto se tra gli altri si nominano partiti del centro-destra
dalle caratteristiche ambigue od ondivaghe;
0 punti se dite "Forza Italia", perché significa che siete di coccio);


C. In particolare, sapete come si chiama la formazione che fa capo a Lamberto Dini, e di quanti parlamentari dispone?
(3 punti per la risposta esatta, altri 3 punti se azzeccate il numero dei parlamentari;
se poi, di questi, potete citare anche i nomi, vi beccate addirittura un bonus di 100 punti)


Soluzioni e premî su un prossimo post (datemi il tempo di verificare... io le risposte non le so!!!)

(autore: sissi)

BLOPS - comunicazione di servizio 1

Chi avesse già avuto modo di dare un'occhiata al post dell'altroieri intitolato "sarà politico, postare una canzone?!?", ci torni, se ne ha il tempo: ho sostituito il video di You Tube con quello de LA7. Il perché, guardandolo, vi sarà chiaro.

Guardatelo giusto per la durata della canzone, ché poi c'è un'intervista a Franco Battiato in cui, a parer mio, il musicista dimostra soprattutto che le sue creazioni sono più interessanti delle sue opinioni...

Ma tant'è: la cosa notevole è che la redazione di Piroso ha messo insieme un filmato da brividi, talmente bello ed emozionante che, non ve lo nascondo, a me ha fatto spuntare le lacrime, sia quando ho assistito alla trasmissione sia quando ho rivisto il video sul sito di quel canale.

Buon riascolto e soprattutto, come direbbe Ghezzi: «buona visione».

(autore: sissi)

lunedì 21 gennaio 2008

Sarà politico, postare una canzone?!?

POVERA PATRIA - Franco Battiato - EMI Records, 1991

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.

(autore: sissi)