venerdì 29 febbraio 2008

Dedicato agli ignoranti

Ad uso e consumo degli ignoranti come me, il prezioso supporto etimologico-linguistico di Wikipedia:

«La parola laico viene dal greco λαικός (laikós) - uno del popolo, dalla radice λαός (laós) - popolo. Il termine ebbe in origine un uso esclusivamente religioso: riferendosi ai fedeli di una religione, veniva usato (e, nel suo senso proprio, viene usato tuttora) per indicare colui che, pur professando un dato culto, non è appartenente alla gerarchia del suo clero. L'insieme dei fedeli laici è detto laicato. Nella Chiesa cattolica si utilizza la denominazione di laico anche per gli appartenenti ad istituti di vita consacrata che non sono presbiteri: cioè per coloro che, pur essendo monaci non hanno ricevuto l'ordinazione sacerdotale. Recentemente il termine laico sta passando ad assumere il significato di "non credente", e quindi agnostico o ateo, benché quest'uso, non registrato dai dizionari, sia errato. Attualmente è usato spesso per indicare una persona che si ispira ai valori del laicismo o che si ritiene propugnatrice della laicità dello stato; "laico" è usato in opposizione a clericale (questo ultimo termine ha un significato spregiativo). Negli ultimi anni è invalso l'uso del termine spregiativo laicista con un significato simile e opposto a clericale per indicare persone che si autodefiniscono "laiche" e si comportano come anticlericali. Per estensione, il termine laico viene usato nel contesto di professioni specializzate per riferirsi a chi non pratica la stessa professione.»

Insomma, un laico può essere credente e praticante tanto quanto un cattolico, a volte forse di più. Ma tu guarda dove si può arrivare con i giochi di parole...

(autore: Roby)

LAICO: SE LO CONOSCI, LO EVITI

giovedì 28 febbraio 2008

MA LA VOGLIAMO FINIRE UNA BUONA VOLTA...



...con che cosa, mi chiederete voi, voglio che la si faccia finita?
Con una insidiosissima abitudine: quella di contrapporre sempre, nelle discussioni circa le "due anime" del PD, LAICI e CATTOLICI. E per chiarire meglio il mio pensiero, devo fare una premessa.

La premessa, è che io la vedo così: "meglio qualche teo-dem in casa - da ridurre, nei limiti del possibile, a più miti consigli - che una manica di teo-dem scatenati alla porta"...
Infatti:
  • che siamo in Italia (purtroppo?) non ce lo si puo' scordare;
  • che non sia ipotizzabile che la longa manus delle gerarchie ecclesiastiche non si faccia sentire, nemmeno;
  • che però all'interno di quelle stesse gerarchie non ci sia una totale omogeneità di intenti, neanche...

quindi spero ancora (fino a prova contraria) che la strategia di WV - e dei suoi più vicini collaboratori - verso i teo-dem modello-Binetti sia la più corretta ed efficace: equilibrarne il peso con dosi graduali (somministrate serenamente e pacatamente) di laicità crescente...

E dunque, vorrei tanto che chi si occupa di questi temi ponesse una maggiore attenzione all'uso dei termini: perché la distinzione che solitamente viene operata dai mass-media (e purtroppo anche da tantissimi esponenti politici, della sinistra come del PD stesso) non dovrebbe mai essere tra LAICI e CATTOLICI, bensì tra LAICI e CONFESSIONALI (o INTEGRALISTI, o FONDAMENTALISTI). Mai come in questo caso, infatti, bisognerebbe ricordarsi che la forma E' sostanza.

Se si sapesse DAVVERO, e si fosse davvero introiettato, cosa vuol dire LAICO, si sarebbe anche conspevoli che si può benissimo concepire che sia laico anche un cattolico: Prodi, Franceschini, Bindi ne sono, in forme e misure diverse, alcuni esempi. Continuare a contrapporre i CATTOLICI tout-court ai LAICI, non mi pare renda un gran servizio alla chiarificazione dei temini della questione, e credo non faciliti neanche il superamento del conflitto; e, per giunta, ritengo che metta anche in qualche imbarazzo i cattolici-laici, che possono, con qualche ragione, sentirsi forzosamente e scorrettamente accomunati a comportamenti a loro estranei e che, anzi, ci stanno aiutando a combattere.

(autore: sissi)

mercoledì 27 febbraio 2008

PER NOI, I GIOVANI



Ecco un'iniziativa che mi auguro possa diventare visibile ed avere l'impatto che, a mio avviso, si meriterebbe. La lettera è stata per ora sottoscritta da un centinaio di persone, e non tutte giovanissime (l'ha firmata anche Luca Sofri, che per me è un ragazzino, ma per un ventenne, probabilmente, no...). Se vi trova d'accordo, perché non firmarla anche voi?




Al segretario del Partito Democratico Walter Veltroni



Caro Veltroni,
apprendiamo oggi venerdì 22 febbraio la scelta di candidare Marianna Madia, 27 anni, come capolista del Pd nella Circoscrizione Lazio 1 della Camera.
È una notizia positiva, perché sancisce che in politica la giovane età non è un handicap, ma un'opportunità.
Non conosciamo Marianna, ma non abbiamo alcun motivo di dubitare delle sue qualità e del suo profilo politico.
La sosterremo con convinzione, insieme a tutta la lista del Partito Democratico.
Non contestiamo neanche il criterio con cui è stata scelta, che, come apprendiamo dagli organi di informazione, risiede in una vostra conoscenza personale e quindi, immaginiamo, in un rapporto di stima e fiducia reciproca.
È prerogativa di un leader politico indicare nelle liste compagne e compagni, o anche personalità estranee al partito, di sua fiducia, al fine di sostenere la propria linea politica.
Tuttavia ti chiediamo di non fermarti e di garantire nelle liste del Pd, in posizione di eleggibilità, la presenza di giovani provenienti dalle esperienze di impegno politico generazionale, che abbiano esperienza di lotta e costruzione del consenso.
Non te lo chiediamo per tutelare gli interessi di qualcuno, ma affinché ai molti giovani che hanno partecipato alla creazione del Pd, nonché ai molti che vogliamo vi si uniscano in futuro, giunga il messaggio: "organizzatevi, lottate, partecipate e la vostra voce avrà un peso", non "abbiate le giuste conoscenze".
Sappiamo che far eleggere giovani completamente autonomi è un rischio per un leader politico, ma siamo sicuri che avrai in questo lo stesso coraggio che hai dimostrato di fronte a ben altre sfide.
I tuoi compagni giovani e democratici



(autore: sissi)

martedì 26 febbraio 2008

LEGGERE, SCRIVERE, CAPIRE



Secnodo un pfrosseore dlel'Unviesrita' di Cmabrdige, non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l'uinca csoa imnorptate e' che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. Il riustlato puo' serbmare mloto cnofsuo e noonstatne ttuto si puo' legerge sezna mloti prleobmi.
Qesuto si dvee al ftato che la mtene uanma non lgege ongi ltetera una ad una, ma la paolra nel suo isineme. Cuorsio, no?
(trovato nel Web da: sissi)

sabato 23 febbraio 2008

Ho creduto di vedere la luce, poi ho capito che era Uolterueltroni



[un sito imperdibile, di cui questi qua sotto sono solo alcuni esempî]

GIOCHI
Uolterueltroni non ha mai giocato con le bolle di sapone, perché quando scoppiano lui ci sta male.

CONTA
A bimbumbalegiù uolterueltroni butta zero per non fare un torto né al pari né al dispari.

AL BAR
Per non deludere nessuno, quando Uolterueltroni decide di uscire a prendere un aperitivo, fa il giro di tutti i bar della città.

NUMERO VERDE DEL COMUNE DI ROMA
Uolterueltroni per non affaticare i centralinisti dello 060606 risponde personalmente a tutte le chiamate.

CUORE D'ORO
Quando a Uolterueltroni è stato offerto il dono della sintesi l'ha rifiutato. Uolterueltroni i doni non li accetta, li fa.

IMMACOLATO
Uolterueltroni può rimanere incinto ma non lo fa per non dispiacere alle donne.

FIOCCO AZZURRO
Quando Uolterueltroni è nato non ha pianto, per non disturbare. Ha sorriso all'ostetrica e le ha stretto la mano.

DELICATO
Uolterueltroni spesso cammina sulle mani per non far sentire le gambe arti inferiori.

SUPREMAZIA
Uolterueltroni ha già vinto le elezioni ma non lo dice per non far perdere il lavoro ai sondaggisti di berlusconi.

DEFERENTE
Uolterueltroni è cosi rispettoso del Vaticano che si professa ateo per farsi convertire.

CORSI E RICORSI
Uolterueltroni avrà 12 ministri. Uno di questi lo tradirà con un bacio, ma lui saprà riprendersi.

VISIONI
Uolterueltroni è apparso alla Madonna.

IPSE DIXIT
E UolterUeltroni guardò la donna e disse: tu, donna, partorirai con l'epidurale...

MISERICORDIA
Dio perdona, Uolterueltroni offre anche il caffè.

POSIZIONAMENTO
Uolterueltroni è a sinistra del padre, a destra del figlio ed al centro dello spirito santo.

EDUCAZIONE
Uolterueltroni prima di camminare sulle acque si lava i piedi.

TENORES
Uolterueltroni prenderà il posto di Pavarotti ne I tre tenori.

LONELY RUNNER
Uolterueltroni ha visto cose che voi umani non potete neanche immaginare, e le ha messe tutte nel programma elettorale.

BIBLIOTECHE
Appresa la notizia che a ieri sera a Modena Uolterueltroni aveva parlato della "Biblioteca del Congresso a New York", la biblioteca stessa ha lasciato con entusiasmo Washington per dirigersi verso la Grande Mela.

GATTI
Il gatto di uolterueltroni la sera legge ai figli Geronimo Stilton.

SCUOLA
Uolterveltroni è talmente buono che a scuola non passava il compito di latino ai compagni somari. Perorava la loro causa direttamente con i professori, ricordando che senza alunni non avrebbero avuto un mestiere e si sarebbero trovati disoccupati, compromettendo il conseguimento degli obiettivi dell'Agenda di Lisbona.

GRANDI OPERE
E' Uolterueltroni che costruisce i quadrati sull'ipotenusa.

FILMS
Uolterueltroni è così bravo a guardare i films che ora li guarda bendato e in equilibrio su un piede solo.

INDIPENDENZA
Uolterueltroni in cuor suo ha riconosciuto l' indipendenza del Kosovo già nel 1983.

CHEF
Uolterueltroni sa fare un risotto che D'Alema se lo sogna.

ECOLOGIA
Uolterueltroni va a idrogeno.

Anita e i palloni gonfiati

Io sono il feto malato…. - di Anita Pallara

Lettera aperta a Giuliano Ferrara

Mi chiamo Anita, ho 18 anni e sono un ex feto malato… ora sono una ragazza “malata”, ho una malattia neuromuscolare, in inglese SMA, molto simile alla sclerosi laterale amiotrofica, solo che la Sma colpisce i bambini. Si divide in tre forme: la prima, ossia la più grave, impedisce quasi ogni movimento e si manifesta nei primi mesi di vita del bambino e colpisce anche l’apparato respiratorio e spesso provoca la morte entro i primi anni di vita, la seconda (della quale sono affetta io) si manifesta entro l’anno di vita e impedisce di camminare e porta alla scoliosi e anch’essa colpisce l’apparato respiratorio e porta all’utilizzo di un respiratore durante la notte e fin dai primi anni di vita all’utilizzo di una carrozzina elettrica, la terza è la meno grave ma porta comunque negli anni all’utilizzo della carrozzina. È una malattia genetica rara e quindi non rientra nelle patologie che vengono sottoposte al controllo prima della nascita, a meno che non ci siano casi in famiglia. Suppongo che la domanda sorga spontanea… sono contenta di essere nata? Ovviamente sì, sono fiera di ciò che sono, amo la mia vita con tutte le sue difficoltà, vivo una vita piena, molto più piena di quanto si possa immaginare, ho una famiglia stupenda che mi ha voluta, che quando ha saputo delle mia malattia ha avuto un primo momento di sconforto poi si è rimboccata le maniche e mi ha cresciuto normalmente come tutti gli altri bambini… Ora mi crescono come una ragazza “normale” (esiste la normalità?).
Nella mia vita sono passata da tante situazioni, dai reparti di neurologia pediatrica alle rianimazioni… ai convegni sulla mia malattia, che sono dei raduni carichi di speranza, di dolore, di gioia di vivere… Ho visto genitori straziati dal dolore di aver perso un figlio, tanto velocemente e con tante sofferenze… Ho visto bimbi di due anni su una carrozzina attaccati ad un respiratore impossibilitati a muoversi dalla testa ai piedi, eppure carichi di vita, ne ho visti altri con lo sguardo stanco… Chi si batte tanto a parlare di vita, di diritto alla vita, temo che ne sappia ben poco del vero valore di questa parola, forse parliamo tanto di diritto alla vita di questi tempi perché ci sembra di vivere passivamente e allora ci battiamo più che per il diritto di vita degli altri per riaccendere la nostra volontà di vivere.
Qualcuno potrebbe dirmi “se tua madre avesse saputo della tua malattia tu non saresti nata”, sì è vero, mia madre avrebbe avuto il difficilissimo e dolorosissimo compito di scegliere se perdere un figlio o metterlo al mondo anche se malato.
Bene, mia madre dopo aver avuto me ha provato a darmi un fratellino e ha fatto tutti gli esami ed è risultato che anch’esso era malato… potete immaginare la tragedia interna di mia madre… abortire e perdere un figlio e in un certo senso rinnegarmi o mettere al mondo un bimbo malato (senza sapere quale forma di malattia potesse avere)…. bene mia madre da donna, da madre, ha preso la decisione più giusta… ossia abortire. È forse stata un mostro? un’assassina? o forse è stata coraggiosa, saggia, e ha evitato di mettere al mondo un bimbo destinato a soffrire… Ognuno la può interpretare come vuole… ma è proprio questo il punto, la libertà. Per libertà non intendo poter fare ciò che si vuole (come spesso viene interpretata la libertà) ma essere liberi di poter compiere una scelta, dolorosa in qualsiasi caso, di non sentirsi dei mostri se si compie una o l’altra scelta. Dio stesso ha fornito all’uomo il libero arbitrio…

Concludo rivolgendomi direttamente a lei signor Ferrara. Io personalmente trovo la sua “lista-crociata” anti-abortista del tutto fuori posto, trovo decisamente inadeguato usare un tema così delicato e che tocca così profondamente e personalmente milioni di donne e di uomini, come campagna elettorale. Lei ha messo sullo stesso piano la moratoria sulla pena di morte e l’aborto, trovo difficile comprendere questa comparazione, visto che nel caso della moratoria sulla pena di morte si parla di evitare che persone adulte che hanno compiuto un crimine atroce, e già per questo hanno perso la loro umanità, vengano uccise, per evitare che anche la giustizia si disumanizzi, mentre nel caso dell’aborto parliamo di donne che si trovano davanti a un bivio atroce e non hanno nessuna colpa se non quella di cercare il meglio per sé e per i propri figli…
Finisco dicendole che se per lei abortire è come compiere un omicidio… bene… sono fiera che mia madre sia un’assassina. Cordiali saluti.

Anita Pallara 18 anni ex feto malato

Forse conoscevate già questa storia. Io no, e ne sono rimasta colpita. Specialmente perchè, all'inizio, avevo equivocato, pensando si trattasse di una lettera pro-Ferrara. Poi, proseguendo nella lettura, ho capito. Non trovate anche voi che Anita sia stupenda? Scusate se mi commuovo, ma sapete, ho una figlia della stessa età, anche se di certo molto più fortunata: ed è atroce pensare come la fortuna, talvolta, sia solo questione di un gene diverso o di un cromosoma in più o in meno...

(autore: Roby)

PRO LIFE 2



Ieri sera, nella trasmissione di Daria Bignardi su La7, Giuliano Ferrara ha superato se stesso, quando ha gioiosamente sottolineato lo spirito umanitario di cui sarebbe impregnato George W. Bush, e da questi dimostrato presentando orgoglioso ai giornalisti 40 bambini vivi e vegeti (e presumibilmente belli e bondi), più o meno con queste parole: "questi bambini sono il risultato di 40 embrioni congelati, destinati alla distruzione: noi lo abbiamo evitato e abbiamo cambiato il destino".

Consigliamo G F. di chiedere a George W. Bush di convocare presto un'altra conferenza-stampa, in cui ostentare un numero certamente più ingente di bambini iracheni MORTI, presentandoli con queste parole: "questi cadaverini sono il risultato di bambini VIVI destinati a vivere ancora; bombardamenti e attentati, attuati e/o provocati dagli U.S.A., lo hanno evitato; anche stavolta, abbiamo cambiato il destino".

(autore: sissi)

venerdì 22 febbraio 2008

Caos calmo



Mi sono goduta la proiezione del film "Caos Calmo" con Nanni Moretti e Isabella Ferrari attori principali.
Intenso nello svolgimento del racconto e a tratti commovente, ho visto in questo film l'elogio del quotidiano, delle piccole cose e dei fatti che regolarmente scandiscono la nostra vita.
E', appunto, col riavvicinamento alla famiglia e in modo particolare alla figlia che il protagonista cercerà di superare il dolore per la morte della moglie. Si accorge di non conoscere il mondo a lui più vicino, pertanto comincia ad esplorare e a riflettere sulle diverse realtà che lo circondano.
Bello ed estremamente realistico il legame che si instaura col bambino down. Vero il distacco che lo allontanerà dal mondo del lavoro. Efficace il recupero dei momenti persi e degli affetti non goduti.
Ci ho visto la rappresentazione di gran parte della nostra società e l'incomunicabilità che la divide quando ci si trova soli con la propria sofferenza.

(autore: Grazia)

SPECIALITA' DELLA CASA

Chez Uòlter
(by: Rowena)

Da quando è iniziata la campagna elettorale, e Uòlter ha detto: "Corriamo da soli!", ho una strana sensazione.

Mi sembra di aver mangiato fino a pochi giorni fa in un ristorante di bassa qualità, ma a cui mi ero abituata. Brontolavo per la sciatteria del servizio, per i cibi poco curati, per il prezzo troppo alto, e ogni volta giuravo che era l'ultima volta che ci tornavo. Poi qualcuno mi ha detto che la gestione era cambiata; a me non pareva che fosse tanto diverso, giusto una mano di bianco alle pareti, ma per il resto... tutto come al solito. Ma quel qualcuno ha tanto insistito, che sono entrata. Adesso è come se fossi qui, col piatto davanti. L'antipasto non era male, e il servizio sembra più accurato. Ma ad ogni sorso di vino mi chiedo se avrà lo stesso sapore acido del passato; e sono felicemente sorpresa quando invece lo trovo gradevole. Ma ancora assaggio ogni boccone con sospetto, aspettandomi di trovarlo immangiabile; ancora non mi sono rilassata sulla sedia, decisa a fidarmi dello chef.

E allora, non è quello che succede a tutti quelli che non si fanno prendere dai facili entusiasmi? Non stiamo tutti a pesare e soppesare ogni mossa, temendo l'inciampo, la delusione, un piede messo in fallo, una dichiarazione avventata, una reazione sopra le righe? E' troppo fresco il ricordo delle passerelle di leaderini in tv a beccarsi come i capponi di Renzo, dei ministri ai cortei contro il governo, degli uomini buoni per tutte le stagioni, dei personaggi imposti ad un elettorato con la molletta al naso, per poter starcene tranquilli. Basta un'esternazione di Di Pietro, per precipitare anche voi nel panico, confessate!

Adesso c'è la questione delle liste. Assieme al programma, che ho trovato una pietanza più gradevole del previsto (treforchette, per intenderci), i candidati saranno l'altro piatto forte del menu. Lo chef ci ha già ammannito un paio di bocconi che ho trovato molto appetibili: persone giovani, finalmente, che non possono essere accusate degli errori del passato. "Figli di", ci dicono, storcendo il naso, ma trovo più digeribili i figli dei padri, a prescindere.

Qualche altro boccone ci è stato risparmiato, per fair play o per dispetto. Non ci saranno alcuni grandi vecchi, da Prodi a De Mita (mutatis mutandis). Non ci sarà Visco, e la campagna elettorale sarà più facile; non ci sarà Amato. Non ci sarà Violante. Aspetto con trepidazione di vedere cosa uscirà dalla cucina. Ma, soprattutto, cosa "non" ne uscirà. Se non ne usciranno bocconi decisamente impresentabili, che già puzzano di rancido (o è l'odore del pattume che gli si è attaccato addosso? - e non è difficile indovinare a chi penso - o quella schiera di personaggi dalla faccia più che tosta, che porta su di sé un fallimento lungo quasi 20 anni; quelli che hanno attraversato tutte le stagioni, dicendo tutto e il contrario di tutto, e ancora pensano che gli crediamo...), so che qualche boccone amaro, mi piaccia o no, dovrò ingoiarlo: ci saranno i massimidalema, le rosybindi, i fassiniefassine... dovrò berci su abbondanti sorsate di acqua fresca, ma pazienza. Speriamo almeno che i contorni siano freschi.

Insomma, me ne sto qui ad aspettare, facendo palline col pane, e girando insistentemente la testa verso la cucina. Borbotto fra me e me che finora il nuovo chef non ha cucinato male, speriamo che i sottocuochi non gli rovinino le prossime pietanze.

[post trafugato qui]

La fantasia (?) al potere


Scusate, ma non capisco.
Eh, già
(si direbbe noialtri a Firenze), l'è ri-nova...
Sì, lo so, gli argomenti che qui di solito tratto sono tipici della pausa-cazzeggio: in ogni caso, stavolta quel che non capisco è perché - negli slogan di propaganda elettorale - la fantasia sia spesso un optional. Cosicché sempre più frequentemente si preferisce copiare a man bassa, come nei compiti in classe di scolastica memoria, anziché impegnarsi a studiare la materia a casa propria.
Ce l'avranno o no, i vari partiti, almeno un consulente di comunicazione o uno straccio di pubblicitario degno di questo nome? E allora, santiddìo, c'era proprio bisogno, per il PD, di scopiazzare il We can barackobamiano? E Ferrara, col suo Aborto? No, grazie! non vi fa raddoppiare il disgusto, di per sé notevole al solo nominarlo? Già Berlusconi, scendendo in campo, esordì con quel Forza Italia di stampo calcistico che fece un certo scalpore: tanto che, allo stadio, i tifosi non simpatizzanti del Polo erano costretti ad escamotages linguistici tipo Italia, forza! o Forza azzurri!, francamente meno incisivi.
Mi aveva favorevolmente colpito, al contrario, la frase di lancio dello scorso anno, Sono Partito democratico e non torno indietro: se non altro, un certo sforzo di originalità c'era.
Ma probabilmente sono io ad essere troppo esigente. E il punto, evidentemente, è un altro: non - semplicemente - quello in fondo al periodo.

(autore: Roby)

giovedì 21 febbraio 2008

PRO-LIFE (con fermenti attivi): un vero capolavoro di ironia



PRO-LIFE
(by: viscontessa, 15.02.2008)

Blitz ieri mattina alle Otto e 1/2 nel bagno di un noto giornalista televisivo. Una telefonata anonima, che gli investigatori pensano provenire da uno degli inquilini di un appartamento dello stesso stabile, ha infatti informato un giudice che in quel bagno era in corso un’evacuazione illegale di ben oltre i 2 kg di merda fissati dal regolamento condominiale come limite procapite di cagata per ogni condomino.
Sette gli agenti che si sono presentati ieri mattina a casa di G.F. e che, dopo aver interrogato il sospettato ancora con le mutande calate, hanno sequestrato il corpo del reato non senza qualche difficoltà causata dal malinteso su quale fosse lo stronzo da portare via.
Poco e niente si sa di cosa sia successo tra le pareti di quel bagno ma l’amministratore di condominio subito intervenuto per difendere il suo assistito, ci ha tenuto a far sapere che per il calcolo del limite giornaliero di merda procapite si era tenuto conto delle vecchie tabelle millesimali dei neuroni di ogni condomino precisando poi che da allora molte cose sono cambiate e che già da tempo si parla di rivedere la norma 194 del regolamento condominiale. “Quando la norma è entrata in vigore” ha fatto sapere ai giornalisti accorsi sul posto “alle stronzate non si dava ancora il valore che si dà adesso, né eravamo ancora in grado di salvare gli stronzi prima ancora che questi diventassero tali. Tra l’altro” aggiunge poi “è già in uso nel nostro condominio un nuovissimo impianto di termoventilazione in grado di riciclare il puzzo di merda in quello di aria fritta e contiamo di farlo entrare a pieno regime nel corso dell’imminente campagna elettorale”.
Intanto, da un breve comunicato stampa, si viene a sapere che G.F. ha appena deciso di fondare un nuovo movimento in favore della vita e alle prevedibili perplessità su cosa c’entri la vita con la merda (a parte il modo su come siano costretti ultimamente gli italiani a tirare avanti) G.F. risponde citando un famoso verso di una canzone di De Andrè: “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”.
Mistero e crescente curiosità sul simbolo che adotterà questo embrione malformato di partito.

[post trafugato QUI]

NUN CE SE CREDE



Là per là sono rimasta così stupefatta, da essere convinta si trattasse di un sito di satira... macché: visitare per credere...

Del sito - e in particolare del thread che potete raggiungere cliccando sul "banner papale" qui sopra (thread di cui vi raccomando di leggere almeno una decina di post, nonostante l'incredulità vi possa a tratti sopraffare), sono venuta a conoscenza leggendo "L'altro blog era piu' bello", sito intelligente e spiritoso, consultato perché segnalato tra i preferiti di Sorelle d'Italia (uno dei MIEI preferiti!).

Esaurite le complicate ma doverose informazioni sulle fonti, mi correrebbe l'obbligo di dirvi, almeno sommariamente, di che si tratta... E invece no, non ve lo dico: non voglio rovinarvi la sorpresa!

Buona trasecolazione (o buon trasecolamento? boh...)

(autore: sissi)

Competizione di genere

Una vecchia storiella di cui ho appena trovato la versione illustrata: per l'edificazione delle vetero-femministe che "affollano" questo blog, e con buona pace dei pochi - ma mai irrilevanti! - maschi (maschilisti e non) che dovessero imbattervisi...

(autore: sissi)

mercoledì 20 febbraio 2008

Era meglio un tamagochi...



In questi due giorni non ho trovato nulla su cui mi venisse qualcosa di significativo da scrivere, o su cui industriarmi ad imbastire una vignetta degna d'essere condivisa. E, di conseguenza, mi sono interrogata su cosa significhi tenere un blog. Un blog, per come la vedo io, è una sorta di "diario squadernato sotto gli occhi dei passanti"... tutt'al più, un "diario squadernato sotto gli occhi dei passanti, con una penna vicino"... Chiunque, se gliene viene il ghiribizzo, può darci una sbirciatina; chiunque, se gliene salta il ticchio, può lasciarci un disegnino, una frase, una traccia...
Ragion per cui, non dovrebbe riguardare che me, la faccenda se scriverci o no, e non dovrebbe riguardare che voi, la faccenda di leggerci dentro o di scriverci a vostra volta.

E allora, a cosa devo questa specie di senso di colpa, di sgradevole sensazione di responsabilità declinata, di consapevolezza di un impegno non assolto, che mi prende se, per un giorno o due, non tocco la tastiera; e come far fronte alla preoccupazione, l'allarme, l'angoscia, che mi assalgono nel consultare le statistiche del contatore, che denunciano impietosamente un declino vertiginoso delle visite, delle pagine sfogliate, delle new entry ta i lettori???

Chi apre un blog si infila inconsapevolmente in un sentiero impervio, subdolo, dalle mille insidie... si candida all'inquietudine perenne, all'insoddisfazione permanente... al gravame di una responsabilità che nessuno gli ha attribuito e che lui stesso non sapeva e non intendeva assumersi... Ma il blog è nato, ormai è lì, e non si può far finta che non esista... e come con un genitore vecchierello e un po' intronato, o un pupo ancora infante e non autosufficiente, non puoi disinteressartene... quello si aspetta che gli porti un dolcetto, che gli fai una carezza, che gli presti attenzione... altrimenti si immalinconisce, si stranisce, comincia a star male, deperisce... non è improbabile che maturi acredine o sensi di rivolta... e tu non puoi ignorare tutto questo... insomma: una volta messo al mondo un blog, la tua vita diventa un inferno. E il rimorso per aver commesso peccati di omissione - in cui prima o poi chiunque, inevitabilmente, finisce per incorrere - ti tormenterà per sempre.

(autore: sissi)

lunedì 18 febbraio 2008

Il sociologo, il filosofo e il PD



Michel Foucault e il partito democratico
di Khaled Fouad Allam
(7 febbraio 2008 - MAGAZINE - Intervento - wwww.partitodemocratico.it)


Può sembrare strana la correlazione fra la formulazione sul piano politico di un nuovo partito e il filosofo francese scomparso oltre vent’anni fa. In realtà l’avvento del partito democratico va collegato alla grande crisi della politica che Foucault - nel suo corso sulla biopolitica svoltosi fra il 1975 e il 1978 presso il Collège de France a Parigi - aveva preannunciato per gli anni a venire. Non è un caso che Foucault parlasse di un mutamento della nozione di governabilità, e di come quella nozione, nei suoi fondamenti come nelle sue pratiche, avrebbe conosciuto una trasformazione profonda e sarebbe stata al centro di un aspro confronto fra tradizione neoliberista e tradizione statalista.

Il luogo di quel confronto sarebbe stato, per tutti, il mercato e la sua relazione con lo Stato. Michel Foucault già allora sottolineava che governare non significa più regnare, ma prendere atto che la verità si trova al di fuori dello Stato. Il mutare del concetto di governabilità si è manifestato storicamente attraverso il mutare della sua funzione e della sua definizione.

Nel medioevo compito del sovrano era quello di proteggere il territorio, le città erano circondate da mura; in seguito l’esercizio della sovranità si è esteso sulla popolazione e si è sviluppata la nozione di sicurezza.

Nel ‘700 e ‘800 la dimensione dell’economia politica coniuga i due elementi, territorio e popolazione; il territorio è lo spazio in cui si produce la ricchezza, la popolazione è il vettore portante della produzione della ricchezza; l’idea di manodopera è significativa di tutto ciò. Il sovrano deve farsi garante del mantenimento di quella popolazione, la deve proteggere affinché possa lavorare e dunque produrre. Ma è qui che si affrontano due teorie che permangono a tutt’oggi nel dibattito politico-economico sulla mondializzazione: da una parte il “laisser faire, laisser aller” e dall’altra lo Stato come strumento di regolazione. Con la differenza sostanziale che oggi il mercato, nello schema mondiale, non si inserisce più nell’economia dello scambio ma nell’economia della concorrenza.

Lo scambio presuppone un trattamento di tipo egualitario, mentre la concorrenza no, perché in essa ci sono dei vincitori e dei vinti. E dunque tutti gli schemi concettuali della sinistra classica sono in crisi, perché il mondo è profondamente cambiato e pone la questione della governabilità, con il quesito: quale ruolo deve essere affidato allo Stato, in un sistema mondiale in cui la concorrenza del mercato è fondamentale?

La governabilità attuale si trova al centro di nuove zone di turbolenza, semplicemente perché l’idea di politica – nel senso della polis – non parte più obbligatoriamente dalla centralità dello Stato, ma si realizza altrove, nell’associativismo come in altri segmenti della società.

Ritorna così per vie indirette la centralità del soggetto, e dunque delle nuove forme di cittadinanza, anch’esse in crisi in tutto il mondo: perché tratto caratterizzante della globalizzazione è il rapporto fra eterogeneità delle culture e territorialità.

L’Islam, ma non solo esso, interroga oggi la complessità della nostra condizione umana.

Come tradurre, come trovare un linguaggio politico in grado di strutturare questa eterogeneità e di darle significato? Mi sembra evidente che dobbiamo partire dalla democrazia, dai suoi fondamenti e dal suo carattere universale e universalizzante. Non è un caso che Michel Foucault, nei suoi scritti apparsi in Italia sul “Corriere della sera” alla fine degli anni ’70, si interessasse proprio all’Iran. Non solo perché vedeva apparirvi una nuova questione che avrebbe travolto la nostra era globale, ma anche perché, profeticamente, aveva intuito il delinearsi della crisi della cittadinanza.

Le nuove cittadinanze pongono il problema dell’articolazione fra il soggetto e la politica; ed è un lavoro enorme quello che ci aspetta, un problema con cui il mondo anglosassone ha già iniziato a confrontarsi.

Ripensando la politica si ripensa anche la vita, che è così semplice e così complessa.

LIETO EVENTO IN CASA DEMOCRATICA

Sabato scorso, mentre Veltroni parlava all'Assemblea Costituente del PD (molti padri finiscono per stare da qualche altra parte, mentre i figli nascono...), è venuto alla luce il primo Circolo del PD on-line.
Al neonato è stato imposto l'esotico ma evocativo nome di Barak Obama.

(i tempi cambiano: una volta, alle sezioni del PCI - e della DC - venivano dati i nomi gloriosi di illustri esponenti della storia del partito: Di Vittorio, De Gasperi, Lenin, Don Sturzo... tutta gente benemerita, ma solitamente morta stecchita... Obama non ha ancora manco vinto le elezioni e, zac, già gli intitolano un circolo... guardare al futuro vabbe': ma se poi perde?)

Ad ogni modo, il pupo pare avere tutte le sue ditine a posto... e cioè, come scrive lo zio Pennarossa nella partecipazione del lieto evento, «nel circolo sono presenti collaudati strumenti di partecipazione come un blog, un social network (Ning), una sezione Youtube. Insomma c’è il necessario per partire e per verificare, come da premessa del Circolo, [se sia vero] che: “i circoli on-line consentono la medesima ricchezza di dibattito dei circoli "fisici", ma agevolano la partecipazione superando con estrema efficacia le barriere fisiche e le distanze”.».

Molti augurî al pargolo, cui auguriamo di aver presto tanti fratellini e sorelline...

(autore: sissi)

trenini e lettrici



Ok, perfetto, i lavori andranno avanti, la tramvia ("trenino"???) passerà accanto al Duomo e al Battistero, e l'aria sarà meno inquinata. Per i nostri pronipoti, ovvio. Perché noi dovremo prima di tutto sorbirci almeno cinque anni di lavori nel centro, con intasamenti mostruosi nel traffico in tutte le aree limitrofe, macchine scavatrici che certo non emettono profumo di violette e scassamenti vari, non solo dell'asfalto!!! Cinque anni ad andar bene, si capisce. Dato che basta dare una picconata in terra, nella zona intorno a piazza San Giovanni, per scoprire reperti più o meno antichi (cosa del resto facilmente intuibile e comunque già appurata più di cent'anni fa, come testimoniano i documenti dell'archivio storico comunale): e allora giù interventi della Soprintendenza, stop agli scavi, ritardi e rigiri vari... Ho detto 5? Facciamo 10, sempre che ce se n'infischi delle antiche vestigia, di cui peraltro rigurgitano i nostri visitatissimi musei: nel 2019, per il 30° compleanno della mi' figliola, se ne riparla. Ma forse, a quell'epoca, la tramvia avrà già fatto dietrofront, e viaggeremo tutti - novelli Flash Gordon - a bordo di veloci, silenziose, sicurissime navette pressurizzate. Stando ben attenti, ovviamente, ad evitare la punta del campanile di Giotto!!!

(autore: Roby)

Ferrar Gump running scene


(autore: sissi)

La tram-FI-a: dedicato a Roby


Al referendum in testa i contrari, ma non c'è il quorum.
Una consultazione politica: i lavori andranno avanti comunque
Firenze e il tram della discordia: votano in centomila, città divisa
(by: Concita de Gregorio)

FIRENZE - Nella minoranza prevalgono i contrari. Un uno e mezzo per cento più della metà, il 51,5, ha votato contro il tram di Giotto. Sono andati in pochi però, nemmeno il 40 per cento dei fiorentini: il referendum sulla tramvia non ha il quorum. Una vittoria monca per la giunta di centrosinistra: può ignorare il voto, a norma di regolamento e di legge, e non discuterne neppure in consiglio. Potrà vantare la scarsa affluenza, l'appoggio sostanziale di chi ha disertato le urne. Dovrà incassare la sconfitta simbolica: il problema della tramvia non ha mobilitato le masse ma chi ha votato anche se per pochissimi voti era contrario. E' tutto solo simbolico, in questa partita: chi vince e chi perde, di cosa si parla. Di modernità e di bellezza, di progresso. Questo angolo di strada, un metro e mezzo da cui si vede il futuro. Cronache dal marciapiedi più famoso del globo, allora. Famoso come il candidato presidente degli Usa: i riflettori del mondo intero sono puntati qui. Il marciapiede-Obama ha avuto articoli su Times, sul Boston Globe. Ne hanno scritto Der Spiegel e le Monde. Va nei servizi su Al Jazeera. Angolo tra piazza San Giovanni e via De Martelli, Firenze. Un terzo dei passanti parla italiano, due terzi scattano foto. Una Bmw Z4 cabrio con a bordo un solo passeggero fa manovra davanti alla scalinata del Duomo. Siccome Firenze è patrimonio dell'umanità e siccome una linea della eventuale futura tramvia dovrebbe passare da qui ecco che il mondo intero è virtualmente in piedi su questo angolo di strada, oggi: in questa domenica di referendum in cui si vota per dire si o no alla linea di tram non inquinante che dovrebbe, ove mai si realizzasse, riportare un po' di fiato a chi ci vive. Così come il resto del mondo non vota per le elezioni americane, che pure lo riguardano, gli inglesi e i giapponesi non hanno votato oggi per la tramvia. Nemmeno tutti i fiorentini, a dire il vero: anzi, pochi. Un po' meno della metà. Eppure il caso è planetario. Planetario e provinciale insieme. Ci sono in ballo, nell'ordine: il futuro sviluppo di una delle città più belle del mondo con l'indotto turistico che ne consegue; gli appalti e il denaro; la tenuta del centrosinistra che qui da anni governa e che ha appena avviato una nuova campagna elettorale nazionale all'insegna del fare, we can; la coerenza degli amministratori locali che su questo programma sono stati eletti; la fiducia dei fiorentini nei medesimi; la prossima corsa a sindaco per Firenze da decenni roccaforte rossa o almeno rosa, Leonardo Domenici è al secondo mandato (non rieleggibile) e per la successione il centrodestra sembra voler schierare Paolino Bonaiuti, braccio destro di Berlusconi impegnatissimo nella campagna antitramvia.
Ci sono alcune variabili che in Giappone e in Inghilterra non risultano chiare: chi sia Razzanelli, per esempio, l'imprenditore tessile 'padre del referendum 'contro', chi lo finanzi e cosa succederà ora che il suo partito, l'Udc, si è sganciato da Berlusconi. Cosa c'entrino le donne nude e mal dipinte esibite come in una fiera di bestiame dal sedicente futurista ex Forza Nuova Graziano Cecchini, l'uomo che ha tinto di rosso la fontana di Trevi, qui accompagnato alle gloriose "Giubbe Rosse" - il caffè degli intellettuali di un tempo remoto - dal testimonial Vittorio Sgarbi, assessore di Letizia Moratti a Milano. Perché la sinistra di Pancho Pardi (Girotondi) e del colto italianista Alberto Asor Rosa si sia schierata al fianco di Franco Zeffirelli e di Alleanza Nazionale. Perché Piero Pelù e Andrea Bocelli si sentano divisi oltre che da evidenti distonie musicali anche dal destino di questo angolo di strada e siccome queste sono questioni che solo noi molto addentro alle italiche gesta possiamo (a stento) capire è qui che conviene tornare: sul marciapiede. Sul lastricato di pietra serena sotto un'antica lanterna e un vecchio orologio che va avanti di mezz'ora. Dietro, il bancomat più stressato della città; davanti, un bar con le insegne al neon. Sulla destra il battistero, a sinistra il Duomo col campanile di Giotto. Da qui passano il 6AB, il 7, il 10, l'11 e il 71. Sterzano in colonna il 31, il 32, il 67, il 68 e l'82. Il 14a prosegue affianco al Duomo. Il 14cb va a Careggi. Molto atteso il 23B, Nave di Rovezzano. In ritardo l'1a. Proprio a quest'ora, le undici di mattina, il sindaco Domenici entra al seggio a votare in compagnia di moglie e figlio. Il bambino, 6 anni, vuol sapere se si stia votando "per il prossimo sindaco". Vedono lontanissimo, i bambini. L'autista dell'11 diretto in via Bronzetti si attacca al clacson. Un Suv Mercedes (la domenica il traffico è libero) pretende di fare inversione a u sotto il Battistero. In colonna dietro all'autobus ci sono un pullmino dello Sheraton Hotel, una macchina della polizia, un'ambulanza e una fila di taxi. Alle 11 e 45 va a votare anche Razzanelli, il promotore della campagna. Ha dietro una coda di telecamere. Pausa pranzo e partita: la Fiorentina gioca in casa. Il sindaco si trasferisce in campagna e non ripete oggi quello che dice da mesi e che c'è scritto sui parallelepipedi oscurati dal Tar in piazza della Repubblica. Il comune aveva allestito una campagna informativa sulla tramvia con pannelli altri tre metri e un modellino di macchina in funzione, una cosa che farebbe impazzire Bruno Vespa. C'era scritto che le migliaia di autobus che passano ogni giorno nell'angolo di strada a fianco del Battistero danneggiano molto di più i monumenti e l'aria di quanto non farà il nuovo trenino elettrico, passato al vaglio di decine di commissioni e autorizzato con firma autografa da Silvio Berlusconi all'epoca premier. Che il centro sarà completamente chiuso al traffico. I referendari hanno protestato che non si trattava di 'informazione istituzionale' ma di campagna elettorale, hanno chiesto e ottenuto dal tribunale la censura. I parallelepipedi giganti sono lì accanto alla giostra, oscurati. La gente, in piazza, non parla della tramvia: della partita, semmai. Del resto che il referendum vada come vada la tramvia si farà, ha avvisato il sindaco forte della sua maggioranza di centrosinistra in consiglio: è consultivo e non avendo avuto il quorum non è neppure obbligo considerarlo. E' evidente che il voto ha un valore simbolico e, come si dice, tutto politico: una specie di memento per le campagne elettorali che verranno. Qui dal marciapiedi passa ogni giorno Leonardo Pieraccioni, abita sulla piazza: dice che quando beve il caffè gli trema la tazzina per via degli autobus che sono appunto adesso fermi in colonna: una bici incatenata al palo del divieto di transito impedisce a una Mercedes nove posti di fare manovra agilmente. Sei turisti sono seduti sulle transenne intorno alla colonna di san Zenobi eretta dove c'era un albero: quando fecero il funerale del santo, dice la leggenda, la bara urtò la pianta e quella rifiorì. C'è sempre bisogno di un incidente perché succeda un miracolo.

domenica 17 febbraio 2008

In nome di Dio, in nome di Allah... o in nome dell'Uomo?



Mi domando fino a quando più di metà del genere umano subirà senza reagire l'inaudito volume di violenza che le si rovescia QUOTIDIANAMENTE addosso, in modi e misure diverse secondo la parte del pianeta in cui le è toccato di nascere, ma sempre e comunque in quantità e forme che dovrebbero essere cosiderate, da TUTTI, intollerabili?

Non voglio trasferire qui il video (di 1 minuto e mezzo) in cui mi è capitato di imbattermi navigando sui siti di impegno civile; nella fattispecie, mi riferisco a un filmato di cui dà notizia «altrestorie»: un blog - aperto circa 3 anni fa, da un tipo che si firma giuseppe galluccio - del quale ho inserito un banner linkabile nel colonnino di sinistra, perché mi pare un piccolo sito di informazione democratica, magari un po' irruente ma ben fatto ed aggiornato.

Se vi fidate della vostra capacità di dominare le emozioni e di sopportare scene di ferocia umana NON tratte da un film ma, si presume, anogosciantemente reali, cliccate sulla parola video, nel paragrafo precedente.

Un commento a parte merita, credo, il fatto che chi assisteva a questa cosa abbia avuto il fegato di usare il telefonino non già per chiamare la polizia, ma per filmare l'avvenimento (e nelle riprese se ne vedono diversi, di "cell", branditi - per quel che se ne può arguire dalle immagini - esattamente allo stesso scopo).

Non datemi dell'esagerata, ma questa capacità delle donne di continuare a subire sopraffazioni piccole e grandi, che si perpetuano da tempo immemorabile, senza esere indotte ad organizzare la propria collettiva ribellione, mi fa venire in mente la mansuetudine incredula con cui le comunità ebraiche di tutta Europa si sono lasciate sterminare senza riuscire ad opporre una resistenza e una reazione efficace; certo, con il contributo deteminante dell'indifferenza generale degli "altri", che per tanto tempo hanno voltato la testa dall'altra parte.

E riguardo alle donne, non accade esattamente la stessa cosa???

(autore: sissi)

PROMETTO SOLENNEMENTE...

...che presto cercherò di parlar d'altro... ma questa chicca appena trovata non potevo lasciarmela scappare...

Quel filo-abortista di Ferrara (di Alessandro Robecchi)
citato nel sito Sorelle d'Italia - post di Maria Sung - Venerdì 15 Febbraio 2008

E' veramente strabiliante che tutti i giornali (manifesto compreso) si ostinino a definire il probabile partitino di Giuliano Ferrara come una «lista antiaborista». Per completezza di informazione e correttezza semantico-politica, vorrei far notare che l’ipotetica formazione del direttore del Foglio è a tutti gli effetti una lista a favore dell’aborto e della sua incontrollata diffusione, meglio se illegale. Se la legge 194 ha praticamente debellato la piaga dell’aborto clandestino e ha più che dimezzato gli aborti italiani, attaccarla con toni da crociata non è altro che una squillante e vergognosa battaglia a favore dell’aborto. Riconoscendogli una certa arguzia, molti sostengono che Ferrara sia abile a rovesciare le frittate a suo favore, ma è forse venuta l’ora di riposizionare la frittata per il verso giusto: attaccare una legge che funziona (pur a stento e faticosamente) non è altro che un attentato alla sofferenza di chi affronta scelte drammatiche. La burbanzosa leggerezza con cui si trattano temi tanto spinosi per edificare l’ennesimo partitino privato dovrebbe almeno indurre a prudenza su parole e simboli. Spiace per Ferrara e per la sua arguzia, ma in Italia lo slogan «Aborto-no-grazie» è stato realizzato proprio dalla legge 194 e non dal fuoco di sbarramento Vaticano. Quanto all’altro nome in ditta, «Lista per la vita», c’è da sbalordire. Per anni, da quando è iniziata la mattanza irachena, Giuliano Ferrara ha esercitato in modo acritico e feroce la sua soave apologia della guerra. Ora che gli iracheni morti sono oltre un milione, fregiarsi della parola «vita» in un simbolo elettorale suona come feroce sberleffo. Della vita, della morte, del dolore della gente bisogna parlare sottovoce, con rispetto. Invece si sbraita, entrando come un elefante in una cristalleria. Si dice che a Ferrara piaccia parlar chiaro. Lo faccia anche questa volta e chiami la sua lista per quello che è: propaganda filo-abortista. [costretta a fare il copia-incolla perché il manifesto tiene in archivio gli articoli SOLO UNA SETTIMANA: purtroppo il link www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/14-Febbraio-2008/art3.html non basta - n.d.a.]

(autore: sissi)

PETIZIONE «LIBERADONNA»

Oltre 10.400 firme raccolte in 3 giorni; la petizione per smuovere i politici di c.s. a "dire qualcosa di sinistra" sta diventando un piccolo fiume di indignazione, rabbia, impegno, umorismo.

Ho scorso, in modo del tutto "random", i commenti lasciati dai firmatarî; avendo individuato tra essi alcune tipologie specifiche, per ognuna riproduco qui quelli che mi sono parsi più significativi o divertenti... (nella citazione riporto, nell'ordine, professione ed età del mittente e testo del commento).

Categoria: BUONSENSO
impiegata - 40 - E' una vergogna mettere in dicussione libertà già acquisite. Si impegnino allora economicamente a mantenere i figli non voluti o con gravi malformazioni li mettano sul loro stato di famiglia visto che sanno tanto parlar bene ma lasciano a noi la gravità del problema.

Categoria: MOZIONE DEGLI AFFETTI
tecnico di laboratorio - 29 - Abortire è stata la cosa più brutta che mi sia capitata in una vita piena di cose brutte; ne porto con me il ricordo quotidianamente, ma fare diversamente in quel momento non era possibile; ne sono più convinta che mai soprattutto ora che ho un figlio voluto.

Categoria: PENSIERO ILLUMINISTA
inferrmiera/pensionata - 61 - Ho votato per il divorzio e sono sposata da 38 anni. Ho votato per l'aborto e non ho mai abortito. Credo che ognuno debba essere libero di agire secondo le proprie necessità e la propria coscienza.

Categoria: DISINCANTO
docente - 50 - C'è poco da commentare. Andiamo come i gamberi e a cercare di andare avanti siamo in pochi. Sempre più vecchi.

Categoria: ENTRO IN PUNTA DI PIEDI, PRENDO CORAGGIO CAMMIN FACENDO
Impiegato - 35 - Spero non vi dispiaccia la firma di un uomo stanco di una Chiesa invadente, che ha preso il posto di un'orda di politicanti mezze calzette.

Categoria: SIETE STREGHE MA VI AMO LO STESSO
libero professionista - 45 - Sono pienamente d'accordo e sostengo questa causa vitale per il futuro del paese anche se, pur presente alla manifestazione del 24 novembre, non ho compreso la mia esclusione dal corteo.

Categoria: FANTASTORIA
pensionato - 72 - «Viva la 194!» avrebbero forse detto i genitori di Ferrara: che, se avessero saputo come diventava, ci avrebbero pensato bene prima di mettere al mondo un soggetto simile.

Categoria: FANTASTORIA 2
impiegato - 40 - Ah, se avesse potuto abortire pure Maria…

Categoria: LOGICA HEGELIANA
maestra elementare - 47 - Non c'è democrazia né libertà senza laicità dello Stato. Difendiamo il diritto di ogni donna di decidere liberamente del proprio destino. Ferrara vai a difendere la vita distribuendo viveri in Darfur, e portati più preti che puoi.

Categoria: BERTINOTTISMO ATTUALIZZATO
impiegato - 37 - Attendiamo una risposta senza se, senza ma e senza anche...

Categoria: MI CI AVETE TIRATO PER I CAPELLI
casalinga - 42 - Vogliate scusarmi, generalmente mi comporto da signora, cercando di non scadere mai nel volgare turpiloquio, questo caso però merita una dovuta eccezione: Ferrara MA VAFFANCULO VA'!!!

(autore: sissi)

sabato 16 febbraio 2008

ADDIO ALLA CATALOGNA



Torno ora da Barcellona, Catalogna - Spagna? -. Anche in Spagna ferve la campagna elettorale, così viene facile fare dei confronti, almeno superficialmente.

In Spagna, lo sappiamo, la Chiesa è intervenuta a gamba tesa nella competizione, accusando il governo Zapatero di tutto e di più. Sappiamo anche che Zapatero non ha le remore dei nostri politici: ha addirittura convocato il nunzio apostolico per protestare. In Spagna, che ha una storia diversa dalla nostra, la linea di confine tra la Chiesa (reazionaria) e il mondo laico (repubblicano e progressista) è ancora lì dove l'ha lasciato la Guerra Civile. (Non che i cattolici seguano automaticamente le indicazioni elettorali dei vescovi, beninteso).

Vista da Barcellona, comunque, la politica spagnola pare avere altre priorità, che risiedono soprattutto nelle questioni nazionali: baschi, catalani e altre più piccole e meno note comunità, alla ricerca di una qualche forma di semi-indipendenza. La domanda del momento è: Zapatero riuscirà ad avere i voti per governare senza l'appoggio dei nazionalisti?

Ora, da noi l'unica questione sub-nazionale di peso è stata quella altoatesina, sostanzialmente risolta già ai tempi di De Gasperi, e comunque di limitato impatto. L'unico autonomismo potenzialmente sensato, quello siciliano, s'è disperso prima d'avere un qualche peso. La Lega ci ha provato, ma mancavano le condizioni antropologiche e così s'è ridotta a un querulo, quanto sterile, cattivismo nordista.

Diversa la situazione catalana. Lì c'è una lingua, che - anche sotto il franchismo - era la lingua sacra della messa. C'è un sentimento nazionale vivo da più d'un secolo, a cui la borghesia catalana non ha mai rinunciato, e neanche il proletariato organizzato da socialisti e anarchici. C'è una capitale riconosciuta, Barcellona, di un territorio abbastanza ben delimitato. Ci sono le competenze e le intelligenze.
La Catalogna gode di una parziale autonomia, che è già autonomia amministrativa e linguistica, ma non ancora autonomia fiscale piena.

Un effetto palpabile dell'autonomismo è un forte allentamento della coesione sociale, nel confine che separa i catalani-catalani da quelli immigrati da altre regioni. Questi ultimi si sentono trattati da stranieri in patria. I primi risentono la diffidenza di questi ultimi che, del resto, trattano un po' da catalani di serie B. Un effetto è che la partecipazione alle elezioni amministrative è bassa poiché - lamentano i nazionalisti - i neo-catalani (che sono tanti) non s'interessano alle cose del posto in cui vivono.

Nel corso degli anni ho visto, nel giro dei colleghi, come il progredire dell'autonomia abbia prodotto anche la fine di amicizie, il sospetto tra persone che prima avevano rapporti trasparenti, il moltiplicarsi dei piccoli screzî quotidiani e il diminuire della comunicazione. Uno stato di cose che, per l'appunto, tocca la quotidianità di tante persone obbligate comunque a convivere e che costituisce, mi sembra, un problema di fatto insolubile nella peraltro scoppiettante, ben amministrata, globalizzata Barcellona.

(autore: Nicola)

All'Assemblea Costituente del PD Veltroni annuncia la cadidatura di Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssenkrupp sopravvissuto alla tragedia


Naturalmente - che ce lo diciamo a ffa'? - ci sarà chi si precipiterà ad accusarlo di aver puntato fin dall'incidente a un obiettivo simile, rimproverandogli di aver strumentalizzato cinicamente la morte dei suoi compagni per attirare "i riflettori" su di sé e le sue cicatrici; e chi accuserà il PD di strumentalizzare cinicamente lui, le sue cicatrici, la sua semplicità, la sua dignitosa sofferenza...

Io invece dico che il tipo è uno giusto: lucido, capace di esprimersi, consapevolmente critico, fermo nelle proprie convinzioni senza cadere nell'impulsività.

Sarà anche una scelta di facciata: ma... alla faccia della scelta!!!

(autore: sissi)

Non c'entra niente...

...con l'attualità politica, con gli avvenimenti del giorno, con le problematiche del momento. Ma me l'ha ricordata un amico e l'ho trovata una frase che fa riflettere. Sta dentro a un film che ha più di 10 anni, "La scuola" di Daniele Lucchetti, che utilizza materiale tratto da diversi libri di Domenico Starnone. Riferendosi al più bravo del suo corso, il professor Vivaldi (Silvio Orlando) dice: «Astariti non è bravo, è un “primo della classe”. Astariti non c’ha i capelli tagliati alla mohicana, non si veste come il figlio di uno spacciatore, non si mette le scarpe del fratello che puzzano. Astariti è pulito, perfetto. Interrogato, si dispone a lato della cattedra senza libri, senza appunti, senza imbrogli. Ripete la lezione senza pause: tutto quello che mi è uscito di bocca, tutto il fedele rispecchiamento di un anno di lavoro! Alla fine gli metto 8, ma vorrei tagliarmi la gola! Astariti è la dimostrazione vivente che la scuola italiana funziona solo con chi non ne ha bisogno.».

Ecco. Ora che sto scrivendo capisco che il nesso c'è, con le cose di questo periodo: vorrei che il PD riuscisse ad essere una forza politica capace di fare in modo che, nella scuola come nel lavoro, negli ospedali come nei tribunali, in fabbrica e negli uffici, anche gli italiani che non sono "tagliati" per essere i "primi della classe", ottenessero finalmente rispetto, opportunità, "empowerment", realizzazione di sé.

(autore: sissi)

venerdì 15 febbraio 2008

SIAMO LIETI DI APPRENDERE CHE...

...Mastella ha preso la sua decisione, ed ha dichiarato:
«Vado da solo, al centro c'è spazio»




(autore: sissi)

COMUNICAZIONE E POLITICA

Vabbe'. Domani Uòlter presenta il programma del PD: lo ascolteremo-leggeremo-valuteremo. Lo analizzeremo-discuteremo-apprezzeremo-criticheremo-difenderemo.

Intanto fatemi dire che se vogliamo poi, in ultima istanza, tutto sommato, alla fine della fiera, in conclusione DARGLI APPOGGIO e far sapere a tutti che "ci fidiamo di lui" (e magari provare a indurli a fare altrettanto), dobbiamo anche strologarci un po' il cervello per studiare NUOVI MODI per comunicare il nostro assenso, la nostra adesione, la nostra solidarietà, il nostro impegno.

E quanto a comunicazione, questo nostro stanco e spompato popolo di grandi affabulatori, poeti, immaginifici e cantastorie non è che abbia elaborato, ultimamente, tecniche granché efficaci e innovative.

Vi propongo perciò una piccola sfida: perché non proviamo ad inventarci qualcosa di simile a quel che hanno fatto i nostri amati ed ammirati e "guapisimi" cugini spagnoli?

Eccone qua un divertente esempio. E poi, a voi la fatica (e la soddisfazione) di elaborarne un corrispettivo "nostrano".

Vi dico subito che un'idea che potrebbe, forse, venirvi in mente, è già venuta a un mio cyber-amico: guardate qua...

Non male, eh?

Be', adesso... buona spremitura di meningi!

(autore: sissi)

La tassa sul lusso voluta dalla Regione Sarda è stata bocciata dalla Corte Costituzionale



Sono indignata: la c.d. "tassa sul lusso" imposta dalla Regione Autonoma della Sardegna a tutti quelli che nell'isola hanno "una seconda casa ad uso turistico" è stata ritenuta illegittima perché (dice un comunicato della Consulta) crea disuguaglianze fra residenti e non. E allora mi viene da chiedervi: una volta ritirata la tassa sul lusso per le ville super-miliardarie, i loro proprietarî hanno qualcosa di uguale a me? No: il loro ripostiglio in Costa vale più della mia casa.
E poi: perché per andare al mare in Versilia devo pagare 10 euro di ombrellone, 10 di sdraio etc., e tutta la spiaggia, lì, è regolarmente privatizzata?
A questo punto trovo una grande ingiustizia che i Sardi che hanno la seconda casa paghino la tassa e gli altri no.

Come dovrebbero fare i Sardi, visto che sono anche pochi, a incrementare e a migliorare tutti i servizi di cui c'è bisogno? Con quali soldi devono farlo?

(autore: Grazia)

Cura o tortura?

E vogliamo parlare dell'idea di rianimare ad ogni costo i nati sotto le 26 settimane di gestazione, ANCHE CONTRO LA VOLONTA' DEI GENITORI?

Sul sito del Ministero della Salute è stato pubblicato, una decina di giorni fa, il seguente documento, risultato del lavoro di una Commmissione di studio che per quasi un anno ha esaminato la questione dei nati estremamente prematuri.

Lo so che - come mi intimava burbanzoso il povero ranvit - potrei mettere semplicemente il link (¹), e poi il testo, chi vuole, se lo va a leggere: ma penso che alla fine lo fareste in pochi (poche?), certamente meno di quanti/e ci buttano un occhio qui, già che se lo ritrovano bello scodellato da sissi.

Cure ai nati molto pretermine,
il documento del gruppo di esperti riuniti dal Ministro Livia Turco
(4 febbraio 2008)

Il gruppo di lavoro “Cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse (22-25 settimane)”, istituito nell'aprile 2007 dal Ministro della Salute Livia Turco e coordinato dal presidente del Consiglio superiore sanità professor Franco Cuccurullo e dalla dottoressa Maura Cossutta, ha messo a punto un documento conclusivo, trasmesso al Consiglio superiore di sanità impegnato nell’estensione di un parere sulla stessa tematica. Il documento - condiviso all’unanimità dai rappresentanti dell’Iss, delle Società scientifiche e delle associazioni di ginecologia e ostetricia, pediatria, neonatologia, medicina perinatale e medicina legale - ha come finalità quella di contribuire alla definizione di apposite Raccomandazioni rivolte agli operatori sanitari coinvolti nell’assistenza alla gravidanza, al parto e al neonato estremamente pretermine. Nel testo si sottolinea che “nel corso degli ultimi decenni, profondi progressi diagnostico-terapeutici, sia sul versante ostetrico sia su quello neonatale, hanno immesso nell'agire professionale atti clinici che, da eccezionali, sono diventati frequenti. Non è più un fatto straordinario prestare cure mediche al travaglio di parto e al neonato di bassissima età gestazionale. Questa situazione interagisce con la società nel suo complesso e le decisioni ad essa connesse coinvolgono importanti aspetti umani, etici, deontologici, medico-legali, economici ed organizzativi”. Data questa premessa, nel documento si precisa che:
- la prevalenza di nascite in età gestazionali estreme è bassa (meno di 2 casi su 1000 nati vivi); - i lavori scientifici non sono numerosi e non sempre metodologicamente robusti a causa delle diverse modalità di arruolamento delle popolazioni in studio e della lunghezza del
follow-up dei nati;
- la prevalenza di disabilità e di morte varia con l’epoca gestazionale, comportando riflessioni sulle scelte assistenziali più appropriate;
- nella valutazione del neonato, l’età gestazionale è considerata il parametro più indicativo di maturazione.
Per quanto riguarda le modalità di cura e assistenza rispetto alle età gestazionali il documento indica che:
- tra 22+0 e 22+6 settimane “
al neonato devono essere offerte solo le cure compassionevoli, salvo in quei casi, del tutto eccezionali, che mostrassero capacità vitali”;
- tra 23+0 e 23+6 settimane “
quando sussistano condizioni di vitalità, il neonatologo, coinvolgendo i genitori nel processo decisionale, deve attuare adeguata assistenza, che sarà proseguita solo se efficace”;
- tra le 24+0 e 24+6 settimane “
il trattamento intensivo è sempre indicato e va proseguito in relazione alla sua efficacia”;
- a partire dalle 25+0 settimane di età gestazionale vi è elevata probabilità di sopravvivenza, anche se dipendente da cure intensive.
Nelle raccomandazioni che sono suggerite agli operatori sanitari nell’assistenza alla gravidanza, al parto e al neonato estremamente pretermine (22-25 settimane) si precisa che “
ogni decisione deve essere individualizzata e condivisa con i genitori, sulla base delle condizioni cliniche del neonato alla nascita e non può prescindere dalla valutazione dei dati di mortalità e disabilità riportati in letteratura riferiti alla propria area”. Il documento sottolinea che “il neonato non sottoposto a cure intensive, perché considerato non vitale, ha diritto a cure compassionevoli. Deve essere trattato con rispetto, amore e delicatezza. A tali cure è anche candidato il neonato, pur rianimato inizialmente, che non dimostri possibilità di sopravvivenza e per il quale il trattamento venga considerato non efficace ed inutile”. In ogni ambito di decisione, ai genitori deve essere offerto il massimo supporto sul piano psicologico. Per i bambini dimessi dalle terapie intensive si raccomanda inoltre il follow-up almeno fino all’età scolare.

Ve lo immaginate Storace a fare di nuovo il mestiere di Livia Turco? C'è da rabbrividire solo al pensiero...
________________

(¹) Per ulteriori approfondimenti sul tema, vi segnalo, comunque, anche un articolo assai circostanziato pubblicato qui: www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=78312

(autore: sissi)

TROPPO FORTE



sullo stesso sito dove la petizione segnalataci da Manu (¹) ha raccolto in poche ore oltre 1.000 firme, ho trovato quest'altra:

Petizione contro la pillola abortiva (²)


al Presidente della Repubblica
al Presidente del Consiglio dei Ministri
al Ministro della Salute…
al Presidente della Regione Puglia

- premesso che, la pillola abortiva RU486, associata al misoprostol, derivato prostaglandinico induttore della contrattilità uterina, ha causato la morte di 16 donne, di cui 7 per infezione da agente batterico gram positivo anaerobio Clostridium Sordellii, 2 per shock settico da batterio Clostridum Perfringens, 1 da choc cardiovascolare, 1 da gravidanza ectopica, 1 da emorragia massiva, 1 dovuta a porpora trombotica, ed, infine, 3 decessi avvenuti in Gran Bretagna dei quali non si conoscono esattamente né le cause, né, tanto meno, le modalità di somministrazione dei farmaci;
- premesso che, il rischio di mortalità dell’aborto con RU486 è dieci volte superiore rispetto all’aborto effettuato con aspirazione o raschiamento;
- premesso che, lo schema di trattamento farmacologico con mifepristone e prostaglandine nell’ambito di un’interruzione volontaria di gravidanza di tipo medico avrebbe causato, secondo la Food and Drug Administration, ente governativo americano per la regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, circa 950 eventi avversi, tra cui 116 casi di trasfusioni con almeno 15 donne che hanno perso più della metà del sangue, 232 ricoveri ospedalieri, 88 casi di infezioni, 27 gravidanze extrauterine e 9 incidenti quasi mortali, segnalati dal settembre 2000 al 31 marzo 2006;
- considerato che, la procedura abortiva con farmaci abortivi si pone in netto contrasto con le disposizioni contemplate nella Legge 22 maggio 1978, n. 194, recante >, segnatamente con l’articolo 8, il quale prevede l’effettuazione e, quindi, il completamento dell’operazione di Ivg all’interno di una struttura pubblica ospedaliera;
- considerato che, secondo quanto riferito dal quotidiano Secolo XIX il 2 febbraio 2008, la pillola abortiva RU486 potrebbe entrare nel prontuario farmaceutico di tutti gli ospedali italiani il 19 febbraio 2008, giorno in cui sarebbe previsto il via libera da parte dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (Aifa) all’utilizzazione del summenzionato medicinale;
- considerato che, la bozza del nuovo piano della salute della Regione Puglia include la possibilità per gli ospedali pugliesi di introdurre il metodo farmacologico con RU486 per le interruzioni di gravidanza;
AZIONE GIOVANI BARLETTA chiede la sospensione immediata dell’iter di approvazione della RU486, in tal guisa da permettere ai tecnici del Ministero della Salute di procedere ad un’analisi più approfondita dei rischi legati alla pillola abortiva, immune da qualsiasi contaminazione di carattere ideologico.

Felice che la pappardella terroristica di cui sopra, dall'11 febbraio scorso, di firme ne abbia raccolte 76 (settantasei), sono lieta di annunciarvi che, evidentemente... dio ESISTE!

______

(¹) LIBERADONNA, meritevole raccolta di firme per scuotere la sinistra rispetto ai temi della laicità e di cui, appena superati alcuni problemi tecnici, spero di poter al più presto mettere un banner.

(²) una nota a latere precisa che la petizione è stata creata da (e scritta da) tal Luigi Curci.

(autore: sissi)

COERENZA, CHI ERA COSTEI? (2°)



Saccheggio spudoratamente il sito http://www.altrestorie.org/, ma trovo questo collage di dichiarazioni irresistibile, nella sua concisa ed efficace stigmatizzazione di un certo spirito italico...

Il Cavaliere ha distrutto la Cdl, e ora dovremmo bussare alla sua porta con il cappello in mano e la cenere in testa? Non siamo postulanti. Io tornare all'ovile? Sono il presidente di An, non una pecora”.


Cosi parlava Gianfranco Fini poco più di un mese fa, il 16 dicembre 2007. In quei giorni, dalla fine di novembre in poi, Fini menava come un fabbro sul leader della Cdl: "Riuscirò a farlo ragionare, basterà minacciare di colpirlo sulla riforma delle televisioni. Per lui al primo posto c'è l'interesse personale....

Ed ecco un florilegio di frasi e accuse di quei giorni, quando Fini [...] ululava come un lupo contro il predatore Berlusconi.

16 novembre: “Caro Silvio, adesso voltiamo pagina”, diceva Fini all'alleato dalla prima pagina del Corriere della Sera il 18 novembre, dopo aver sentito il discorso del predellino; poco più avanti: “siamo alle comiche finali”; e ancora: “Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione. Se vuole fare il premier deve fare i conti con me, che ho pure vent'anni di meno. Mica crederà di essere eterno...”. Poi, preveggente: “Lui a Palazzo Chigi non ci tornerà mai. Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avrà mai più. Mai. Si faccia appoggiare da Veltroni”.

Per sovrammercato, il 23 novembre, il Secolo d'Italia scrive: “Abbiamo vissuto l'epoca berlusconiana con un certo qual senso di disagio. (...) Le vignette che lo rappresentavano come uno scodinzolante cagnolino intorno a Bush hanno fatto il giro del mondo (...). Non si sottovaluti la portata di queste sue celebri gaffes internazionali”.

Non l'avete trovata una lettura edificante? Certo più di questa immagine, che speriamo di non dover rivedere presto, dal vivo...


(autore: sissi)

giovedì 14 febbraio 2008

Per chi si trova a Roma sabato 23 febbraio



Vi ricordate della notizia che vi ho dato tempo fa, relativa all'appello promosso dal comitato Laicità e Civismo? Bene; avendo aderito (con altre 800 e più persone) a quell'iniziativa, ho ricevuto questa e-mail, di cui vi informo, casomai voleste/poteste partecipare anche voi...

Cara amica, caro amico,
ti scrivo anche a nome di Barbara Pollastrini, Albertina Soliani e Gianni Cuperlo per comunicarti che il seminario sulla laicità si terrà a Roma, sabato 23 febbraio 2008, allo Spazio Congressi Roma Eventi, Via Alibert 5a (alle spalle di Piazza di Spagna).
Sul programma, gli orari e gli aspetti logistici daremo indicazioni più precise nei prossimi giorni [per tenervi aggiornati, seguite le informazioni che saranno messe sul sito www.laicitaecivismo.it (n.d. sissi)]. Per iscriversi al seminario è utile inviare una mail di conferma all’indirizzo: info@laicitaecivismo.it .
Ti ringrazio per la tua attenzione e ti attendiamo al seminario.
Silvana Giuffrè

=§=

Bene; spero di incontrare qualcuno di voi. Non sarà difficile riconoscermi: io sarò quella con la Repubblica sotto il braccio (EHEHEH) Winky 2

(autore: sissi)

L'editoriale di Ritanna



Lo so che è lungo e sullo schermo dà noia leggerlo... stampatevelo, magari, e poi portatevelo in metropolitana, dal parrucchiere, in ufficio, al gabinetto...: ma leggetelo, per favore.


Caro Giuliano - Sento il bisogno di mandarti qualche riga da Parigi per due motivi. Perché la questione dell’aborto anche per me è troppo importante per poter essere liquidata fra noi in qualche battuta prima o dopo la trasmissione. E perché ho l’impressione che nella polemica – inevitabile quando si fanno delle battute e, pressoché d’obbligo, con il tuo caratterino – mettiamo da parte le questioni sulle quali potremmo constatare una vicinanza e non approfondiamo quelle sui cui la distanza per il momento non si può colmare. Cominciamo dal punto in cui siamo più lontani. Tu dici che l’aborto è un omicidio, perché attraverso di esso si elimina una vita. Colpevole di questo omicidio è la donna, che avrebbe potuto essere madre e ha scelto di non esserlo. So bene che non è tua intenzione attaccare per il momento (domani non so) la legge 194 e che la tua è una battaglia culturale ed etica contro il disvalore rappresentato dall’interruzione di gravidanza, ma su questo punto di partenza la lontananza è grande. E, temo, incolmabile. In generale le donne che hanno abortito, ti parlo per esperienza personale e per conoscenza profonda di molte di loro, non si sentono in colpa. Ti sei mai chiesto perché? Se non si pensa di liquidare la questione dicendo che dipende da una loro scarsa consapevolezza (che è più o meno come dire che le donne non hanno un’anima) alla domanda va data una risposta. La mia è semplicemente questa. Nel momento in cui il corpo della donna è fecondato, esso contiene la possibilità di un’altra vita anch’essa autonoma e consapevole. Non quindi una semplice escrescenza, non grumo di materia ma, sia pure in potenza, una seconda vita. Dico “in potenza” non solo perché essa è priva di coscienza e di relazioni ma perché non può esistere senza la prima. Per un lungo periodo fa ancora parte del corpo della madre. L’uno si divide in due, ma la seconda entità è unita alla prima in modo così inscindibile che la donna nel momento in cui decide di eliminarla pensa di eliminare parte di se stessa. Per questo soffre, ma non si sente in colpa. Per questo parla di aborto e non di omicidio, per questo nel momento in cui la stacca da sé e si contrappone all’evento naturale della nascita compie un atto di violenza ma che è rivolto soprattutto al suo corpo che potrebbe diventare altro e non ad un “altro corpo”.
E pur tuttavia di un’altra vita si tratta. E allora eliminarla, sia essa così dipendente dalla prima, come io penso, o già del tutto formata e indipendente, pone delle inevitabili domande: è un bene o un male? è giusto o ingiusto? Non ho dubbi ad essere d’accordo con te e a rispondere che è un male e che è ingiusto. Ma poi c’è un’altra domanda: chi è responsabile di questo male e di questa ingiustizia? Qui di nuovo le nostre opinioni si dividono. La tua risposta è che la colpa è della donna che sacrifica il suo essere madre sull’altare della libertà, del piacere o dei diritti. Io credo che la donna sia insieme la vittima e l’esecutrice di una condanna che altri hanno deciso. E allora, ancora: chi emette quella sentenza che impedisce ad una vita potenziale di diventare vita reale attraverso un intervento traumatico e innaturale sul corpo femminile?
I motivi per cui si abortisce oggi sono molti. Alcuni sono simili, altri diversi da quelli per cui si abortiva trenta o cento anni fa. L’immigrata spesso abortisce perché non può mantenere un figlio, la ragazza perché vuole studiare e laurearsi, la donna che lavora perché preferisce per il momento dedicarsi ad altro. E, naturalmente, c’è anche chi si sente disturbata nelle sue comodità e nella sua libertà. In un passato non troppo lontano si interrompeva clandestinamente la gravidanza perché fuori dal matrimonio era una vergogna. Voglio dire che ogni aborto anche se ha una storia propria, spesso dolorosa, appartiene anche ad una storia collettiva, al rapporto che in quel momento la società ha con le donne, la maternità, la paternità e la funzione della famiglia. Tu hai raccontato di recente una tua personale e dolorosa esperienza. La donna cui eri legato ha interrotto la gravidanza aiutata da una famiglia e da un ambiente di sinistra che a tuo parere con leggerezza proteggeva e giustificava l’aborto e che ti ha impedito di essere padre. Io ho abortito, clandestinamente, e in modo disperato. All’origine una famiglia diversa dalla tua, di provincia, piccolo borghese e perbene in cui l’aborto era una vergogna perché non erano ammessi i rapporti sessuali prima del matrimonio. Non ho avuto protezione, né solidarietà, ma una sala da pranzo alla periferia di Roma, un medico gentile e un’amica che mi stringeva la mano. Non mi compiango, ma ho lottato e lotterò sempre perché nessuna donna viva quella brutta esperienza.
Tu accusi e condanni le donne in carriera che magari hanno la possibilità di mantenere un figlio e decidono di interrompere la gravidanza. Ti sei chiesto quanto ha contribuito quel mito del successo, del denaro, del potere che tanto permea la società in cui viviamo? E se un’immigrata, che nel suo paese non l’avrebbe fatto, decide di abortire non lo fa in nome di una speranza di una vita migliore per sé e per l’eventuale figlio? Non sto facendo del relativismo di bassa lega, né sto dicendo che non esistono responsabilità personali e collettive. Se riesco a finire questa lettera vedrai che non mi tiro indietro anche nella ricerca e nella individuazione di alcune colpe delle donne. Ma prima alcune cose ancora le devo dire. E queste riguardano l’oggi, l’occidente, il mondo in cui viviamo. Tu accusi le donne di volere innanzitutto la libertà, di sacrificare a questa falsa dea principi più profondi e non negoziabili come quelli della vita umana. Ma perché le donne, solo le donne, dovrebbero essere estranee e non essere ammaliate dalla sirena delle false libertà? Anche esse vivono in un mondo in cui quella sirena è stata esaltata nei costumi, nell’economia, nella vita sociale. Un mondo che molti di coloro che oggi fanno una campagna culturale e politica contro la libera scelta della donna non criticano, anzi apprezzano e approvano. In cui vige la libertà di distruggere la natura, di produrre senza alcuna considerazione per la vita degli uomini e delle donne, in cui – si dice, mentendo – tutti sono liberi di lavorare e di non lavorare, di fare sesso o di non farlo. Se guardi bene, oggi l’aborto in Italia riflette perfettamente la società in cui viviamo. Abortiscono le immigrate per bisogno e per speranza. Abortiscono le italiane (sempre meno per fortuna) perché si adeguano ad una società che esige emancipazione (ed è un bene) e comodità e benessere, certi, per gli uomini e per le donne nel momento in cui decidono di fare un figlio. E questo anche a me mette dei dubbi. Ma non solo sulle donne, bensì su tutti noi, sui nostri valori, sul nostro modo di concepire la vita. Dare la colpa alle donne è comodo, molto comodo. Consente di non vedere il resto, delimita il peccato, lo riduce alla responsabilità di un sesso, non mette in discussione nulla del resto, non guarda le cause. Non mette sotto valutazione critica la società e i valori che riproduce. Non guarda anche agli uomini, questo “primo sesso” così assente e così lontano, così privo di solidarietà nelle scelte pubbliche e private. E per peggiorare la situazione, per renderla più drammatica si ricorre alle parole assassinio o omicidio.
Non c’è bisogno, credimi, di ricorrere a queste parole per dire che sarebbe bene che una vita potenziale non venisse soppressa, che proseguisse il suo corso, che fosse accolta dal padre e dalla madre, che fosse frutto dell’amore e della solidarietà di una coppia.
Ma ti ho promesso di non tirarmi indietro rispetto alla responsabilità delle donne. Faccio di più. Non mi tiro indietro rispetto alle responsabilità delle donne della mia generazione, delle femministe, di coloro che hanno lottato per la libera scelta. Abbiamo fatto bene, abbiamo fatto un passo importante. Non tornerei indietro neppure di un centimetro. Sono orgogliosa di quella battaglia. Ma abbiamo sbagliato quanto abbiamo considerato quel passo definitivo e compiuto. Quando non abbiamo visto che garantire la libera scelta della donna era il primo gradino di una lunga scala e che gli altri gradini, una volta salite sul primo, erano dotati di altrettanta importanza. Una volta che una donna è libera di scegliere, diventa fondamentale cercare anche, incessantemente, la scelta più giusta.
Ci siamo ribellate alla società che non ci voleva libere di scegliere, ma subito dopo ci siamo adeguate ad una società che, in nome di quella libertà, confinava la maternità ad un ruolo secondario. Riduceva la nostra libera scelta a rinuncia, potevamo abortire ma non davvero procreare. Sento che questo è avvenuto, anche per colpa nostra, per un nostro peccato di omissione, per la nostra incapacità di andare avanti, per una sorta di pigrizia intellettuale. Ti riconosco il merito di aver dato una scossa a questa pigrizia. Aggiungo però che il modo in cui stai conducendo la tua battaglia può portare ad un risultato opposto a quello che credo tu voglia raggiungere: la riduzione al minimo degli aborti, la consapevolezza che esso è un male per la donna, per la società e per quella vita in potenza che la donna contiene. Parlare di omicidio e dare la colpa alla donna non può che portare ad un atteggiamento di difesa, ampiamente giustificato dalla profonda ingiustizia che questa affermazione contiene. Dire che quella vita che è dentro di lei non appartiene a lei, ma alla società, allo stato e a Dio significa ridurre la maternità a fatto casuale e tecnico, non vederne la grandezza, il mistero, l’ambiguità. Sì, anche l’ambiguità, che va contemplata e accettata, con una certa dose di umiltà da parte di tutti, donne, uomini, istituzioni laiche e religiose. E questa umiltà di fronte a tanta grandezza e a tanto mistero che mi spinge a non volere fare polemica, ma a voler discutere anche con chi sento lontano da me. E a cercare una mediazione, se non posso trovare un accordo. Oggi quello che ci separa è l’idea della vita. Tu parli della vita come se fosse sempre uguale, con una dignità ed un’importanza assoluta, già data e affermata nel mondo in cui viviamo. Con l’unica grande, terribile eccezione del feto. E invece non è così. Oggi la vita di un ricco vale di più di quella di un povero e infatti i poveri vivono di meno. La vita di un vecchio vale meno di quella di un giovane. La vita di una donna meno di quella di un uomo. Per i fondamentalisti islamici la vita di un infedele non vale niente. Per molti nel nostro civile occidente la vita di un bambino palestinese ha un valore trascurabile. La vita di un militare vale, per patto istituzionale, meno della vita di un civile. Gli oppressori considerano nulla la vita degli oppressi. Chi è oppresso si sente giustificato nell’eliminare la vita dell’oppressore che fino ad allora ha impedito la sua. Non sono state questo le grandi rivoluzioni? E chi giustifica la guerra non considera la vita del suo nemico inferiore alla sua e ai princìpi per i quali combatte? Insomma la vita ha valori diversi ed è ordinata secondo gerarchie che cambiano e non sempre in meglio. A cominciare dalla gerarchia che noi tendiamo colpevolmente a rimuovere che è quella fra la vita umana e la vita animale. Quanto dolore provoca nel nostro mondo la presunta superiorià della vita umana? Io so che viviamo in un mondo così. La mia concretezza e il mio realismo mi fanno misurare ogni giorno quelle gerarchie così forti nel valore della vita, persino con una dose di ossessione, la mia utopica aspirazione all’eguaglianza non è che la volontà o il sogno ad un valore della vita più universale e condiviso. Che abbracci anche – e mi piacerebbe che fosse così – anche quella vita in potenza che è il feto. Tu – mi pare – accetti e non ti curi di quelle gerarchie e di quelle ingiustizie sul valore della vita, ritieni inevitabile la guerra e fissi la tua battaglia, indirizzi la tua utopia, sull’eguaglianza della vita del feto, di quella che io definisco vita in potenza. E ti importa poco che quella affermazione possa portare ad una ulteriore gerarchia che cancella il corpo femminile, riduce la metà del genere umano a puro contenitore. Per te questo è un fatto così trascurabile che non merita neppure la ricerca di una mediazione. Io, invece, in questi giorni ho pensato che le donne una nuova mediazione devono trovarla, che un nuovo patto deve essere stipulato fra noi, la scienza e lo Stato, un patto nel quale abbiamo molto da pretendere e nel quale molte cose possono essere ridiscusse. Oggi la scienza mi dice che quella vita che è dentro di me può essere autonoma dopo la ventiduesima settimana. E’ una cosa di cui devo tener conto e su cui posso pensare di modulare un nuovo patto con lo Stato. Posso pensare di cedere parte della sovranità del mio corpo, per affidarla ad altri, alla comunità e a chi la rappresenta dal momento che so che quella vita potrebbe esserci anche senza il mio corpo. Ma pretendo che i risultati scientifici vengano utilizzati anche per difendermi da una maternità indesiderata, che la società non mi lasci sola e continui a farsi carico di questo. Voglio che le donne che abortiscono abbiano comprensione e compassione. Molto di più di quelle che hanno avuto finora. E ancora voglio che la maternità sia difesa davvero in una comunità pronta ad accoglierla nella concretezza della vita quotidiana e non nella retorica dell’inno alla vita. E naturalmente voglio anch’io lottare per restituire alla maternità il suo valore. Non mi piace per nulla una società in cui un uomo ed una donna decidono che è meglio interrompere una gravidanza perché prima di avere un figlio bisogna finire di pagare le rate dell’automobile. Quella vita possibile è comunque infinitamente più importante di un’automobile. E mi fa un po’ schifo un mondo in cui l’automobile sia più importante di un figlio. Ma quella donna, non la disprezzo. Vorrei aiutarla a riconoscersi meglio, vorrei che si rendesse conto di quello a cui è costretta a rinunciare, dell’inganno a cui è sottoposta. Posso farlo? Sì, posso farlo se parto dalla sua libertà. Se non penso neppure un attimo di cancellarla. Altrimenti – è inevitabile – difenderà (e io sarò con lei) la pur limitata e ingannevole libertà che ha e, naturalmente, l’automobile. Forse, caro Giuliano, mi sbaglio, ma ho l’impressione che se discutessimo del che fare, insieme a molto disaccordo troveremmo qualche punto di accordo su una questione vera e importante che si ripropone in termini nuovi. Non cercare quella mediazione, ma accontentarsi di accusare, inveire, cercare facili consensi, a volte privi di motivazioni e di parola, come a volte mi pare che tu stia facendo, sia pure con tutta l’intelligenza e la passione che possiedi, questo sì mi sembra un peccato. Ciao

Era giusto leggerselo, no?

(autore: sissi)

COERENZA, CHI ERA COSTEI? (1°)




1° puntata, tanto per mantener vive certe memorie..

(autore: sissi)

194: gli slogan di alcuni, le follie di altri



Sto facendo un giro sulla Rete per verificare le notizie sulle manifestazioni di oggi...

Finora il cartello più bello (estremamente "romano"!) mi sembra quello del sit in di Lungotevere a Ripa (dove - per inciso - le donne hanno "serenamente e pacatamente" sfondato il cordone di poliziotti che aveva il compito di tenerle a debita distanza dal Ministero della Salute...):

«Ferrara, fatte 'na lista de psichiatri»

Lo trovo non solo semplicemente sublime, ma anche oltremodo sensato, visto quanto - a stare alle notizie raccolte - sta farneticando giorno dopo giorno il tipo:

Ferrara: "farò test sindrome Klinefelter"
ROMA, 2008-02-14 13:37 - "Mi sottoporrò alle analisi del sangue perché penso di avere la sindrome di Klinefelter". Lo ha detto il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara, intervistato da Maurizio Belpietro su mattino 5 [trasmissione quotidiana della fascia antimeridiana su Canale 5, n.d. sissi], facendo riferimento alla donna che ha abortito nei giorni scorsi al Policlinico di Napoli alla quale era stato diagnosticata una malformazione del feto legata alla sindrome di Klinefelter. Questa sindrome, ha spiegato Ferrara, è dovuta a un difetto dei cromosomi che determina tra l'altro un'alterazione degli organi sessuali; "e siccome ho testicoli piccoli e grandi mammelle - ha aggiunto - farò le analisi".
Parlando della sua lista per la vita Ferrara ha ricordato che l'iniziativa "ha indotto molti a ripensarci sulle tematiche affrontate" [...].
Quanto ai finanziamenti per la lista, Ferrara ha detto: "parto con un mio assegno di 250 mila euro la cui foto verrà pubblicata, così come la foto dei miei testicoli".

«Che ce volemo fa'? semo in Italia e cce tocca puro questo... dato che - com'è noto - "a cchi ttocca nun z'engrugna"»... (per dirla alla maniera di zizzania!)

(autore: sissi)

Sarà per questo che Veltroni non l'ha voluta espellere?



...e, cioè, perché anche Binetti, forse, ha un'anima?

L'interrogativo, per quanto sconcertante, mi si è posto stamani, leggendo le dichiarazioni che pare abbia fatto sull'episodio di Napoli. Sentite qua quel che si legge oggi su l'Unità on line:

Di fronte all'inaudita irruzione nell'ospedale a Napoli, si mobilita persino la Paola Binetti. «Un'aggressione inaccettabile», ha detto la senatrice "teodem" del Pd. Sulla donna interrogata dai poliziotti dopo aver abortito, Binetti osserva che gli agenti «le hanno mancato di rispetto. Se davvero c'era bisogno di ascoltarla avrebbero dovuto aspettare che uscisse dall'ospedale» e aggiunge che «su questa donna si è scaricata la tensione prodotta da polemiche che durano da mesi» attorno alla legge 194.

E non è finita qui! L'articolo prosegue con questa sorprendente rivelazione:

Secondo Binetti la 194 non va modificata ma applicata in modo illuminato: «Chi si prefigge l'obiettivo» di cambiare la 194 «non credo che sia nel giusto. Questa legge non va modificata, basta applicarla in ogni sua parte, in modo illuminato, soprattutto sul piano della prevenzione e delle alternative all'aborto, intese come sostegni concreti alle donne».

che v'aggi'a dicere?!? la vita riserva delle belle sorprese, a volte... basta non demoralizzarsi mai e insistere ad andare avanti...

(autore: sissi)

mercoledì 13 febbraio 2008

COMUNICAZIONE "DI SERVIZIO"

Si terranno domani GIOVEDI' 14 FEBBRAIO
numerose manifestazioni di protesta
contro "l'azione violenta e ingiustificata
perpetrata ieri al Policlinico Federico II di Napoli"
(secondo le parole del comunicato emesso oggi dall'Unione Donne in Italia).

Manifestazioni organizzate dall'UDI

1. a Napoli grande raduno in piazza Vanvitelli alle ore 17;
2. a Bologna l'appuntamento è alle 17 sotto l'Ospedale Sant'Orsola, via Massarenti, 9;
3. a Milano ci sarà un presidio sotto la clinica Mangiagalli alle 18.

4. a Roma ci sarà poi, a partire dalle 17, un sit in di fronte al Ministero della Salute (lungotevere Ripa, 1), convocato dall'assemblea delle femministe e lesbiche romane, tenutasi oggi presso la Casa internazionale delle donne, a cui hanno partecipato numerosissime donne di tutte le età, per manifestare la propria condanna "ferma e determinata" contro quella che definiscono "una vera e propria dichiarazione di guerra. Una violenza contro il corpo delle donne, istigata dalla crociata per la moratoria sull'aborto" - come si legge nel comunicato diffuso al termine dell'assemblea - "una dichiarazione di guerra annunciata, preparata, provocata e istituzionale, da quando lo Stato e la politica hanno abdicato alla loro responsabilita' e alla scelta di laicità".

Per parte mia, mi limito ad un'unica postilla (amara quanto, purtroppo, scontata): con la quale mi sento obbligata a sottolineare come l'indignazione, la protesta, la difesa della dignità, del rispetto e della legalità, quando si tratta di "faccende di donne", le sentono e le praticano, in quasi totale aureo isolamento, solo le donne.

(notizie AdnKronos e dal sito dell'UDI; autore: sissi)

La pillola del giorno dopo - Storia o attualità?



Tutta per voi, da leggere magari a puntate, eccovi un'interessante ed istruttiva antologia, curata dalla rassegna stampa dell' UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti), che ha collazionato brani di articoli, interviste e commenti apparsi al momento della messa in commercio della "pillola del giorno dopo" (tra il 30 ottobre e il 10 novembre 2000).

ANTEFATTO: IL PROVVEDIMENTO

Su Repubblica del 30 ottobre Nello Martini, direttore del Dipartimento di farmacologia del ministero della Sanità, aveva precisato: «il medicinale è stato autorizzato al termine di una procedura europea di “mutuo riconoscimento” proposta dalla Francia dove è in commercio dal marzo scorso. Dopo una valutazione tecnico scientifica della validità del farmaco in termini di qualità, efficienza e sicurezza, tutti i Paesi coinvolti sono tenuti ad autorizzare la specialità medicinale. Il foglietto illustrativo del farmaco è stato curato, nella versione italiana, ampliando in modo particolare le informazioni per il corretto uso del medicinale» [essendo le donne italiane, come è noto, più sceme delle altre...]. Insomma, tutto tranquillo, un provvedimento che entrava in vigore nella semi-indifferenza generale: invece, l’avvio della vendita nelle farmacie (1° novembre) ha dato la stura al solito intervento integralista vaticano, con l’usuale seguito di lacchè e l’imbarazzo degli ultimi mohicani rimasti a difendere la laicità dello Stato.

Già l’intervento del ministro della Sanità Umberto Veronesi dell’1 novembre era inspiegabilmente sulla difensiva: «l’autorizzazione alla commercializzazione in Italia del farmaco è una procedura comunitaria pressoché automatica, in virtù del cosiddetto mutuo riconoscimento. Il processo di unificazione europea passa anche attraverso i ricettari dei medici e i banchi delle farmacie. È legittimo che ad ogni cittadino europeo venga garantito il diritto di trovare a disposizione gli stessi farmaci da Lisbona a Palermo, da Stoccolma ad Atene». Veronesi ricorda infine che in Italia il ministro ha disposto “norme severe di prescrizione per evitare un uso disinvolto del farmaco”, e che comunque da anni “sono usati in Italia metodi meccanici che impediscono l’annidamento e sono in commercio anticoncezionali contenenti lo stesso principio attivo“: «Chi, per motivi etici e religiosi, è convinto oppositore della 194 avrebbe dovuto gioire alla notizia che ora esiste in Italia un prodotto anticoncezionale che, semplicemente simulando un evento naturale quale il mancato annidamento dell’ovulo, sottrae le donne al rischio di trovarsi di fronte al dramma di dover decidere le sorti di un embrione sottoponendosi all’interruzione volontaria della gravidanza presso le strutture del Servizio sanitario nazionale o peggio facendo ricorso clandestinamente a gente senza scrupoli che per anni ha fatto degli aborti un business».

Di fronte alle critiche vaticane, l’ex ministro Rosy Bindi si è subito defilato (da Repubblica del 3 novembre): «La decisione politica e amministrativa dell’autorizzazione è solo di Veronesi». Sarebbe stato necessario un lungo “approfondimento tecnico-scientifico”, spiega polemica la Bindi, che non era ancora concluso il 25 aprile, data d’insediamento di Veronesi.

«Troveremo un accordo - dice il segretario dei Popolari Pierluigi Castagnetti, del suo stesso partito - perché ci troviamo di fronte ad un provvedimento di governo che riprende una direttiva europea. Solo in Italia comunque solleviamo polveroni di questo genere». [Castagnetti non si chiede chi e perché li solleva. Noi invece ci chiediamo perché, in Italia, per giustificare un provvedimento di cui andare orgogliosi è sempre necessario nascondersi dietro alle direttive europee].

Vedendo i tentennamenti del governo, gran parte dell’opposizione a quel punto si è scatenata: per Riccardo Pedrizzi di AN si tratta di un colpo di mano di Veronesi “che, invece di passare attraverso il Parlamento, ha preferito firmare in silenzio un decreto”.

Tesi ribadita ufficialmente da Giuseppe Savagnone, su Avvenire del 2 novembre: «…questa volta la decisione è stata presa d’autorità dal ministro, escludendo il Parlamento e l’opinione pubblica da un dibattito che, come s’è detto, ha invece di per sé un importante valore politico. E questo, a parte la discutibilità di un tale procedimento dal punto di vista istituzionale, non sembra un metodo adatto a far crescere la democrazia».

Savagnone fa finta di non sapere che il Presidente del Consiglio Giuliano Amato aveva già dibattuto la cosa all’inizio di ottobre, rispondendo a un'interrogazione alla Camera dei deputati, in vista dell’imminente commercializzazione del prodotto: «Siamo in presenza» - spiegò - «di una di quelle situazioni in cui l’autorizzazione da parte di uno stato membro risulta obbligata, cioè vincolata, in ragione delle regole del mutuo riconoscimento comunitario». Un vincolo, chiarì Amato, esercitato già in altre occasioni. [Quindi o Savagnone era disinformato, oppure mentiva. Ma, guarda caso, agli inizi di ottobre il Vaticano ancora non aveva dato inizio al match, e le dichiarazioni di Amato passarono inosservate].

IL VATICANO PROTESTA: «È ABORTO!»

Il 30 ottobre uscì la presa di posizione ufficiale della Chiesa Cattolica: un documento della Pontificia Accademia per la Vita (un organismo internazionale quindi, che guarda caso si pronuncia però quando le cose riguardano noi italiani).
Un documento che fissava paletti altissimi: «la pillola del giorno dopo è un preparato a base di ormoni (estrogeni, estroprogestinici, oppure solo progestinici) che, assunta entro e non oltre le 72 ore dopo un rapporto sessuale presumibilmente fecondante, esplica un meccanismo di tipo “antinidatorio”, cioè impedisce che l’eventuale ovulo fecondato (che è un embrione umano), ormai giunto nel suo sviluppo allo stadio di blastocisti (5°-6° giorno dalla fecondazione), si impianti nella parete uterina. Il risultato finale sarà quindi l’espulsione e la perdita di questo embrione. Se può essere utile, per motivi di descrizione scientifica, distinguere con termini convenzionali (ovulo fecondato, embrione, feto) differenti momenti di un unico processo di crescita, non può mai essere lecito decidere arbitrariamente che l’individuo umano abbia maggiore o minor valore (con conseguente fluttuazione del dovere alla sua tutela) a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova. La gravidanza, infatti, comincia dalla fecondazione e non già dall’impianto della blastocisti nella parete uterina». [Viene da chiedersi perché, con simili premesse, il Vaticano non si impegni in una battaglia tesa ad impedire anche la dispersione del liquido seminale o la distruzione mensile degli ovuli: non vi sono anche lì cellule in grado di dar luogo a una vita umana?].

Umberto Veronesi rispose l’indomani, sostenendo che, pur «ritenendo più che legittime le preoccupazioni dei cattolici e rispettando le motivazioni etiche che le hanno ispirate […] l’Oms già nel 1985 aveva incaricato la comunità scientifica di individuare il momento di inizio della gravidanza. Dopo attenta analisi gli esperti avevano stabilito che essa ha inizio dopo l’annidamento dell’ovulo fecondato all’interno dell’utero».

Altri medici sono intervenuti sulla vicenda: per Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, tutti i farmaci approvati dall’Ue con la procedura centralizzata hanno diritto ad essere posti in commercio entro 90 giorni. «Se si tratta di aborto chimico o meno - dice Garattini - dipende dalle definizioni e dalle convinzioni religiose di ognuno. In questo caso si impedisce l’annidamento dell’ovulo e non c’è ancora un embrione che possa cominciare a crescere. Non c’è possibilità di sviluppo» (dal Corriere della Sera del 3 novembre).

Rilevante anche la presa di posizione del dottor Sandro Spinsanti, medico cattolico, intervistato da La Stampa il 2 novembre: «non c’è un’evidenza scientifica. Noi riteniamo che in un essere umano ci sia qualche cosa di più che in un altro essere animato o animale. Questo di più - l’anima - non si vede al microscopio».

Sicurezze cattoliche che vengono meno anche per don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, che sul numero del 5 novembre afferma: «possiamo concedere infatti che sia meno devastante per il fisico e la psiche della donna… minore è dunque il male: anche se minore, resta sempre un male».

Poche, ma dure, le critiche della stampa laica: Miriam Mafai (su Repubblica del 1° novembre), scrisse «la Pontificia Accademia pretende, con la sua dichiarazione di ieri, di fissare essa, contro il parere di studiosi e scienziati di tutto il mondo, il momento in cui inizia una gravidanza. La “pillola del giorno dopo” non provoca, come è ben specificato da tutte le ricerche, una interruzione della gravidanza, non provoca cioè un aborto. La pillola infatti, se assunta entro le prime 72 ore da un rapporto sessuale non protetto, evita che una eventuale gravidanza abbia inizio, dato che impedisce l’ annidamento dell’ ovulo fecondato nell’utero, processo che richiede almeno sei o sette giorni»; secondo Filippo Gentiloni (Manifesto, 2 novembre): «la maggior parte degli studiosi non è d’accordo su questa estensione del concetto di aborto. E, quel che più dovrebbe contare nei palazzi vaticani, non è d’accordo neppure la storia della dottrina cattolica: anche i più autorevoli studiosi cattolici del passato non sono stati concordi sul momento di inizio della persona umana. Perché, allora, questa improvvisa sicurezza? Forse per la necessità di riaffermare una specifica identità cattolica, in tutti i campi, anche - o soprattutto - in quello della morale sessuale, la più discussa e contestata. Perciò le prese di posizione di questa fine di anno giubilare».

Anche dal mondo politico poche voci critiche, quasi esclusivamente di donne. Ha sostenuto senza mezzi termini Micaela Goren (Forza Italia, responsabile sanità in Lombardia, da Repubblica del 10 novembre): «se è abortivo il Norlevo, allora lo è pure la spirale, anche quella impedisce l’annidamento nell’utero. E dovremmo forse macerarci nei sensi di colpa ad ogni mestruazione, visto che ogni volta va disperso “materiale genetico”, anche ovuli fecondati? Sono aborti anche quelli?». A sinistra, il ministro per le Pari Opportunità, Katia Bellillo (PdCI), ha avuto il coraggio di ricordare su Repubblica del 2 novembre un episodio della sua giovinezza: «La pillola del giorno dopo… Quante polemiche per una cosa che c’è già da anni, da tanti anni. L’ho usata anch’io. E non per questo ho pensato di aver abortito». Emma Bonino, dei radicali, ha sostenuto tesi ancora più dure: «che la Chiesa trovi difficoltà a coesistere con la modernità e la scienza, dai tempi di Galileo alla pillola del giorno dopo, non è una novità. Nulla da ridire, fin quando esercita il suo magistero nei confronti dei credenti. Ma dove il magistero spirituale si fa azione politica integralista è quando pretende di trasformare il precetto religioso in legge, il peccato in reato. Vietando il preservativo, l’aborto e la pillola del giorno dopo, la Chiesa propugna l’ideale della castità (non perseguibile per legge), ma di fatto ci ripropone i tempi bui dell’aborto clandestino».

LA CHIESA CATTOLICA LANCIA L’OBIEZIONE

Sempre l’ineffabile Pontificia Accademia per la Vita, nel suo documento lanciò l’ennesimo attacco alle leggi italiane: «Da un punto di vista etico la stessa illiceità assoluta di procedere a pratiche abortive sussiste anche per la diffusione, la prescrizione e l’assunzione della pillola del giorno dopo. Sono moralmente responsabili anche tutti coloro che, condividendone o meno l’intenzione, cooperassero direttamente con una tale procedura».

Posizione chiosata da Mons. Elio Sgreccia (da Repubblica del 3 novembre): «è lo Stato che obbliga il farmacista a operare contro i dettami della sua coscienza. Tutti hanno il diritto di non compiere azioni che ledono la propria coscienza. Soprattutto quando è in gioco la vita umana». «Ma la legge è chiarissima. I farmacisti hanno il dovere di distribuire farmaci prescritti dal medico», tenta invano di controbattere l’intervistatore. «Questa norma, l’articolo 38 della legislazione sulla sanità pubblica, si riferisce a medicine che servono a tutelare la salute. Qui siamo, invece, in presenza di sostanze soppressive di una vita umana. Se è così, allora è giusto modificare l’articolo. Bisogna cambiare la legge per consentire alla coscienza di esprimersi».

Sgreccia trovò subito un politico disponibile, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace, intervistato su Repubblica il 4 novembre: «come governatore, lei rappresenta tutti, anche quelli interessati a comprare la pillola del giorno dopo in farmacia o no?». «Come governatore, mi devo preoccupare anche, con occhio laicissimo, di chi considera questo prodotto un metodo abortivo. La 194 prevede l’obiezione pure per l’infermiere che maneggia il bisturi… non vedo perché un farmacista non possa essere eticamente contrario». Ma «per i farmacisti non c’è l’obiezione», «Appunto, si tratta di garantire l’obiezione anche a loro, integrando la legge 194».

L’invito all’obiezione rivolto ai farmacisti ha ovviamente sollevato le perplessità di molti commentatori (in realtà, i soliti). Miriam Mafai, su Repubblica del 1° novembre: «che la Chiesa condannasse l’uso della pillola era legittimo e prevedibile (ne vietò l’uso persino alle suore che erano state stuprate nel corso della guerra bosniaca)…». Piero Ostellino, sul Corriere della Sera del 1° novembre: «l’appello del Vaticano si configura come una sollecitazione agli “operatori del settore” ad appellarsi alla legge 194 che esonera il personale sanitario dal compimento di procedure e attività dirette a determinare l’interruzione della gravidanza se contrastanti con la coscienza personale. Esso, pertanto, come del resto recita la stessa lettera dell’appello, identifica nella pillola del giorno dopo non un contraccettivo, come sostiene il ministero della Sanità, bensì un metodo abortivo… in conflitto, in tal caso, secondo l’interpretazione della Pontificia accademia per la vita, non sarebbe la Chiesa con lo Stato, bensì finirebbero con essere fra loro le leggi di quest’ultimo. L’una, che impone ai farmacisti di vendere la pillola-contraccettivo; l’altra, che li solleva dal dovere di vendere la pillola-metodo abortivo».

Peggio ancora sul versante dei politici. Micaela Bongi, sul Manifesto del 1° novembre, commentò desolata: «dall’altra parte della barricata tutto tace. Isolata si leva la voce dei radicali contro la “guerra santa dei cattolici”».

FARMACISTI

Dal Corriere della Sera del 2 novembre: «Abbiamo compiuto passi informali» - spiega il leader dei medici cattolici Nino Di Virgilio - «Ci è stato risposto che per i farmaci non è prevista obiezione. Non demordiamo e stiamo insistendo perché la legge venga rivista e l’obiezione allargata. Qui è in discussione la vita. La pillola produce l’aborto chimico. E noi non possiamo accettare la prescrizione di un medicinale che interrompe la gravidanza». Siamo veramente alla guerra, allora? No. La posizione di Di Virgilio si rivelò isolata. Nello stesso articolo comparve la posizione dell’Ordine nazionale dei farmacisti: «non darei al prodotto una valenza così diabolica» - è la risposta del presidente, Giacomo Leopardi - «Pensiamo che può servire ad evitare gravidanze frutto di violenze sessuali, oppure che mettono a rischio la vita della donna. È giusto che sia venduto apertamente in farmacia. E non dimentichiamo che la pillola del giorno dopo è sempre stata utilizzata ricorrendo ai contraccettivi di prima generazione».

Filippo Gentiloni, commentando la ventilata obiezione sul Manifesto dello stesso giorno: «per fortuna, sembra che i farmacisti recalcitrino. Per il bene della laicità e anche - direi soprattutto - per il bene di tutte quelle donne che potrebbero ricorrere alla pillola contestata proprio perché non vogliono abortire: se non trovassero in farmacia la pillola del giorno dopo a chi dovrebbero imputare il loro aborto se non proprio alla Pontificio Accademia vaticana? A chi mandare il conto - soprattutto morale - dell’interruzione di gravidanza se non alla crociata vaticana?».

L’indomani, il ministro Umberto Veronesi sembrò aprire uno spiraglio: «per loro la situazione è un po’ più complessa visto che svolgono un servizio pubblico, dovrebbe intervenire il Parlamento con una modifica di legge, ma qualcosa va fatto perché uno Stato non può imporre la propria etica a tutti cittadini».

Piero Ostellino, lo stesso giorno sul Corriere della Sera: «una dose eccessiva di sonnifero, presa volontariamente, conduce al suicidio. Il suicidio è, per i credenti, peccato mortale. Perché i farmacisti cattolici non pretendono di poter esercitare l’obiezione di coscienza anche per la vendita dei sonniferi? […lo Stato…] non obbliga i cittadini cattolici a fare i farmacisti, se non vogliono vendere la pillola, così come non obbliga i credenti islamici a fare i macellai se non vogliono vendere carne di maiale».

Il cattolico Giuseppe Della Torre, a corto di argomenti, cercò di giustificare l’obiezione in questo modo (da Avvenire del 10 novembre): «si pensi, per esempio, ad una materia in cui proprio la causa della tutela della vita e del rifiuto della violenza (in altre parole della ragione del più forte), era - come oggi - egualmente coinvolta: il riferimento è all’obiezione di coscienza al servizio militare. Su questa linea, com’è noto, le ragioni laiche trovarono consonanze e solidarietà nel mondo dei credenti, permettendo finalmente di giungere alla famosa e storica legge del 1972».

Un argomento già demolito da Paolo Flores d’Arcais sul numero 4/2000 di MicroMega (in riferimento per di più all’obiezione nei confronti dell’aborto, garantita dalla legge): «chi si è battuto con più intransigenza per quel diritto lo ha sempre fatto perché il servizio militare era obbligatorio. Laddove esso diventasse facoltativo, ovviamente, cioè una scelta professionale come un’altra, pretendere di fare il militare e di non portare le armi sarebbe considerata una semplice bizzarria, una stranezza da non prendere nemmeno in considerazione». [A distanza di tempo si può notare come l’obiezione dei farmacisti non abbia preso piede, e lo stesso Vaticano taccia: quale la causa? Adesioni limitate all’appello pontificio, oppure, furbescamente, i farmacisti (imprenditori privati a differenza dei medici antiabortisti, dipendenti pubblici) hanno preferito non rinunciare agli introiti derivanti dalle vendite del farmaco?].

SIAMO O NON SIAMO IN UNO STATO LAICO?

L’attacco della Chiesa cattolica, né il primo né l’ultimo, ha riaperto la discussione sulla laicità dello stato. Livia Turco, ministro per la Solidarietà Sociale, intervistata da Repubblica l’1 novembre è stata la prima a sostenerlo: «la Chiesa ha tutto il diritto di lanciare messaggi in difesa della vita, anche con forza, rivolgendosi alla coscienza di tutti i cittadini ed ai legislatori, ma di fronte a una legge dello Stato non può invitare medici e farmacisti a disattenderla, a violare una norma che è anche europea, in questo caso è un attacco alla laicità dello Stato di cui non si sente il bisogno».

Miriam Mafai nello stesso numero ha rincarato la dose: «solo da noi si tenta di forzare questo limite, di passare dalla critica e dalla opposizione, all’appello alla disobbedienza civile. Quasi che solo da noi non si fosse ancora realizzata quella separazione tra Chiesa e Stato, che è fondamento di ogni moderna società», mettendo poi il dito nella piaga: «é possibile che posizioni troppo concilianti del mondo laico abbiano indotto le nostre autorità ecclesiastiche a questo errore. Ma si tratta di un errore, ed è augurabile che proprio da qui riparta una capacità dei laici di riproporre le loro ragioni, con il coraggio e la coerenza di cui non sempre hanno dato prova nel più recente passato».

Piero Ostellino, sul Corriere della Sera di due giorni dopo: «se le sue ragioni (della Chiesa, n.d.r.) fossero solo morali, perché non ha invitato anche i farmacisti cattolici degli altri Paesi dell’Unione Europea all’obiezione di coscienza?».

Incredibili le tesi di Giuseppe Della Torre (Avvenire del 10 novembre): «paradossalmente i credenti sono doppiamente vincolati nella fedeltà allo Stato: non solo, come ogni altro cittadino, per un dovere giuridico, cioè per un vincolo esterno; ma anche per un dovere morale, cioè per un vincolo interno. Forse non si riflette mai abbastanza sul fatto che, per il credente, “dare a Cesare quel che è di Cesare” è un precetto propriamente etico-religioso, che lo vincola in interiore homine ad una raddoppiata fedeltà all’autorità civile. Insinuare atteggiamenti intrinsecamente disubbidienti in chi professa la fede cristiana è quindi contro ogni evidenza. Almeno fino a che Cesare rimane nell’ambito che è suo proprio». [Chiaro, no? Fedeli allo Stato, ma solo se lo Stato è confessionale].

E GLI ITALIANI?

«L’hanno usata in venticinquemila. Ragazze di 17-18 anni, informate dalle amiche, del Nord Italia come del Sud, reduci da un “incidente” che nella maggioranza dei casi è un preservativo che si rompe». La prima indagine sulla pillola del giorno dopo è un lavoro dell’AIED, l’associazione italiana per l’educazione demografica, che ha organizzato un congresso a Roma il 9 novembre. L’analisi è stata possibile sulla base dei dati provenienti dai consultori. «Il 4% delle donne che si rivolgono a noi ci chiedono di fare contraccezione d’emergenza» - dice la ginecologa Gloria Dolciotti - «Hanno saputo di questa possibilità attraverso un passaparola fra coetanee, mai dai genitori, qualche volta dal medico».

Un sondaggio Datamedia del 3 novembre aveva appena promosso la pillola del giorno dopo: a favore il 68,2% degli intervistati, contrari il 22,3%, non ha risposto o ha detto «non so» il 9,5%. [Di fronte a questi dati la mancata rivendicazione di un provvedimento gradito alla stragrande maggioranza della popolazione non può che sorprendere, o far riflettere sul diffuso servilismo dei nostri politici nei confronti del Vaticano].

Eugenio Scalfari, su Repubblica del 5 novembre, ha avuto buon gioco nel commentare: «la Chiesa è libera di incitare i suoi fedeli a comportarsi in determinati modi; lo Stato dal canto suo ha il dovere di stabilire regole e garantire facoltà. Non c’è altro da dire su questo punto specie quando quelle regole e quelle facoltà derivano da direttive di fonte europea. I papisti clericali dovrebbero forse rifletter meglio e di più di fronte a sondaggi che registrano il favore alla pillola del giorno dopo da parte del 70 per cento della pubblica opinione. Ma questi sono fatti loro e non nostri». [Tuttavia, se i "papisti clericali" seguissero il consiglio e riflettessero di più, forse chi papista clericale non è, non sarebbe costretto a combattere tante battaglie per difendere i proprî - elementari! - diritti].

(autore: sissi)

MEMENTO 2: la B-story continua

Altri 3 video Envious istruttivi.

Who is Silvio Berlusconi (4)

No

Who is Silvio Berlusconi (5)

Grrr

Who is Silvio Berlusconi (6)

Mean

(autore: sissi)

MEMENTO

Tre video ci aiutano a ricordare A-ha! come ci vedevano all'estero Pants Falling Down alcuni anni fa...

e a immaginare Sneaky come potrebbero vederci Bathroom di nuovo tra meno di 3 mesi ...

Who is Silvio Berlusconi (1)

Sad

Who is Silvio Berlusconi (2)


Sad

Who is Silvio Berlusconi (3)

Crying 2

(purtroppo, continua...)

(autore:sissi)

I DIABOLICI



(autore: sissi)

martedì 12 febbraio 2008

Non ho parole...



«Non poteva mancare l'intervento della Conferenza episcopale che, dopo la "bocciatura" del film Caos calmo da parte del settimanale Famiglia cristiana, non poteva perdere quest'occasione per redarguire i giovani dalle "tentazioni" di stampo cinematografico. Padre Nicolò Anselmi, responsabile per la Pastorale giovanile della Cei, ha scritto una lettera ai giovani che dal 15 al 20 luglio si recheranno a Sydney per la Giornata mondiale della gioventù esortandoli a non andare al cinema a vedere il film interpretato da Nanni Moretti e Isabella Ferrari e finito sulla graticola (secondo molti montata ad arte per fare un po' di pubblicità gratuita) per una scena di sesso tra i due protagonisti, alla vigilia dell'uscita nella sale cinematografiche.

"Scena erotica pesante" - Per don Nicolò Anselmi, la scena di sesso tra i protagonisti del film è una "scena erotica pesante". "Chiacchierando con un gruppetto di giovani - ha detto don Anselmi - è venuto fuori che la scena è già in versione integrale su YouTube e che già il TG nazionale qualche sera fa ha dedicato pochi secondi alla guerra civile in Kenia e molti minuti alla presentazione del film e della scena in particolare; una giovane me ne ha parlato via e-mail definendola terribile: i due attori fanno l'amore in piedi, vestiti, senza guardarsi in faccia".

"Stupito e disturbato" - Per don Anselmi viene resa una versione del sesso al di fuori di un contesto familiare e rivolto alla procreazione. "I due attori fanno l'amore in piedi, vestiti, senza guardarsi in faccia: capisco che la scena vada letta e inserita nel contesto del film - spiega infatti il sacerdote - ma confesso che anch'io sono rimasto stupito e disturbato: da un bravo regista e coraggioso idealista come Moretti e da un volto sensibile e delicato come la Ferrari mi sarei aspettato una scena romantica, soffusa, tenera... magari un momento d'amore aperto alla vita, ad un figlio".

L'appello all'obiezione di coscienza - Poi l'appello all'obiezione di coscienza, sia dei giovani che degli stessi attori cinematografici. "Sarebbe bello - conclude infatti don Anselmi - che qualcuno di questi professionisti facesse obiezione di coscienza e si rifiutasse di girare scene erotiche volgari e distruttive. Caro Nanni e cara Isabella contiamo sulla vostra passione educativa!". (A.L.)»

da: notizie.tiscali.it
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Io non ho parole. Davvero. Giuro. Non trovo commenti adeguati. Voi sì?

(autore: Roby)

MUOVIAMOCI, SANTOCIÈLO!!!


Un mese fa (negli stessi giorni in cui io cercavo di stimolare un'azione in merito da parte di SUEZ), l'UDI pubblicava nel suo sito questo documento.

Sembra che parlino della 194, ma ancora una volta
uomini parlano tra loro usando il corpo femminile.

Come si fa a non sospettare che il periodico rigurgito “sulla 194” non sia in realtà il solito espediente per ricordare a tutte che la nostra è una libertà condizionata?
La verità è che le richieste di modifica della 194 prescindono dalle statistiche e dalla stessa realtà: l’aborto tra le italiane è in costante diminuzione, la natalità è aumentata, e sono costrette a ricorrere all’aborto soprattutto le donne straniere che non possono liberamente accedere alla contraccezione.
La verità è che abbiamo davanti un Parlamento che balbetta e nel quale la laicità annaspa. Fuori e dentro di esso, la Cei con toni insinuanti e ipocritamente protettivi nei confronti delle donne, interviene a reclamare modifiche, pur mostrandosi refrattaria, come sempre, alla contraccezione.
E’ vero, la legge 194 ha 30 anni e forse si potrebbe insieme - uomini e donne, cattolici e laici, italiane e immigrate - ragionare per renderla più funzionale e più adeguata alle avanzate possibilità che la scienza ci offre: tutte le possibilità.
Ma, in assenza di atti e di parole che garantiscano un reale confronto, si alimentano l’ostilità e il dubbio che quello che si vuole veramente è contrastare la piena libertà per le donne di decidere: nei rapporti con l’altro sesso, sul lavoro, in politica e soprattutto rispetto al loro corpo fertile.
Questo è il vero problema.
Non fonderemo niente di nuovo se non si mettono le basi per una responsabilità duale della vita. Dove duale non vuol dire che gli uomini decidono insieme alle donne della loro pancia, ma che uomini e donne fanno della loro differenza il possibile cardine per una convivenza civile.
Alla base di questa differenza c’è però una disparità: le donne hanno un corpo fertile, le donne possono concepire.
E possono - se vogliono, quando vogliono - far nascere, quindi dare la vita.
Quando una donna decide di non portare avanti una gravidanza, nei tempi e nei modi previsti dalla legge, assume una responsabilità di cui, in coscienza, è l’unica titolare.
Ogni essere umano è al mondo per volontà di una donna.
Parliamo di questo.
Non giriamo intorno al problema.
La libertà delle donne passa per l’autodeterminazione e il suo esercizio segna i confini tra una possibile democrazia e l’inciviltà.
L’autodeterminazione femminile nella legge 194 è l’unica acquisizione di questa democrazia che possiamo traghettare in una democrazia paritaria come atto politicamente condiviso tra uomini e donne.
Questi sono i termini della questione che noi riteniamo debbano essere discussi e lo faremo pubblicamente.
Ci renderemo ovunque visibili e riconoscibili e parleremo con uomini e donne di buona volontà che hanno a cuore un autentico dibattito politico.
Lo faremo con chiarezza e fermezza, affinché la possibilità di decidere delle donne sia piena e autentica.
Di decidere ovunque, nel mondo. Ovunque, del nostro corpo.


Roma, 4 gennaio 2008 - UDI - Unione Donne in Italia
Sede nazionale: via dell’Arco di Parma 15 - 00186, Roma - Tel 06 6865884 - 349 8444924

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Metto questo documento a disposizione di chi voglia seguire le azioni che nei prossimi giorni, mi àuguro, inizieranno a concretizzarsi. Intanto vi informo che l'UDI ha già annunciato una manifestazione per giovedì prossimo, a Napoli, in piazza Vanvitelli, alle ore 17. "La nostra mobilitazione - affermano le responsabili dell'asssociazione - partirà da Napoli e diventerà vigilanza e presidio permanente in ogni piazza d'Italia. Autodenunciamoci tutte per aver deciso nella nostra vita".

(autore: sissi)

Ho guardato meglio il calendario: San Crispino è oggi


NOTIZIA ANSA delle 18:36

NAPOLI: ABORTO IN OSPEDALE, BLITZ DELLA POLIZIA

Polizia in azione, ieri pomeriggio a Napoli, per indagare sulla regolarità di un aborto eseguito nella clinica ostetrica del policlinico dell'università Federico II: gli agenti - secondo quanto riferisce il quotidiano la Repubblica, nelle pagine dell'edizione napoletana - hanno acquisito la cartella clinica della paziente, una donna di 39 anni, ascoltando l'interessata, un'altra degente, più alcuni medici e infermieri.
Il responsabile del servizio Ivg dell'ospedale ha spiegato che l'aborto è stato eseguito nei termini di legge, nel secondo trimestre di gravidanza, su un feto che presentava gravi malformazioni.
Gli stessi medici - sempre secondo la Repubblica - hanno riferito che l'intervento della polizia sarebbe stato originato da una denuncia anonima, secondo la quale la paziente avrebbe eseguito un aborto fuori legge per disfarsi del neonato.

Sequestrato anche il feto

Oltre la cartella clinica della paziente, anche il feto - del peso di 460 grammi - è stato sequestrato dalla polizia, su disposizione del pm, nell'ambito dell'ispezione effettuata ieri nel nuovo policlinico di Napoli, subito dopo un aborto.
"Si è trattato di un aborto terapeutico. Una decisione difficile, sofferta". S. S., la donna di 39 anni ascoltata ieri dalla polizia subito dopo l'interruzione volontaria di gravidanza, ripete oggi quanto spiegato agli agenti, intervenuti nel reparto di ostetricia del policlinico per verificare la regolarità di quanto stava avvenendo, in seguito a una denuncia. "Capisco che gli agenti fossero lì per fare il proprio lavoro, ma in un momento tanto delicato e doloroso per una donna era necessario avere un po' più di riguardo per la mia paziente. Era appena uscita dalla sala parto per un aborto", dice il dottor Francesco Leone, responsabile del servizio Ivg. "Mi è stato chiesto se per abortire avevo pagato - aggiunge S. S. - ed ho spiegato che non era stato così. I risultati dell'amniocentesi, ritirata lo scorso 31 gennaio, avevano accertato che il feto soffriva della sindrome di Klineferter, un'anomalia cromosomica. Ero alla ventesima settimana, inizio della ventunesima". Una decisione sofferta, quella di S.S.: "Al centro Ivg ho ricevuto anche la consulenza psichiatrica" assicura la paziente.
La donna era stata ricoverata venerdì 8 febbraio. "Nonostante 5 candelette di prostaglandina venerdì non c'é stata alcuna espulsione del feto - spiega Leone -. Abbiamo ripreso la stimolazione lunedì mattina, ed alle 12 il feto era già morto. La paziente è scesa in sala parto verso le 18:00 e quando è risalita intorno alle 20:00 ha trovato gli agenti ad aspettarla".

Inchiesta interna nel Policlinico dopo l'intervento della Polizia.

Un'indagine conoscitiva interna è stata avviata dal direttore generale del Policlinico della Federico II, Giovanni Canfora, sull'aborto praticato nel reparto di ostetricia della clinica universitaria che ha provocato ieri sera l'intervento della polizia ed il sequestro della cartella clinica della paziente. Il primario del reparto e direttore del Dipartimento di Ostetricia, prof. Carmine Nappi, ha consegnato stamattina alla direzione una relazione sulle modalità di svolgimento dell'aborto. "Si è trattato di un aborto praticato nel secondo trimestre, alla ventunesima settimana di gravidanza, che è previsto dall' articolo 6 della legge 194/78, eseguito con un' iniezione di prostaglandine", ha detto il prof. Nappi. "Il feto presentava un'alterazione cromosomica. Se la gravidanza fosse stata portata a termine ci sarebbe stato il 40% di possibilità di un deficit mentale. La donna ha presentato un certificato psichiatrico della stessa struttura universitaria sul rischio di 'grave danno alla salute psichica', che ha autorizzato l'intervento". La donna che ha praticato l'aborto, una 39 enne, è stata dimessa questa mattina. "Ci tengo a precisare che sono un obiettore di coscienza - aggiunge il prof. Nappi - e che nel nostro reparto siamo rigorosi nel rispetto della normativa. Quanto alla 194, da studioso dico che andrebbe rivista perché è vecchia di 30 anni, sopratutto nella parte relativa alla definizione delle malformazioni fetali e della rianimazione del feto". La polizia è intervenuta al Policlinico poco prima delle 20 sulla base di una denuncia. Secondo fonti della struttura universitaria nella segnalazione ricevuta si parlerebbe di aborto fuori dal limite di tempo previsto dalla legge.
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Mette conto parlarne?

(autore: sissi)

Gli attacchi alla L. 194 meritano una risposta: cominciamo a prepararla

Letta la notizia che Ferrara vagheggia addirittura di inventarsi una lista elettorale con l'esplicito obiettivo di rendere maggiormente visibile la sua ineffabile moratoria, là per là mi sono rallegrata: mi son detta che i consensi che eventualmente avesse raccolto, sarebbero stati altrettanti voti in meno al listone Berluscon-finiano... ma è bastato un attimo, e mi son resa conto che, siccome Ferrara è furbo, e il Bandito di più, questo probabilmente è solo il primo atto di un Grand Guignol che ci riserverà ulteriori, raccaprccianti sviluppi. E alora ripubblico qui quanto ho scritto esattamente 40 giorni fa, e lo ripropongo perché probabilmente presto dovremo fare davvero qualcosa di concreto per arginare questa deriva reazionaria che, come un maremoto di merda, vuole ingoiarsi anche quelle poche e faticose conquiste di civiltà che gl'italiani si sono sudati.

EMERGENZA OSCURANTISMO - 2 gennaio 2008

Cari Suezzini, stavolta la mia solita voglia di scherzare m'è passata d'un botto: appena ho letto che la trappola predisposta dallo spregiudicatissimo Ferrara è scattata, che a (quasi) tutta l'opposizione non è parso vero di montare in groppa alla tigre, e che il tandem Ruini-Binetti ha iniziato il suo ignobile lavorio ai fianchi della Legge 194.

Che l'iniziativa si ponga davvero l'obiettivo di rivedere la legge o non sia, piuttosto, una battaglia strumentale per mettere altri bastoni tra le ruote al fragilissimo, faticoso e instabile equilibrio interno del PD e dell'Unione, fa poca diffrenza: la faccenda mi pare in ogni caso e sotto ogni profilo gravissima e pericolosissima.
Questo sì, mi pare un "tema dirimente" su cui dispiegare, e al più presto, tutte le nostre forze per lanciare un "ci sta a cuore" come non se ne sono ancora fatti!
Cerchiamo di coordinarci con tutti i siti "democratici e laici" di cui avete certamente gli indirizzi, cerchiamo di individuare su tutto il terriorio nazionale le eventuali iniziative "di base", cerchiamo di dare un scossone ai parlamentari che abbiamo votato, cerchiamo di far sentire alla Turco non solo che l'approviamo nella sua presa di posizione, ma che PRETENDIAMO che la mantenga, e che siamo con lei per darle la necessaria forza per farlo.
E' urgente, è importante, è indispensabile.

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E per chi desiderasse arricchire la sua cassetta degli attrezzi dialettici per rintuzzare lo straparlare di colleghi di lavoro, compagni di pendolarismo, verdurai attaccabottoni o condòmini in vena di sermoni moraleggianti, ecco qualche strumento per le discussioni alla macchinetta del caffè, alla fermata dell'autobus, al mercato o nell'androne del palazzo.

QUALCHE DATO PER CHI VOGLIA AVERE STRUMENTI DI DIBATTITO - 7 gennaio 2008

Nel clima di polemiche artatamente riaccese sulla L. 194 "da migliorare", spesso da alcuni estese alla legittimità stessa di erogare pratiche abortive sicure o alla liceità di obiezioni di coscienza di medici, farmacisti, infermieri e, forse, anche tassisti e conduttori di autobus e metropolitane (perché presto, una che vuole andare in ospedale ad abortire, potrebbe doverci andare a piedi, se si va avanti di questo passo...), ho pensato di far cosa utile raccogliendo un po' di informazioni che potrebbero tornar comode a chi, non avendo tempo di documentarsi alle fonti, volesse però avere argomenti per inserirsi consapevolmente nel dibattito in corso.

IVG - Acronimo usato per indicare l'interruzione volontaria di gravidanza.

RU486 - E' un farmaco il cui principio attivo è il mifepristone, uno steroide sintetico utilizzato per indurre l' aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza. Prodotto sotto forma di pillola, viene commercializzato in Francia con il nome
Mifégyne e negli Stati Uniti come Mifeprex. Durante le prime sperimentazioni fu usata la sigla RU-38486, poi abbreviata in RU-486, dall'azienda produttrice, la Roussel Uclaf: da qui il suo nome corrente. Rispetto ai metodi abortivi tradizionali ha il vantaggio di non richiedere l'ospedalizzazione, se non per il tempo necessario a somministrazione e controllo, né interventi chirurgici, per questo si ritiene che provochi minori traumi fisici e psicologici oltre che minori costi per il servizio sanitario. Può essere usato entro 64 giorni dal concepimento. Se la procedura è eseguita correttamente, il metodo è efficace nel 95% dei casi. Attualmente è in uso in tutti i paesi della Comunità Europea ad eccezione di Italia (se non in pochi casi di sperimentazioni ospedaliere, peraltro molto avversate), Irlanda e Portogallo. Non deve essere confuso con la «pillola del giorno dopo», che agisce prima dell'impianto dell'ovulo.

PILLOLA DEL GIORNO DOPO (detta anche contraccettivo d'emergenza) - Principio attivo di questo farmaco è un progestinico, il levonorgestrel, commercializzato e distribuito in Italia con il nome di NorLevo®. E' un farmaco che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto o in caso di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale, bloccando l'ovulazione o impedendo l'impianto dell'ovulo eventualmente fecondato, qualora il rapporto sessuale sia avvenuto nelle ore o nei giorni che precedono l'ovulazione, cioè nel periodo di massima probabilità di fecondazione. L'efficacia del farmaco è tanto maggiore quanto al più presto viene assunto dopo un rapporto sessuale a rischio. È dimostrato da uno studio dell'OMS che l'assunzione entro le prime 24 ore dal rapporto ha un'efficacia del 32%, che scende al 9% entro le prime 72 ore. Il metodo non è più efficace una volta iniziato l'impianto.

LA «QUESTIONE ETICA»
1.
La RU486 è un farmaco che viene somministrato nelle strutture ospedaliere, ed è utilizzato in:
- aborti clinici;
- interruzione clinica di gravidanza in caso di morte fetale in utero, per ridurre la dose di prostaglandine necessaria all'espulsione.
Appare pertanto contraddittorio perorare l'obiezione di coscienza dei farmacisti nei confronti di tale farmaco, che in nessun caso è acquistabile dal singolo cittadino.
2. La Chiesa cattolica ha mosso numerose obiezioni anche all'utilizzo della
«pillola del giorno dopo», sostenendo come esso abbia una funzione abortiva, "se non di fatto almeno nelle intenzioni" (sic! - Documento della Pontificia accademia per la Vita). Poiché però quel farmaco previene la gravidanza, il suo uso non può essere considerato una pratica abortiva in quanto, anzi, aiuta a prevenire la necessità dell’aborto. Risulta evidente che gli ambienti cattolici, spingendo perché la contraccezione d'emergenza venga considerata una forma di aborto, tendono a fare in modo che essa rientri nell'ambito della Legge n. 194, il che comporterebbe sottoporre a tutti i controlli previsti dalla legge le donne intenzionate ad assumerla. Il risultato pratico sarebbe perciò che il farmaco diverrebbe di fatto inutilizzabile, considerato che la legge prescrive, in caso di richiesta di IVG, un tempo di attesa di 7 giorni prima di poter procedere all'intervento.

Può essere utile ricordare, infine, che nel programma di governo dell'Unione veniva espressa l'intenzione di togliere l'obbligo della ricetta per la contraccezione d'emergenza, in modo da allinearsi alla maggioranza dei paesi europei.


===

E adesso, prepariamoci: domani stesso potrebbe essere il giorno di San Crispino!!!

(autore: sissi)

Moratorie e morammazzati... cominciamo dal vocabolario...

Accogliendo il suggerimento di lodes, ho condotto una prima ricerca sul lemma «moratoria»... per la serie "cominciamo ad attrezzarci", eccone i risultati:

A. moratòria s.f.
1 TS dir., provvedimento straordinario di sospensione della scadenza di obbligazioni, spec. pecuniarie;
2 CO sospensione a tempo indeterminato, sancita da organismi internazionali, di attività che siano oggetto di controversia politica: [i.e.] m. dell’esportazione di armi

B. moratòria [mora'tɔrja] s.f.
1 sf - {diritto} dilazione a pagare, concessa in speciali circostanze ai debitori insolventi
2 sf - sospensione

C. moratòria sf. [sec. XVI; dal latino tardo moratorĭus, moratorio]
Provvedimento straordinario che sospende temporaneamente le scadenze prefissate delle obbligazioni, in particolare di quelle pecuniarie; è dovuto a gravi eventi, che colpiscono la collettività nazionale o parte di essa.

D. Moratoria
Nell'ambito del diritto, con il termine moratoria si intende la sospensione della scadenza di una obbligazione concessa per legge quando sopraggiungono casi eccezionali.

===

A partire da qui, se avesse un senso addurre argomentazioni razionali per contestare un'operazione ignobilmente strumentale come quella imbastita da Ferrara (e non per niente cavalcata da quei campioni di malafede e di cinismo di Ruini, Berlusconi & Co.), si potrebbe demolire dialetticamente l'iniziativa fin dalla radice: cosa, chi, vogliono mettere in mora? le donne? la L. 194, che fornisce loro uno strumento articolato e ragionevole per far fronte a una necessità? lo Stato?

Le moratorie, in genere, hanno una durata, seppure non sempre determinata in anticipo: per quanto tempo pensano si debbano "mettere in mora" le donne, la Legge, lo Stato?

E nel frattempo che succede? si intende abolire la Legge? E allora si avanzi una proposta in tal senso, o si proponga un referendum: se se ne ha la forza, le leggi si àbrogano, e l'unico posto in cui lo si può fare, in democrazia, è il Parlamento... Ma una volta "messo in mora" l'«atto» dell'aborto, cosa si pensa accadrà? Le donne che si troveranno nelle condizioni di dover interrompere la gravidanza, per quanto "messe in mora", la interromperanno comunque, esattamente come facevano prima che ci fosse la legge; si vuole che ricomincino a morire di aborto clandestino?

Confesso che, di fronte alla madornalità di certi spropositi, la voglia di imbracciare il Kalašnikov mi si ringalluzzisce irresistibilmente... in difesa della Vita, naturalmente: della Vita Libera dalla Jattura di Dover Ascoltarli e Pazientemente e Democraticamente Contestarli con Argomentazioni Pacate e Stringenti...

(autore: sissi)

Libero Stato in libera Chiesa

(autore: sissi)

lunedì 11 febbraio 2008

Ru486: come stanno le cose in Italia, oggi



Riporto questo articolo sulla Ru486 e sulle immense difficoltà e sofferenze che le donne che vi ricorrono devono affrontare, in quanto mi è parso molto illuminante.

Siena, viaggio tra i "clandestini" della Ru486 (Sonia Renzini su l'Unità.it di oggi)

Arrivano da Padova, Verona, Palermo. Qualche volta sono sole, altre giungono insieme al partner, all’amica, alla mamma. Ognuna con il suo carico di sofferenza, la sua storia, il suo percorso a ostacoli. Perché l’aborto per una donna non è mai una passeggiata. Tanto meno quello farmacologico. Ne sanno qualcosa gli operatori del reparto di ginecologia delle Scotte di Siena, ormai un punto di riferimento nazionale per molte donne. Soprattutto per quelle che risiedono fuori Regione, stimate intorno al 95%: per lo più straniere, dell’Europa dell’Est nel 60% dei casi, nordafricane, cinesi e filippine per il 30%, italiane per il restante 10%. Qui, al secondo piano di una palazzina di un complesso ospedaliero che ha un bacino di utenza di 250mila abitanti, le donne che entrano vengono sottoposte a una lunga serie di esami, secondo la procedura prevista dal protocollo della Regione Toscana.

Una prassi consolidata che va avanti dal 2006, subito dopo la sperimentazione dell’ospedale di Pontedera che è stato capofila. «Si tratta di un protocollo molto restrittivo stilato rispettando al massimo lo spirito della 194», dice il ginecologo Cosimo Facchini, responsabile del servizio di tutela sociale per la maternità. «Tanto per cominciare la donna è tenuta a venire due volte in ospedale: la prima per accettare il protocollo, la seconda per la somministrazione della pillola Ru486. Inoltre, deve sottoporsi a continui controlli, insomma c’è un iter complesso da seguire che induce molte a rinunciare».

La selezione è già rigida dall’inizio, visto che l’aborto farmacologico può essere praticato solo in epoca precocissima, entro la settima settimana, quando molte non sanno neppure di essere incinte. Chi invece lo sa e decide per la pillola abortiva viene accuratamente visitata per verificare se rientra nei parametri stabiliti. Poi c’è il protocollo, una volta che la paziente ne ha presa visione e lo ha accettato, parte la richiesta del farmaco che è ad personam e arriva nell’arco di 2 o 3 giorni. A questo punto l’azienda si assume l’onere di sdoganarlo all’aereoporto, dopodiché la donna viene ricoverata e sottoposta di nuovo ad esami: sono previste dalle 5 alle 6 ecografie per ognuna oltre a colloqui con psicologi e assistenti sociali. Se tutto è nella norma si procede alla somministrazione, dopo un’ora o due molte lasciano l’ospedale, nel caso di non avvenuta espulsione del feto vengono richiamate e sottoposte ad assunzione di prostaglandina per indurre le contrazioni uterine. Questa fase può essere anche molto dolorosa e si risolve nell’arco di qualche ora. In ogni caso dopo 15 giorni le pazienti vengono richiamate per il controllo finale.

A Siena in poche rispettano l’obbligo di ricovero di tre giorni previsto dall’ex-ministro alla Salute Francesco Storace: almeno la metà delle donne firma per le dimissioni, ma è vincolata a rimanere in zona per prevenire eventuali emorragie o complicanze. In genere alloggiano negli alberghi vicini convenzionati con l’ospedale a prezzi ridotti per loro e per i familiari.

È una procedura lunga che scoraggia molte fin dall’inizio e finisce per persuadere gran parte delle altre che è meglio desistere. Risultato: su 40 richieste di interruzione farmacologica che arrivano ogni mese alle Scotte, solo 10 vengono soddisfatte. «La maggiore parte decide di portare avanti la gravidanza - racconta Cosimo Facchini - il punto di svolta generalmente è rappresentato dall’ecografia. Appena vedono il battito non ce la fanno più ad abortire, soprattutto le musulmane». Alle Scotte di storie così ce ne sono di continuo. Proprio l’altra mattina è stata la volta di una signora arrivata dalla Sicilia che ha scelto di continuare la gravidanza subito dopo avere effettuato l’ecografia. C’è anche il caso di una donna di Verona che ha deciso di partorire dopo essersi sottoposta senza risultato all’aborto farmacologico. Nel 2% dei casi la terapia può fallire, così per qualcuna viene letto come un segno del destino e funziona da deterrente. «A differenza dell’intervento chirurgico, dove basta il certificato del medico per fissare l’intervento anche telefonicamente, le donne sono molto più responsabilizzate - conclude Facchini - Con il metodo chirurgico la donna arriva in ospedale, le viene praticato il raschiamento in anestesia e poi rimandata a casa. Con la Ru486 la procedura è molto più lunga e coinvolge molto di più la donna nella sua scelta; non c’è dubbio che se il farmaco fosse liberalizzato ci sarebbe un calo significativo degli aborti [chirurgici, n.d.r.]».

(autore: Grazia)

11 Febbraio: BLOPS compie 1 mese...



...GRAZIE A TUTTI VOI!!!


(autore: sissi)

domenica 10 febbraio 2008

IL DISCORSO DI SPELLO

bisogna proprio che ve lo dica: a me è parso davvero
un gran bel discorso!





per vedere ed ascoltare il filmato, fai click sulla foto di Uòlter;
per leggere il testo integrale, clicca sul banner.

(autore: sissi)

Spett.le PD, c.a.: Ufficio Immagine e Comunicazione - Oggetto: richiesta chiarimenti



(autore: sissi)

UN FENOMENO CHE FAVORIRA' LO SPIRITO IMPRENDITORIALE


(autore: sissi)

sabato 9 febbraio 2008

INVERTI I VERSI - fase 3: dilaga la mania...



Veniva coi tacchi a spillo in corridoio
mi ascoltò, e mi precedette a mo' di luce
col capo chino come un reietto
che lascia sdraiata una donna negàndolesi.

Nelle budella perdeva uno strisciar di vermi
e lo spirito di chi sa solo opporre rifiuti;
nelle narici il coraggio del passato:
diversamente da un vecchietto, l'odiai poco a poco.

Di giorno mi saltava sulle ginocchia
vedevo le mie scorregge sotto di te
prima mi negava carezze fuori dal tavolo da pranzo
è scomparsa la mia puzza laggiù lontano da te.

Corpo sconosciuto, vattene dall'albergo popolare!
Chiunque si guarderebbe bene dall’attenderti,
per amore dello spazio aperto…

Corpo sconosciuto, all’esterno della mia camera
non c’è più il giornale intonso,
diversamente da come l’avevo preso io…

Non m'interessa affatto ignorare (baritono: tròvami)
com'è nato e quale bestia fugge da lui (baritono: rifletti su di me)
se scoppia di caldo durante il giorno
se s'è rapato a zero ed anche sì.

(autori: roby & sissi)

NOTIZIE DAL MONDO DELL'ARTE



(autore: sissi)

Ecco perché Berlusconi - ipotesi teleologica



Si racconta che quando Dio creò il mondo, affinché gli uomini prosperassero, decise di concedere loro due virtù.
E così:
- gli svizzeri li fece ordinati e rispettosi delle leggi;
- gli inglesi perseveranti e studiosi;
- i giapponesi lavoratori e pazienti;
- i francesi colti e raffinati;
- gli spagnoli allegri e accoglienti.
Quando arrivò agli italiani si rivolse all'angelo che prendeva nota e gli disse: 'Gli italiani saranno intelligenti, onesti e di Forza Italia'.
Quando terminò con la creazione, l'angelo gli disse: 'Signore hai dato a tutti i popoli due virtù ma agli italiani tre, questo farà sì che prevarranno su tutti gli altri'.
'Porca miseria! E' vero... Ma le virtù divine non si possono più togliere, quindi: ché gli italiani abbiano tre virtù! Però ogni persona non potrà averne più di due insieme'.
Fu così che:
- l'italiano che è di Forza Italia e onesto, non può essere intelligente;
- quello che è intelligente e di Forza Italia, non può essere onesto;
- e quello che è intelligente e onesto non può essere di Forza Italia.

N.B.
La freddura circolava nella Rete già 13 anni fa... tutto avrei voluto, meno che fosse necessario rispolverarla...

(autore: sissi)

INVERTI I VERSI - fase 2


Per i più torpidi o pigri, ecco qui le soluzioni...

1.

Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.


2.

Il Piave mormorava,
calmo e placido, al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava
per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera...
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava, e andare avanti!
S'udiva intanto dalle amate sponde,
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero,
il Piave mormorò:
«Non passa lo straniero!»


3.

Tu scendi dalle stelle,
o Re del Cielo,
e vieni in una grotta,
al freddo e al gelo.
O Bambino mio divino,
io ti vedo qui a tremar;
O Dio beato!
Ahi, quanto ti costò
l'averci amato!

E adesso, buon divertimento a chi vorrà impegnarsi nel rintracciare i varî parallelismi per apprezzare la folle lucidità e il maniacale rigore enigmistico dell'ineffabile Ale...

(autore: sissi)

venerdì 8 febbraio 2008

Ma perché Berlusconi?

Domenica 3 febbraio 2008 - Oggi ho fatto due passi, senza uno scopo preciso; sono passato davanti alla chiesa mentre la gente usciva dalla messa; poi sono stato al bar e c'erano un sacco di sfaccendati domenicali intenti a parlare di calcio, donne, tempo ed altre cose amene; poi sono andato al supermercato ed anche lì un sacco di gente; forse mi domanderete: chi cavolo te l'ha fatto fare di girare così come un bamba?

Non ci crederete ma cercavo, osservando la gente, di individuare chi tra loro avrebbe votato il Berlusca.

Perché può anche essere che la tv ed i giornali abbiano bollito il cervello delle gente ma è anche vero che ora la gente fa materialmente fatica a vivere e si vede: si notano più fequentemente cappotti lisi e fuori moda, scarpe vecchie nonostante i saldi, e al superemercato non avete notato come la gente riempie con più calma ed attenzione il carrello? non è più come una volta: 3 di questi, 4 di quelli, senza guardere prezzo o confezione ecc.

Allora mi domando come mai la gente vota Berlusconi?

Non mi accontento delle spiegazioni semplicistiche tipo tv-giornali-cervello all'ammasso, non posso accontentarmi desidero capire e vorrei farlo insieme a voi; perché credo che se non capiamo veramente questo, non capiamo, davvero, nemmeno cosa sta succedendo.

(autore: forrest gump)

Cosa non va della Legge 194 ?

Si sta facendo un gran parlare della Legge 194, paragonando la pratica abortiva controllata, in struttura sanitarie, all'infanticidio.

Non solo, ma dietro questa campagna reazionaria, ora pure l'assunzione della "pillola del giorno dopo" viene paragonata ad una pratica abortiva. Tanti medici si rifiutano di praticare le interruzioni di gravidanze e di ricettare la pillola. Addirittura , ci sono farmacisti che non la distribuiscono.

Questo stato di cose porta a ridurre notevolmente le strutture che offrono il servizio sanitario e la donna all'umiliazione ripetuta del rifiuto da aggiungere alla sofferenza per la decisione presa. Non basta: chi ricorre alla pillola del giorno dopo, dovrà richiederla incessantemente , bussando nei vari ambulatori, finchè non le verrà prescritta. A sentire il parere degli operatori che ci lavorano, pare che l'emergenza si verifichi in modo particolare nei fine settimana, creando disagio fra i pochi che la applicano e sofferenze inutili alle donne che vi ricorrono.

Ecco, che i numerosi obiettori, non permettono l'applicazione piena della Legge è un dato di fatto.
La campagna di strumentalizzazione politica al riguardo sta ulteriormente aggravando la situazione.

I numeri parlano chiaro: l'infanticidio è un fenomeno in aumento e l'ultimo neonato trovato morto in un cassonetto a Roma, è l'ennesima testimonianza. Se quella donna, avesse potuto prendere la pillola o avesse abortito nelle primissime settimane non sarebbe arrivata a tale crudeltà.
Ritengo, quindi, che ci vorrebbe maggior rigore nell'applicazione della Legge. Più forza e coraggio in Parlamento per difenderla e magari migliorarla.
Maggiore informazione e capillarità sull'argomento affinchè arrivi con facilità alle giovanissime e meno. Efficacia ed investimenti in modo tale che tutte le donne in necessità, comprese le straniere che non sanno nulla sulla nostra legislazione, tanto meno leggere e scrivere abbiano l'opportunità di poter ricorrere allo strumento. Garanzia del parto in anonimato e veri aiuti economici e psicologici alla donna che con tanto coraggio decide di partorire e magari tenersi il figlio che messo al mondo.

la formula vincente: AN + FI = Il Popolo della Libertà


e sennò, che libertà sarebbe?

(autore: sissi)

giovedì 7 febbraio 2008

Rossi, neri e rossoneri



Tifosa milanista sfegatata (ma da chi càppero avrà preso???), la mi' figliola annuncia solennemente: "Mamma, ho deciso: NON voterò Berlusconi...".
Commossa, sto per abbracciarla: ma poi lei finisce la frase, lasciata a mezzo: "...perchè, se vince le elezioni, dovrà tornare a occuparsi di politica e non avrà più tempo per il MILAN!!!"

(autore: Roby)

INVERTI I VERSI, ovvero: gioco demenziale del mio demen-geniale amico Alessandro...


In attesa di riuscire a scrivere qualcosa di serio, come il momento richiederebbe, vi propongo un piccolo divertissement.
Quelli che seguono sono tre testi "criptici" recentemente inviatimi da Ale, con questa laconica presentazione: "In tempi gravi per il Paese, 2 canti patriottici, ed uno riappacificatorio, non guastano". Confesso che, letti i testi, la mia prima considerazione è stata: "Lo sapevo che sarebbe finita così, prima o poi... eccolo là... povero Ale: si è definitivamente bevuto il cervello...". Probabilmente, vedendo che tardavo a rispondere, Alessandro ha ritenuto opportuno soccorrere le mie limitatissime cellule grigie fornendomi "un aiutino" tramite questa seconda e-mail (immagino a suo avviso quanto mai illuminante e chiarificatrice...): "leggi il contrario del significato verso per verso o, a volte, parola per parola: scoprirai a cosa alludessi".
Bon. Confidando nel fatto che sicuramente siete più svegli e perspicaci di me, non aggiungo altro, se non che Tom, un altro amico di BLOPS, ricevuti a sua volta i testi di Ale, non ha potuto fare a meno di commentare: "Ma con cosa fa colazione Alessandro?".
Vi prometto che in un prossimo post vi fornirò la soluzione del mistero.
Invito comunque chi vorrà invece cimentarsi nell'individuare le chiavi con cui sciogliere il garbuglio, a postare fin d'ora, tra i commenti, la soluzione cui ha pensato.
E adesso: buon lambiccamento di cervello!



Sorelle neozelandesi,
la nuova Zelanda è andata a dormire:
con le pantofole di Sir Edmund Hillary
si è calzata i piedi.
E’ noto dove risieda la sconfitta:
strappate dalle sue mani quel cranio pelato,
poiché, padrona di Wellington,
Satana la distrusse.
Allargatevi sparpagliandovi:
siamo impreparati alla vita...

"Siamo impreparati alla vita"
la Nuova Zelanda rispose.


Il Danubio urlava, agitato e furioso alla stasi
degli ultimi pacifisti, in una data imprecisa.
La Marina era ancorata,
per tenersi lontana dalle acque territoriali nemiche
favorendo l’ingresso degli amici.
Schiamazzarono, quel giorno, i marinai,
urlando:
"E' inutile tornare indietro!".
Si vedeva, in mezzo all’odiato fiume,
chiassosa e pesante la tristezza della sua piatta superficie.
Chi se l’aspettava, ‘sta jattura!
Urlò il Danubio:
"Venite, paisà!"


Io salgo sulla luna, suddito della terra!
E vado in un 5 stelle caldo bollente.
Oh, decrepita e diabolica vecchiaccia:
tu non vedi quanto, lontano, io sudi.
Dannato demonio!
non spendesti una lira per odiarci.

(autori: sissi & Ale)

cu-cu!!!


eccomi di nuovo qui...
grazie per aver voluto continuare ad animare questo spazietto comune; grazie per aver tenuto in ordine; grazie per essere VOI!!!

(autore: sissi)

martedì 5 febbraio 2008

Cronaca locale: Tramvia = mea culpa












Per la serie: A volte ritornano....
A sinistra in alto: Firenze, il tram a cavalli (fine '800). A sinistra in basso: i lavori in piazza del Duomo per i binari del tram (1939) poi eliminati (anni '60). A destra: simulazione della nuova tramvia (2010?) [clicca per ingrandire]


Leggo nel sito ufficiale della costruenda tramvia fiorentina (www.tramvia.fi.it/index.php) alla voce Notizie, il testo di questo intervento del sindaco Leonardo Domenici a Roma, il 17 gennaio scorso:

"In un momento particolarmente difficile per il nostro paese; in un anno iniziato con l'emergenza rifiuti, con la vicenda del Pontefice all'Università La Sapienza, ed ieri con le dimissioni del ministro Mastella; in un paese che per certi aspetti sembra 'paralizzato', ebbene ci sono realtà e situazioni in cui, nonostante tutto, si va avanti. Questo può accadere in molti ambiti, accade in molte delle nostre città, accade a Firenze: dove da alcuni anni va avanti un processo di trasformazione paragonabile solo a quello realizzato per Firenze capitale, nel 1865. Ed essendo Firenze patrimonio del mondo, vogliamo che questa innovazione sia conosciuta anche fuori dalla Toscana e dall'Italia (…) Naturalmente ci aspettavamo delle proteste, ma speravamo che non si pensasse ad un referendum consultivo a lavori iniziati, su delibere che risalgono al 2000. E questo desta qualche perplessità. E' dal 1993 che si parla della tramvia a Firenze e la sua realizzazione è nei programmi di governo degli ultimi tre mandati amministrativi: non si può certo dire che si tratta di qualcosa che i fiorentini non conoscevano".

Va bene: allora faccio ammenda, mea culpa, miserere nobis ecc. ecc. Perchè se davvero il coso raffigurato nell'immagine allegata sfiorerà il Battistero, la colpa sarà anche mia, che -come cittadina di Firenze in grado di intendere e di volere- non mi sono informata, non sono stata attenta, non ho capito, non ho cercato alternative valide: in una parola, non ho partecipato. Il referendum si terrà il 17 febbraio: ma tanto, a che serve? E' solo consultivo! Intanto, la periferia sud-ovest della città (dove abito io) è già sconvolta dal tracciato della linea 1, che la fa assomigliare più ai tormentati sobborghi di Bagdad dopo un bombardamento aereo che a quelli pacifici e tranquilli (???) del capoluogo toscano. D'accordo, forse io non sono abbastanza lungimirante, e forse domani -o domani l'altro- a progetto concluso, mia figlia ed i figli di lei ne vedranno gli innegabili benefici. Ma sulla bontà della trasformazione realizzata nel 1865 o suppergiù, così dottamente citata dal sindaco come termine di paragone, lasciatemi esprimere i miei bravi dubbi: perchè il buon architetto Poggi, per far posto più alla svelta ai nuovi palazzi del potere, non si peritò più di tanto, radendo al suolo in meno di un amen circa metà del centro storico!!! E l'attuale giunta comunale, giustamente, ha oggi deciso di occuparsi di quella che resta...

(autore: Roby)

domenica 3 febbraio 2008

POST INTELLIGENTE



Riporto qui quel che ho appena scritto a Manuela nel suo blog, a commento di un suo intelligente post sulle ingerenze delle alte sfere del Cattolicesimo Apostolico Romano. Lo faccio essenzialmente per vanità, in quanto mi pare l'espressione di uno dei miei rari momenti di lucida e approfondita riflessione sui temi del giorno... Lol

carissima Manu, non ti paia frivolo che, come prima osservazione, da quella bloggara incallita che sono diventata, ti faccia i complimenti per la "pesca" dell'indovinatissima immagine di Zorro-Zapatero... pesca davvero azzeccata ed invidiabile...
In secundis, non ti lesino appiattimenti da sottiletta sulle opinioni che esprimi; c'è solo una considerazione, che ti invito a tenere in conto... è vero che la Spagna ERA un paese cattolicissimo, e forse lo è ancora, almeno in gran parte; ma ha anche fatto, negli ultimi venti-trent'anni, dei percorsi che noi in Italia manco ce li sogniamo; hanno saputo modernizzare ed innovare, utilizzando MOOOOLTO meglio di noi i fondi strutturali della UE; hanno investito in formazione e scuola, in ricerca e sviluppo, in politiche di inclusione, in lotta alla disoccupazione; hanno avviato l'ottimizzazione dei servizî della P.A.; hanno dato impulso all'implementazione delle nuove tecnologie applicate; hanno provveduto a fornire sostegno intelligente alle imprese, hanno valorizzato la solidarietà sociale...
E la popolazione probabilmente è cresciuta anche culturalmente, grazie a tutto questo; con la conseguenza che alle pappole ecclesiastiche, per quanto enunciate con voce stentorea e altisonante, non viene più prestato l'ascolto ossequioso e timoroso che veniva loro tributato ai tempi del franchismo.
Mentre a loro succedeva tutto questo, a noi invece cosa è successo? Ci sono stati il C.A.F. e Berlusconi; le truffe al Fondo Sociale Europeo e gli intrallazzi delle Regioni; la corruttela dilagante; i clientelismi e le cooptazioni più vergognose e più diffuse; lo smantellamento delle strutture di base dei partiti di massa; le riforme scolastiche targate Moratti; il taglio dei fondi alla Sanità (ai consultorî innanzitutto!) e all'innovazione della P.A.; l'oblio per la valorizzazione delle professionalità a tutti i livelli e in tutte le istituzioni pubbliche... e, come sai, si potrebbe continuare per lo spazio di altri 10 post... E, accanto e DENTRO a questo desolante quadro, la PRESENZA, molto concreta - fisica e ideologica insieme - dello Stato della Città del Vaticano. Con la quale, volente o nolente, chiunque ci governi
ha dda fa' i conti.
Cito Scalfari anch'io, e ricordo che rispetto alle indicazioni di voto, in Italia le gerarchie ecclesiastiche ANCORA non sono arrivate a pronunciarsi tanto esplicitamente come per la Spagna; e questo - dice il grande Eugenio - perché qui la classe politica ha sempre saputo bene - come ancora sa - di dover essere più incline alla negoziazione che al muro contro muro; ma chiediamoci anche (e io me lo chiedo con ENORME preoccupazione) cosa potrebbe accadere se un novello Scarparo italiano dovesse decidere di rispondere pan per focaccia alle ingerenze di Curia e Clero. Che séguito avrebbe, tra la "ggente"? che percentuale di consensi raccoglierebbe? E quanto séguito regalerebbe ai Ferrara cui non parrebbe vero di cavalcare l'indignazione del popolo dei Family days?

Come sempre, il problema è innanzitutto CULTURALE. E 30 anni di TV commerciale, di Colpi Grossi, di tette e culi, di veline, di tronisti, di Mariedefilippi e Maurizicostanzi, di epurazioni dalle strutture RAI di quei pochi intellettuali che vi erano rimasti, hanno finito per attuare il programma della P2 meglio di qualsiasi colpo di stato alla De Lorenzo.


Con la conseguenza che la metà degli italiani è pronta a rivotare Berlusconi.


(autore: sissi)

BLOPS - comunicazione di servizio 3



A causa di motivi familiari, probabilmente sarò off line per qualche giorno. Voi però continuate a venire qui e a scrivere "i'cché vi pare" (come direbbe Roby...): appena torno, leggo tutto e vi rispondo!
a presto
sissi

A domanda rispondo



Alcuni dei frequentatori di questo blog mi hanno espresso via e-mail le loro perplessità rispetto al "taglio" che sta assumendo il sito.

In particolare, mi chiedono il motivo per cui io lo stia sempre più marcatamente trasformando in un "espositore" di satira casareccia, abbandonando la linea che lo voleva "luogo di discussione e confronto", come in origine era stato (almeno nelle intenzioni) il blog iniziale di SUEZ; tanto più se è vero, com'è vero, che BLOPS, al suo primo comparire, rispondeva proprio all'esigenza di dare un seguito a quello, stante l'improvviso black-out monocraticamente deciso dal gestore di allora.

Ora, io non so davvero cosa rispondere, se non che, evidentemente, queste - e non altre - sono le mie corde; che questo - e non altro - è quello che so fare; e che questo - e non altro - è inevitabilmente, il risultato dell'interagire tra me e "i miei 25 lettori".

Immagino che se qualcuno volesse usare questo blog in modo diverso da come sto facendo io, non avrebbe che da mandare interventi più impegnativi e ponderosi, inserire commenti con argomentazioni dotte e meditate, postare contributi analitici, immaginifici e profondi...

In attesa di tutto ciò, contentatevi di quel che SISSI è in grado di produrre; e siate clementi...

(autore: sissi)

di MaPPa ce n'è una sola...



(autore: sissi)

DESOLAZIONE



(autore: sissi)

sabato 2 febbraio 2008

Ah, se papà Maurizio fosse stato più previdente...



(autore: sissi)

UNO SGUARDO SUL FUTURO


(autore: sissi)

venerdì 1 febbraio 2008

DAL VOSTRO INVIATO



Un buon cronista, si sa, si sobbarca alle peggio cose: si "embedda" appresso agli eserciti per fare i suoi resoconti dai teatri di guerra, contempla cadaveri alla morgue, si porta sulle scene dei delitti più efferati, si arrampica su montagne di rifiuti e si cala nei cunicoli delle miniere, intervista politici e soubrettes, lestofanti e pregiudicati... il tutto dissimulando la tremarella, dominando la nausea montante e trattenendo le smorfie di disgusto...
E così anche io, da brava reporter, faccio quotidianamente il mio bravo giro per i siti che ho memorizzato nella cartella meno amata dei miei "preferiti": quella denominata "destra", e collocata nella directory "partiti politici".
Oggi ho pescato per voi questa memorabile frase, estratta - con grande forza d'animo, va detto! -
in seguito ad una rischiosissima immersione in apnea nel sito di Forza Italia:

«Ma che cavolo c'entra che ora Marini deve sentire Montezemolo, Confcommercio, Sindacati, Coop, ecc. ecc. Ma siamo impazziti? E il popolo lo vogliamo sentire, si o no?»
firmato: Roxy, Spazio Azzurro (¹), 31 gennaio 2008

Che ve lo dico a ffa'? Ho preso un rotolo di scottex e con santa pazienza ho cercato di asciugare il lago di latte che mi aveva imbrattato le ginocchia; poi con lo scopettone ingegnosamente infilato nel culo, ho faticosamente raccolto le braccia che mi erano piombate a terra e, dopo essermele laboriosamente riattaccate, mi sono trascinata qui per raccontarvi l'avventura...

________

(¹) pagine dedicate alla pubblicazione degli SMS dei FI-fans

(autore: sissi)

E' TEMPO DI RE-VISIONI




(autore: sissi)

CONSULTAZIONI



(autore: sissi)

SONDAGGI


(autore: sissi)